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giovedì 30 aprile 2020

Le parole dell'astronomia: Galassie peculiari

Circa il 90% delle galassie dell'Universo appartiene a due grandi famiglie: le ellittiche, dalla forma sferoidale e in generale priva di strutture, e le spirali, le meravigliose girandole cosmiche che sicuramente abbiamo visto in moltissime foto su internet. A seconda di come le guardiamo, le galassie a spirale possono mostrare la tipica struttura, se viste "di faccia", o apparire come degli oggetti molto allungati con un rigonfiamento centrale, di solito tagliati da una banda oscura, se viste "di taglio". Sebbene l'aspetto sembri differente, anche questi "dischi volanti cosmici" appartengono sempre alla categoria delle spirali.
La galassia di Hoag fotografata dal telescopio spaziale Hubble

Ci sono circa il 5-10% delle galassie, tuttavia, che non mostrano una forma definita. Per questo motivo, e con moltissima fantasia, sono state chiamate irregolari. 
Una classe quasi complementare alle irregolari è contraddistinta dalle galassie peculiari. Molto spesso si utilizza alternativamente il termine galassia peculiare per indicare una galassia irregolare ma le due definizioni non sono proprio identiche. Le galassie peculiari sono oggetti che possiedono qualche peculiarità, qualcosa di differente rispetto alle altre che non riguarda solo la forma ma anche la composizione chimica, la distribuzione delle stelle, la presenza di gas o getti che escono dal nucleo o di grandi quantità di polveri deformate dalla forza di gravità. Molto spesso le galassie peculiari sono oggetti disturbati gravitazionalmente da altre galassie. L'interazione può essere in corso oppure essere avvenuta in tempi recenti (centinaia di milioni di anni fa). Una famosissima coppia di galassie peculiari sono le galassie con le Antenne. Le galassie peculiari, quindi, rappresentano una classe di oggetti colti in uno dei rari momenti in cui non si trovano in equilibrio. Disturbati da collisioni o interazioni in corso, la loro struttura sta mutando in conseguenza dello sconvolgimento gravitazionale che hanno subito.
 Un altro meraviglioso esempio di galassia peculiare è la galassia di Hoag, un oggetto raro formato da un nucleo giallastro e un immenso anello dal diametro di decine di migliaia di anni luce, popolato da giovani stelle azzurre. 

Le galassie peculiari in ogni caso sono oggetti di transizione. Anche se non è sufficiente tutta la storia dell'uomo per vederle cambiare, nel corso di centinaia di milioni di anni la loro forma subirà grandi sconvolgimenti. Prima o poi l'evento che le rende tanto peculiari terminerà e tutte troveranno il loro equilibrio. 

mercoledì 22 aprile 2020

Un nuovo libro di astronomia e una nuova edizione

Causa quarantena forzata ho approfittato per ritornare a scrivere (tanto che ho riattivato persino questo blog).
Per tutti coloro che si annoiano tra le mura della propria casa e vogliono viaggiare (con la mente) fino a posti leggendari, è da poco uscito il mio nuovo libro: "Atacama: il paradiso dell'astronomia". Come lascia intuire il titolo, si tratta della descrizione del luogo più incredibile che abbia avuto la fortuna di visitare, al punto che da due anni e mezzo l'ho scelto come mia nuova casa.

Il deserto di Atacama, in Cile, è il più antico e il più secco del mondo ed è il luogo dove si può osservare, in totale sicurezza, il cielo notturno più incredibile del mondo. Non è un caso se quasi tutti i più grandi telescopi astronomici del mondo si trovino in questa sperduta lingua di terra che unisce cieli incredibili a panorami sbalorditivi. Unica avvertenza: il libro potrebbe causare dipendenza perché una volta conosciuti quei luoghi è impossibile dimenticarsene e si prova l'irrefrenabile voglia di visitarli.
Il libro è disponibile in formato digitale Kindle, leggibile da tutti i dispositivi che hanno l'applicazione gratuita di lettura Kindle (scaricabile dai vari store) ma consiglio vivamente la versione cartacea a grande formato (A4) e con più di 100 fotografie a colori e in alta risoluzione.


L'altra novità riguarda il mio libro "Primo incontro con il cielo stellato" che è arrivato alla quarta edizione. E' stato rinnovato nel formato, ora maggiorato e con le mappe più facili da consultare, e nelle informazioni, soprattutto per quanto riguarda la strumentazione astronomica.
Ciliegina sulla torta: questa quarta edizione è anche più economica della terza. Per il momento è solo in formato cartaceo; se preferite il formato digitale, la terza edizione resta ancora disponibile per il download.

lunedì 4 giugno 2018

Perdersi nell'Universo

Ogni spicchio di cielo racconta una storia. Anzi, ogni spicchio di cielo può raccontare tantissime storie. Sono storie di astronomia, di fisica, di astrofisica, ma possono essere anche storie legate alla nostra specie, o racconti personali, talmente segreti che solo le stelle possono meritarsi il diritto di ascoltarli.
Ne avrei tante di storie da raccontare in merito all'Universo, per ogni singola porzione che possiamo osservare con i nostri occhi, o con i nostri strumenti In pratica questo è ciò che fa un divulgatore.
Ma il bello dell'Universo è che non richiede una guida per essere ammirato, per essere desiderato, per essere interpretato. A volte è bello semplicemente perdersi, trasportando con noi le nostre personali storie, invece di ascoltare quelle di chi ci sta parlando.
Per questo motivo lascio a voi la scena. Io vi propongo solo una foto che mi ritrae sotto il cielo di Atacama. Immaginatevi al mio posto e regalatevi la vostra personalissima storia, ispirati dalla straordinaria bellezza dell'Universo.



domenica 27 maggio 2018

Come si vede la Via Lattea da Atacama?

L'occhio umano è uno strumento formidabile ma ha molti limiti, soprattutto di notte. Non può vedere i colori e ha una sensibilità relativamente scarsa. Accade, quindi, che una fotografia astronomica, anche di pochi secondi di esposizione, mostri molti più dettagli di quelli che potremmo vedere direttamente. Naturalmente questo è il vero aspetto dell'Universo, di certo non quello limitato e profondamente alterato che possiamo osservare.
Purtroppo, però, non possiamo potenziare il nostro apparato visivo e spesso si sente l'esigenza di capire come si vedano effettivamente le stelle sotto un cielo scuro, magari quello del deserto di Atacama.

Con questa idea ho girato un video in tempo reale con la mia fotocamera Sony A7s del cielo notturno del deserto di Atacama. Ho utilizzato un obiettivo fisheye da 12mm di focale che riproduce piuttosto fedelmente il campo inquadrato dalla nostra vista.
Quindi, in conclusione, alla domanda: come si vede la Via Lattea a occhio nudo dal cielo incontaminato del deserto di Atacama?
La risposta è: così!


mercoledì 31 gennaio 2018

Un'offerta speciale per i miei follower!

Perché non regalare un po’ di astronomia?
Nell’ultimo anno sono cambiate molte cose nella mia vita e sempre più persone hanno deciso di seguire le mie avventure, i miei post e le mie pubblicazioni. 
Per questo motivo voglio ringraziarvi con un’offerta speciale, anzi, due. 

Per una settimana, da oggi 31 gennaio fino a mercoledì 7 febbraio compreso, potrete acquistare da me i miei libri di astronomia pratica e teorica in formato digitale PDF, con immagini ad alta risoluzione. Le offerte che propongo sono due:

  1. 1)   Il pacchetto completo da 35 libri al quale aggiungo in regalo, per chi risiede in Italia e lo desidera, due stampe 20X30 cm delle mie foto astronomiche (e non solo) che potete scegliere da questa mia raccolta: https://astroatacama.visualsociety.com  . Non dovete acquistare le fotografie ma solo sceglierle e comunicarmele. Le stampe vi saranno spedite con corriere espresso. Il pacchetto completo viene solo 60 euro, meno di 2 euro a ebook e vi garantirete una libreria completa di astronomia per i prossimi anni ;) . In alternativa:
  2. 5 libri digitali in PDF a vostra scelta a soli 15 euro. La lista dei titoli da scegliere è disponibile qui: https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Daniele+gasparri . In questo modo chi ha già qualche mia pubblicazione non è costretto ad acquistare il pacchetto completo.


Cosa dovete fare? 
Semplice: scegliete l’offerta che più vi piace e comunicatemi le preferenze via email, al seguente indirizzo: danielePUNTOgasparriCHIOCCIOLAgmailPUNTOcom, sostituendo la parola PUNTO con il . e CHIOCCIOLA con @. 
Se scegliete l’offerta numero 1) dovrete comunicarmi quali fotografie vi piacerebbe ricevere stampate su carta fotografica e l’indirizzo al quale fare la spedizione (la consegna dei PDF sarà invece fatta via email una volta ricevuto il pagamento).
Se scegliete l’offerta numero 2 dovrete comunicarmi i libri che vi piacerebbe avere.
Il pagamento può essere fatto via PayPal o bonifico bancario, a vostra scelta.

La straordinaria bellezza dell’Universo non è mai stata così vicina!

venerdì 27 gennaio 2017

Infiniti universi o un'enorme simulazione cosmica?

Questo post è estratto dal mio ultimo libro: La straordinaria bellezza dell'Universo.

Perché questo Universo si è dotato di una struttura e di leggi fisiche tanto perfette da renderlo un luogo stabile al punto da riuscire a creare, dopo miliardi di anni di evoluzione, persino esseri senzienti, un capolavoro di complessità difficile da immaginare? Se è davvero frutto del caso, perché tra le possibili, infinite combinazioni con cui l’Universo poteva evolvere è stata scelta proprio l’unica che permettesse la vita? Basterebbe variare di pochissimo, anche di una parte su miliardi di miliardi di miliardi, qualche grandezza fisica, il tasso di espansione, la percentuale di materia oscura o di energia oscura, per scatenare dei cambiamenti mastodontici che con tutta probabilità non ci avrebbero visti nascere. In questa situazione stiamo portando di fatto all’estremo il cosiddetto effetto farfalla, che nella versione che più ci interessa è stato ben espresso dal genio matematico Alan Turing: “Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.” Ecco, se l’elettrone avesse avuto una massa di un miliardesimo di volte diversa da quella attuale, tutto l’Universo sarebbe stato differente.

Com’è possibile vivere in un luogo che sembra quindi essere perfetto per la nascita e l’evoluzione di creature senzienti? La prima risposta, logica, è semplice: se qualcosa fosse stato diverso noi non ci saremmo stati a porci queste domande. In effetti l’intuizione è giusta e se la sviluppiamo meglio, magari con la consapevolezza dell'Universo e delle leggi che lo regolano che abbiamo acquisito nel corso dei secoli, possiamo arrivare a teorizzare un mondo che non richieda necessariamente la semplicistica spiegazione di un intervento divino cosciente chiamato Dio, almeno non nell’accezione antropocentrica a cui siamo stati abituati da gran parte delle religioni, perché di quel Dio, decantato da tutte le religioni monoteiste, non c'è traccia. Non solo, non c'è traccia alcuna del modo in cui gli esseri umani hanno immaginato il modo di agire del Dio che si sono inventati.

Certo, la cosa più semplice è ammettere l’esistenza di un Dio dalle sembianze umane che ha creato un unico Universo secondo questa perfetta ricetta, proprio per ospitare noi esseri senzienti, fatti a sua immagine e somiglianza. Ma ormai che conosciamo la vastità e la complessità del Cosmo, sappiamo quanto sia limitata una risposta del genere; limitata nella logica, nello spazio e nel tempo. Può non piacerci questa affermazione, come da piccoli non ci è piaciuto scoprire che Babob Natale non esisteva, però questa è la realta. È quindi davvero sensato immaginare l’intervento di una mente superiore che ha dovuto inventarsi tutto questo caos per creare esseri senzienti? Sarebbe bastato molto meno se dietro ci fosse stata la mano cosciente di un creatore.

Una delle più interessanti deduzioni logiche di un Universo che tra le infinite combinazioni possibili ha scelto quella che ci vede coscienti di poterlo ammirare è che in realtà di Universi ve ne siano tanti, tantissimi, forse infiniti. In pratica, se la combinazione vincente per noi ha una probabilità quasi nulla di realizzarsi, basta giocarsele tutte e prima o poi qualcuno vincerà. Non diventa più una questione di una sfacciata sfortuna (o fortuna) tipica delle umane interpretazioni, ma qualcosa di inevitabile e ben più plausibile con quello che conosciamo sul funzionamento del Cosmo.

Sotto questo punto di vista la teoria dei multiversi appare molto logica e persino plausibile. Alla fine, tutto sembra rientrare nella solita affermazione: se qualcosa sembra funzionare, questa potrà ripetersi infinite volte. Anche la nascita del nostro Universo, a prescindere dalle regole particolari che si è dato, potrebbe essere solo un evento che si è ripetuto, si ripete e si ripeterà infinite volte. Forse stiamo parlando di un unico Universo che a un certo punto inverte l’espansione e torna quel punto indefinito, pronto per un nuovo Big Bang, oppure dell’esistenza contemporanea di infinite bolle, ognuna diversa dalle altre. Questi infiniti universi posseggono proprietà differenti, leggi della fisica diverse, variabili con altri valori, fino a provare di fatto tutte le combinazioni possibili. È allora normale, anzi, inevitabile, che tra uno di questi infiniti universi esistano specie senzienti in grado di ammirare tutto questo capolavoro.
Ma se gli Universi paralleli sono davvero infiniti, esistono anche infinite specie senzienti, infinite versioni di noi che potrebbero differire di pochissimo. Potrebbe esistere un Universo in cui i nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale, uno in cui l’umanità si è annientata con una guerra nucleare, uno in cui i dinosauri non si sono mai estinti. Il concetto di infinito è molto potente, perché rende tutto… infinito, quindi infinite sono le possibili combinazioni e nulla diventa impossibile!

C’è un’ipotesi alternativa a questa infinita sequenza di Universi leggermente diversi l’uno dall’altro, che asseconda l’idea di un creatore senza renderlo umanamente irrazionale e si basa su una possibile proiezione di un nostro lontano futuro. Il nostro Universo, dominato da rigide regole matematiche, privo di contraddizioni, senza eccezioni, che non sbaglia mai un calcolo. Questo Universo che alle scale piccolissime diventa indistinto, al punto che non possiamo più identificare l’esatta posizione delle particelle, come se ci fosse una scala al di sotto della quale non possiamo più scendere (vedi meccanica quantistica), ma che non è in grado di provare sentimenti, sensazioni, emozioni… assomiglia al comportamento che ci aspetteremmo da un computer.

L’idea, folle ma di certo più razionale di un divino creatore con il dito magico, è che il nostro Universo sia il risultato di una mastodontica simulazione di un computer potentissimo. Noi non saremmo allora reali ma una parte di codice che ha preso coscienza di sé stesso. Che sia un’idea molto forte e particolare non c’è dubbio, però allo stesso tempo potrebbe essere più sensata di quanto immaginiamo ora.
Pensiamoci bene. Noi esseri umani in meno di un secolo siamo stati in grado di sviluppare computer tanto potenti da poter simulare l’evoluzione dell’Universo a grande scala. Le più potenti simulazioni hanno riprodotto la nascita e lo sviluppo di milioni di galassie a partire da quel primordiale brodo identificato come radiazione cosmica di fondo. Dall’osservazione di quel dettaglio e dall’applicazione delle leggi della fisica, con un po’ di materia ordinaria e tanta materia oscura, siamo riusciti a ricreare un Universo in miniatura che ha generato ammassi di galassie, galassie, stelle. Un Universo che evolve attraverso gli scontri galattici, che modifica le proprie componenti, che vive. La nostra capacità di calcolo ancora non è sufficiente per simulare tutto l’Universo con una risoluzione microscopica in grado di spiegare anche il comportamento dell’infinitamente piccolo, eppure potrebbe essere possibile un giorno. Il dubbio si è insinuato, vero?

Con il progredire della scienza e della tecnologia è solo questione di tempo prima che la potenza di calcolo dei nostri supercomputer sia in grado di simulare un numero maggiore di galassie, con una risoluzione che dapprima vedrà le stelle, poi i pianeti e infine, chissà, si spingerà sempre più nel dettaglio. Sotto questo punto di vista, il bizzarro comportamento della meccanica quantistica, che invito ad approfondire in altri lidi, sembrerebbe allora un espediente informatico per mettere un limite alla risoluzione di questa immane simulazione cosmica, come se fossero i pixel di un sensore digitale che non potranno mai mostrare dettagli più piccoli di una certa scala.
Non sappiamo se una specie aliena abbia creato la simulazione di questo Universo; se questa sia a immagine e somiglianza di quello esistente davvero, o solo uno dei tanti modelli matematici che funzionano. Non sappiamo se siamo l’esperimento informatico di un ragazzino con cui vincerà il concorso di scienze a scuola o la più grande simulazione mai tentata nella storia delle simulazioni. Non sappiamo se siamo la simulazione di un mondo a sua volta simulato da un'altra specie e se creeremo a nostra volta una nuova simulazione, un giorno, in cui compariranno pezzi di codice autocoscienti, in grado di creare a loro volta altre simulazioni. Non sappiamo nulla ma forse un giorno capiremo, quando anche noi riusciremo a creare un universo, com’è possibile sentirsi vivi pur restando in un ambiente che per altri è virtuale, in uno spazio matematico e in un tempo che scorre secondo le regole imposte dai programmatori.

A questo punto delle nostre conoscenze, anche un’ipotesi del genere può sembrare accettabile, sebbene, come l’altra degli infiniti universi, sia ancora lungi dall’essere provata o smentita. Probabilmente è frutto della nostra voglia di trovare uno scopo in tutto quello che siamo e che vediamo; uno scopo che anche se diluito come un rimedio omeopatico, arrivati a questo punto della conoscenza facciamo ancora fatica ad abbandonare fino in fondo. L’unica cosa di cui abbiamo la certezza, giunti alle ultime parole del nostro viaggio, è la grandiosa  potenza della nostra mente, capace di viaggi interminabili attraverso la straordinaria bellezza del Cosmo. Guardare l’Universo per capire chi siamo. È sempre stato così, sin dalla notte dei tempi.


sabato 26 novembre 2016

In arrivo un nuovo libro sull'Universo. Prenotazione copia digitale

Se per Natale pensavate di regalare (o regalarvi) un libro, aspettate qualche giorno. Sto per ultimare un nuovo lavoro che stavo progettando da almeno vent'anni. Conterrà quasi 100 mie fotografie del cielo e tutta la consapevolezza che ho maturato in cinque lustri di astronomia. Faremo quindi un viaggio con gli occhi e con la mente in ogni angolo di Universo, scoprendo la sua straordinaria bellezza. Sarà disponibile i primi giorni di Dicembre, sia in ebook che in formato cartaceo, a colori e di grandi dimensioni (A4). Qui di seguito la presentazione.

E' ora possibile prenotare la versione digitale del mio libro, al prezzo scontato di 4,99 euro. Non dovrete pagare subito ma solo quando il titolo sarà disponibile e vi sarà inviato, il 7 Dicembre. La prenotazione è un modo per mettersi in coda, aggiudicarsi il libro per primi e approfittare del prezzo scontato. Se cambiate idea e non volete più il libro, potrete disdire la prenotazione prima del 7 Dicembre: https://www.amazon.it/straordinaria-bellezza-…/…/ref=sr_1_1…
Il formato Kindle può essere letto da ogni smartphone, tablet e pc, basta scaricare la app gratuita dallo store: 
La versione cartacea arriverà negli stessi giorni, spero anche prima, ma non è possibile prenotarla in anticipo. Il prezzo sarà di circa 29 euro, stampata tutta a colori e in grande formato (A4).



La bellezza nell’Universo è ovunque. Quella vuota e buia cupola che sovrasta le nostre teste nasconde delle opere d’arte e dei tesori dal valore inestimabile, che nessuno potrà imitare quanto a magnificenza, eleganza e potenza. Avvolti dal silenzio del vuoto cosmico osserveremo fenomeni che cambieranno per sempre la nostra visione della Natura, descritti da più di 70 spettacolari fotografie inedite a colori e in alta risoluzione scattate dall’autore.

Partiremo dalla nostra atmosfera, viaggeremo tra i pianeti, scopriremo le altre stelle e i modi in cui decidono di stare insieme. Ci spingeremo verso lontane galassie e poi lungo i limiti della nostra comprensione, fino a cercare di scoprire la struttura, l’evoluzione e i grandi misteri irrisolti dell’Universo.

Capiremo il significato vero, profondo ed eterno della Bellezza, qualcosa di oggettivo, tangibile, appagante, assuefacente; qualcosa di cui noi esseri umani non possiamo fare a meno nella continua ricerca della felicità. Lassù, nella culla della Bellezza e nelle vaste praterie della consapevolezza, troveremo risposte alle nostre domande e sollievo a tutte le sofferenze. Guardare l’Universo per capire chi siamo; è stato sempre così, sin dalla notte dei tempi.
 

giovedì 7 aprile 2016

Quanto è davvero grande la Terra?



Per molti esseri umani la Terra rappresenta tutto il loro, personalissimo, universo. Ti stupiresti nello scoprire quante persone, così impegnate nella scelta dei vestiti, dei locali e nella moda del consumismo, di cui, un giorno, ti spiegherò il significato se mai dovessi riuscire a scoprirlo, ignorino completamente cosa ci sia poco sopra le loro teste, che cosa sia davvero l’Universo e quale la loro reale, insignificante, importanza.
Tutto il nostro mondo in due pixel. Ecco qual è la realtà
Se questo pianeta lo sentiamo così enorme, al punto che non riusciamo neanche a capire che in realtà non è piatto, come potrebbe sembrare, ma una sfera quasi perfetta, è semplicemente perché siamo talmente piccoli da non riuscire a vedere chiaramente, a volte, neanche quello che si mostra di continuo sotto i nostri occhi.
Per completare un giro attorno alla Terra, e ritrovarsi esattamente nel punto di partenza, ti servirà un aereo potente, con abbastanza carburante per compiere i 40.000 km necessari. Viaggiando a circa 800 km/h, una velocità molto più elevata di qualsiasi automobile, impiegheresti 50 ore esatte per chiudere il cerchio.
Se decidessi di provare a fare il giro del mondo a piedi, trovando il modo di camminare sul 70% della superficie, nonostante sia piena d’acqua, ci vorranno mesi, forse anni, per tornare al punto di partenza.
Nessuna persona vive così a lungo da riuscire a vedere in una vita intera tutto il pianeta, neanche limitandosi al 30% di terre emerse.
Ora, invece, immagina di essere a bordo di un raggio di luce, che per qualche strano motivo riesce a portarti con sé nel proprio viaggio attraverso il Cosmo. Aggrappati bene alle sue comode spalle e lasciati trasportare dall’incredibile velocità.
Poco più di un secondo, neanche il tempo di capire cosa stia succedendo, e ti vedi sfrecciare alla tua destra la Luna. Ti servirà un altro secondo per voltarti a vedere dove sia finita la Terra, stendere rapidamente il braccio, e capire che quella sterminata distesa di acqua e vita, ora, è una biglia sempre più piccola adagiata sulla tua mano.

Sono passati quindici secondi ed è sufficiente il mignolo per coprire quella capocchia di chiodo azzurra. Neanche un quarto d’ora di viaggio su questo raggio di luce, e acqua e suolo si fondono in punto infinitesimo molto più luminoso di qualsiasi stella; vicino un altro punto che ricorda vagamente, dal colore, la Luna. Di fronte Marte saluta fugacemente per ricordarti che sei, forse, a poco più di 60 milioni di chilometri da casa.  Un’ora di viaggio, e mentre Saturno mostra quegli incredibili e perfetti anelli, la Terra e la fidata compagna, la Luna, sono ormai un unico spillo indistinto investito dalla vicina luce solare.
Il tempo che qualche uomo d’affari impiega per volare da Roma a New York e tu sei a oltre 10 miliardi di chilometri. Il Sole s’è fatto piccolissimo e molto più debole; la Terra… beh, la potrai vedere solamente se ti sarai portato almeno un binocolo. Ma devo essere sincero, non ti servirà a molto, perché tra qualche ora non riuscirai più a vederla neanche con un telescopio.

Un giorno di viaggio, il tempo richiesto per volare in Australia, e sei già circondato da un cielo nero come la pece, privo di pianeti, con il Sole che sembra aver preso il posto di Venere dei cieli terrestri. Credi di essere in chissà quale parte sperduta dello spazio, ma in realtà hai appena girato l’angolo di via del Sistema Solare, più che una via un piccolo e stretto vicolo di una grande megalopoli.
Le altre stelle non sembrano essersi spostate di un millimetro; possibile? Sì, perché solamente per giungere alla più vicina ti serviranno oltre 4 anni di viaggio, e almeno la metà per riuscire a notare, ben più lento del cammino del Sole durante un’assolata giornata terrestre, lo spostamento delle più vicine causato dalla tua enorme velocità.

Non ci sarà molto da fare; avrai tempo per pensare che vite, urla, guerre, voci, ma anche sogni, speranze, grandi imprese, di cui sono capaci gli esseri umani, nonché tutto quello che hai visto fino al momento di partire, sono così lontani che si perdono in un punto visibile solamente con telescopi molto, molto più potenti di quelli che su quel pianeta chiamato Terra scrutano la vastità del Cosmo.
Avrai molto da pensare, ma anche dopo 1000 vite avrai esplorato solamente una parte su 200.000 dell’Universo che possiamo osservare. Avrai modo, forse, anche di sentire il peso della consapevolezza di qualcosa molto più grande di noi; qualcosa che fa star male, a volte, quando qualcuno, non molti, intraprende nell’immaginazione il tuo stesso viaggio.
Devi partire.
Riuscirai a vedere molto più chiaro il significato di certe azioni dei tuoi simili; capirai quali sono le vere priorità della vita, forse troverai e capirai la vera Vita, e sicuramente imparerai ad apprezzare e sfruttare molto meglio il tempo a tua disposizione. 

Poi ti sentirai piccolo e insignificante, e realizzerai che una formica, anche se regina del suo folto popolo, non potrà fare nulla contro un elefante, che da quell’altezza neanche vedrà quegli indisciplinati puntini che fanno tanto baccano, ma non comprendono che le loro urla non si alzeranno mai per più di pochi centimetri dal suolo. E stai pur certo che quell’elefante continuerà la sua esistenza con o senza la regina e il suo piccolo popolo, perché per lui, da quell’altezza, nulla cambierebbe se non esistessero.
Non andare troppo lontano; magari un giorno torna su questo pianeta e mostra come sarebbe bello e utile se molti altri riuscissero ad aggrapparsi alle spalle di un raggio di luce.
Non c’è bisogno di spaventarli con il buio e il freddo del Cosmo. Quell’esperienza non tutti possono sopportarla; giusto un giro dell’angolo per

lunedì 22 giugno 2015

L'Universo è una meravigliosa macchina del tempo

Fino a questo momento, presi da decine di domande e diversi temi astronomici che ci hanno fatto viaggiare con la mente per miliardi di anni (luce) e probabilmente fatto venire anche un gran mal di testa, non ci siamo in effetti soffermati nel ragionare un po’ su qualcosa che, personalmente, quando l’ho scoperto tanti anni fa mi ha sconvolto e allo stesso tempo stregato così tanto da non essere più riuscito a staccarmi dal cielo stellato.

La teoria della relatività di Einstein nella sua forma contratta (1905) e generale (1916) si basa su un principio messo in evidenza nel diciannovesimo secolo da esperimenti più o meno indiretti e da alcune teorie, come quella dell’elettromagnetismo, sviluppata dal fisico Maxwell. La luce, quindi tutte le onde elettromagnetiche, si propagano nello spazio a velocità finita ed è la massima concessa dalle leggi del Cosmo. Sebbene elevatissima per le nostre vite quotidiane, per le enormi distanze dell’Universo è spesso ben poca cosa.

Quando esprimiamo le distanze in anni luce, non stiamo allora solamente utilizzando un’unità di misura più consona dei chilometri, ma stiamo anche dicendo di quanti anni vediamo nel passato dell’oggetto considerato.
Se una stella distante 10 anni luce inviasse un’onda elettromagnetica, questa viaggerà nello spazio per altrettanti anni prima di raggiungere la Terra, i nostri occhi e i telescopi che tenteranno di osservarla. Quando noi riceviamo l’informazione della stella, quella è ormai vecchia di dieci anni: stiamo quindi osservando l’astro com’era dieci anni prima.

Nell’osservazione dell’Universo quindi, il concetto di tempo e di contemporaneità è molto relativo, senza dover scomodare la teoria della relatività di Einstein.
La galassia di Andromeda, la più vicina, si trova a circa 2,3 milioni di anni luce, quindi noi la stiamo osservando com’era altrettanto tempo fa. Magari molte delle stelle azzurre visibili anche al telescopio non esistono per il tempo di Andromeda, mentre per la nostra linea temporale sono ancora vive e vegete, indistinguibili dalle informazioni provenienti da altri istanti temporali. 

Si potrebbe pensare che tutto questo sia strano e anche un po' deludente, perché stiamo osservando un ambiente che ora potrebbe non essere più così. In effetti è vero, ma è altrettanto vero che ciò che vediamo rappresenta senza dubbio un momento della realtà dell'Universo, che per noi è ora e per Andromeda era reale 2,3 milioni di anni fa. Inoltre, grazie a questa enorme macchina del tempo, noi in quanto scienziati possiamo fare una cosa che molti altri colleghi ci invidiano da morire: possiamo ricostruire l'intera storia dell'Universo semplicemente guardando sempre più in profondità, perché più lontano guardiamo nello spazio più lo facciamo nel tempo. Questa è una cosa incredibile: è come se i geologi potessero osservare con i propri occhi tutte le fasi evolutive della Terra invece di dedurle con i pochi indizi odierni! E' come capire cosa sia successo ai dinosauri affacciandoci da una speciale finestra che ci faccia osservare in tempo reale quei travagliati momenti di oltre 65 milioni di anni fa!

Cambiando il punto di riferimento, le conseguenze dell'Universo come una grande macchina del tempo si fanno ancora più sorprendenti, fino a sfociare nella filosofia.
Se in questo momento ci fossero abitanti di un pianeta a 70 anni luce che riuscissero a osservare la Terra, vedrebbero le terribili vicende della seconda guerra mondiale e i nostri nonni ancora giovani.

Un pianeta a poco più di 200 anni luce osserverebbe la rivoluzione francese e un mondo popolato di persone che per il nostro tempo non esistono più. Un altro a 2000 anni luce potrebbe vedere in diretta le vicende epiche dell’impero romano.

Una galassia distante 65 milioni di anni luce assisterebbe alla cancellazione dei dinosauri.

Infine, un pianeta a 4,6 miliardi di anni luce potrebbe osservare le convulse fasi di formazione del Sistema Solare e della Terra.

Oltre questa distanza, nella nostra direzione apparirebbe una distesa di gas; più lontano ancora, altre stelle. Debolissimi, nascosti, sovrapposti, quasi impossibili da catturare, eppure ci sono: quei raggi di luce non si cancellano mai.


Il nostro tempo qui è limitato, ma tutta la nostra storia continuerà a viaggiare per l’Universo come un lunghissimo nastro che alla velocità della luce mostrerà tutti i momenti, anche i più intimi, che abbiamo vissuto, raggiungendo ogni punto, anche il più sperduto.

Con lo scorrere del tempo il nastro procederà e continuerà ad affidare a delle particelle tanto piccole da essere invisibili, ma così ben organizzate da creare, insieme, una meravigliosa sinfonia di vita, un contenuto preziosissimo. Questi corpuscoli minuscoli, chiamati fotoni, custodiranno e trasmetteranno a tutto l’Universo il ricordo e la vita di ogni essere vivente mai apparso su questo pianeta. Se l’Universo dovesse esistere per sempre, ma non credo proprio, il nastro farà infinite volte il giro, proprio come una nave sulla superficie terrestre. Finché il Cosmo sarà in vita, lo sarà anche il nostro ricordo. 


Per coloro che avranno la fortuna, o la sfortuna, di assistere alle vicende di questo pianeta e della sua allegra combriccola, quello che vedranno sarà il loro presente, la loro realtà. Potranno assistere alla nostra nascita e all’evoluzione continua di una civiltà comunque straordinaria, vissuta per un tempo brevissimo ma mai cancellata dalla memoria del Cosmo.

venerdì 29 maggio 2015

Un nuovo libro (ancora): Vent'anni sotto il cielo stellato

Quando si fa astronomia per gran parte della vita, le avventure che si accumulano, belle o brutte che siano, cominciano a essere tante. Parlando con amici e conoscenti, mi sono accorto che alcune di queste, che mi hanno pure profondamente cambiato, forse meritavano di essere raccolte e raccontate. Ecco com'è nato questo libro, leggero, profondo e divertente, perfetto per le belle giornate estive che ci aspettano.


Ecco la sinossi ufficiale: 

Vent’anni, forse anche di più, sono passati da quando scoprii per la prima volta le meraviglie dell’Universo. Questo libro ripercorre le più grandi emozioni e avventure che l’astronomia mi ha regalato in tutto questo tempo.

Scopriremo quella prima Luna vista attraverso il binocolo che diede inizio a tutto. Andremo nei luoghi magici che ho avuto la fortuna di visitare, come l’Australia e la Lapponia, sfidando con rispetto la Natura per osservare fenomeni astronomici indimenticabili. Cercheremo di risolvere situazioni spinose e a volte molto pericolose, sempre determinati a inseguire l’obiettivo che ci eravamo preposti.

Capiremo ben presto che l’Universo rappresenta la più grande scuola di vita che potremo mai seguire. Le lezioni che riesce a insegnarci, semplicemente alzando gli occhi al cielo, ci faranno crescere come uomini e come specie. Sarà proprio guardando alle stelle che troveremo la soluzione ai nostri problemi, piccoli o grandi che siano. 

Sono disponibili le seguenti edizioni:

martedì 24 febbraio 2015

Tre nuovi video sull'Universo nel mio canale youtube

Il progetto "Tre minuti di Universo", la serie di brevi video sul mio canale youtube, prosegue, anche se un po' a rilento.
Intanto ho caricato tre nuovi video che parlano della pioggia nel Sistema Solare, del colore delle stelle e del loro funzionamento.
A breve ne caricherò altri e spero di risolvere i piccoli problemi di qualità audio che mi sono stati segnalati.
Ecco i link:
La pioggia nel Sistema Solare: http://youtu.be/MwLEzKsQvyE 
Cosa sono le stelle: http://youtu.be/J7X08FdL8hQ 
Il colore delle stelle: http://youtu.be/RohD1g2y9vE

Qui invece trovate il mio canale con tutti gli altri video: https://www.youtube.com/channel/UCTU03HmTCU-fQgKOCxioLew

giovedì 15 maggio 2014

Quanto è grande l'Universo?



A questa domanda si può rispondere in molti modi diversi, alcuni corretti, altri frutto di mere ipotesi.
Cominciamo dai punti fermi, poi potremo lasciarci andare a qualche congettura. 

L’Universo che possiamo vedere ha un raggio di 13,4 miliardi di anni luce, delimitato inevitabilmente dalla radiazione cosmica di fondo che ci impedisce di vedere regioni più lontane, semplicemente perché la luce non ha ancora fatto in tempo ad arrivarci. In effetti, sotto questo punto di vista possiamo dire che l’Universo è troppo giovane per mostrarsi tutto.
In prima approssimazione, quindi, il diametro della porzione osservabile di cosmo è di 13,4 X 2 = circa 26,5 miliardi di anni luce. 

Tuttavia, queste non sono dimensioni reali, perché le varie porzioni che stiamo osservando nello spazio, quindi anche nel tempo, nel corso dei miliardi di anni si sono espanse, di conseguenza in questo nostro istante non si troveranno più alla distanza che ci appare da queste misurazioni.
Una galassia distante 10 miliardi di anni luce lo era altrettanti anni fa, ma nel corso di questo lungo intervallo di tempo lo spazio tra noi ed essa si è continuato a espandere. Attualmente, quindi, non si troverà più alla distanza misurata.

Se si considera il tasso medio con cui si è espanso l’Universo, le regioni che noi vediamo a 13,4 miliardi di anni luce, quindi quelle che ci inviano il segnale della radiazione cosmica di fondo, si trovano attualmente a non meno di 40 miliardi di anni luce di distanza. 
Il diametro dell’Universo osservabile, quindi, rapportato al nostro tempo attuale, dovrebbe essere vicino agli 80 miliardi di anni luce!

Ora complichiamo a piacere lo scenario.
L'Universo osservabile è una minima parte di quello esistente
Secondo alcuni modelli questa potrebbe essere una parte infinitesima dell’Universo, che negli istanti iniziali ha conosciuto una super espansione ben più veloce della luce chiamata inflazione.
Nessuno a questo punto sa con certezza quanto sia in realtà grande l’Universo, alcuni pensano che possa essere almeno miliardi di miliardi di miliardi di volte più esteso di quello osservabile corretto per il valore dell’espansione. Per gli amanti dei numeri, parliamo di un raggio circa 1030 volte superiore all'Universo osservabile corretto per il valore dell'espansione, di 40 miliardi di anni luce.


Questo numero potrebbe essere vicino al concetto di infinito o addirittura diventare infinito qualora vengano avvalorati altri modelli che prevedono un’infinita generazione di bolle di universi a partire dalla super espansione di parte dello spazio. 

Infinito o meno, quello che sembra mettere d’accordo molti cosmologi è il fatto che l’Universo sia forse indefinito.
Questo concetto è più facile da immaginare, perché ce lo abbiamo sotto gli occhi continuamente.
La superficie della Terra, ad esempio, è naturalmente finita ma sferica. Se potessimo prendere un aereo, o una macchina senza problemi di carburante, potremo percorrere all’infinito la superficie del nostro pianeta senza mai trovare un confine, ma raggiungendo ogni volta il punto d’inizio.
Questo è il concetto di indefinito: una superficie che non ha dei confini.
Si pensa che l’intera struttura dell’Universo sia una speciale sfera a quattro dimensioni priva di un confine netto.
E d’altra parte uno scenario del genere, oltre a essere comune, è in perfetto accordo con il fatto che non esistono luoghi privilegiati dell’Universo che possano sperimentare proprietà fisiche diverse. Se esistesse un confine netto si aprirebbero molti paradossi: perché quella zona si dovrebbe comportare in modo diverso rispetto al resto? Cosa c’è fuori? Di quali proprietà gode la linea di confine? E com'è fisicamente fatta?

Dopo l’esperienza di Cristoforo Colombo, che sbagliando aveva comunque dimostrato in modo pratico che la Terra non aveva confini netti perché sferica, nessuno scienziato immagina più una struttura, o l’Universo stesso, con dei bordi delimitati dalle mitologiche colonne d’Ercole.
Qualche cosmologo ha pure cercato di replicare, su scala decisamente maggiore, l’esperienza pratica di Cristoforo Colombo. Se l’Universo è una specie di sfera senza confini, allora la luce delle stelle potrebbe “fare il giro” e presentarsi anche nella parte opposta. Di nuovo, benché questa ipotesi sia plausibile, l’Universo è troppo giovane e vasto affinché la luce di qualche corpo celeste, anche quelli più lontani, abbia avuto il tempo di fare un giro completo.

venerdì 28 marzo 2014

Cos'è l'inflazione?



Come ormai dovremmo aver imparato, in astronomia si usano spesso parole del linguaggio comune, alle quali compete però un significato differente. Non fa eccezione la parola “inflazione”, che con i meccanismi economici creati dall’uomo a seguito del suo isolamento dall’Universo non ha proprio nulla in comune. 

L'inflazione: una super espansione dell'Universo primordiale
Con il concetto di inflazione si identifica un brevissimo istante di tempo, miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di secondo, nel quale l’Universo, pochissimi istanti dopo il Big Bang, ha subito una super espansione che ne ha aumentato le dimensioni di miliardi di miliardi (e forse miliardi e miliardi ancora) di volte, come lo spazio fosse esploso espandendosi con un ritmo di gran lunga superiore alla velocità della luce. 

La teoria dell’inflazione riesce a spiegare alcuni fatti altrimenti paradossali, come ad esempio l’aspetto globale dell’Universo.
Com’è possibile, infatti, che due regioni di spazio diametralmente opposte, che quindi a causa dell’enorme distanza non hanno mai potuto comunicare le une con le altre neanche quando erano vicinissime, abbiano in realtà identiche proprietà? La radiazione cosmica di fondo, ad esempio, presenta una temperatura omogenea in ogni zona dell’Universo con una tolleranza di pochi milionesimi di grado.
Le proprietà non cambiano se osserviamo la distribuzione perfettamente identica delle lontane galassie in zone di cielo opposte, al punto che sicuramente la luce, quindi nessuna informazione, si è potuta trasmettere tra di loro. Eppure, considerando il tasso di espansione, regioni poste agli estremi dell’Universo non hanno mai potuto scambiarsi informazioni per accordarsi così bene sulla temperatura o sulla distribuzione del materiale per formare stelle e galassie.
Sarebbe come se noi decidessimo di scaldare un pezzo di ferro e pretendessimo che un fabbro cinese, del quale ignoriamo persino l’esistenza, scaldi nel nostro stesso istante lo stesso pezzo a una temperatura uguale, con una tolleranza massima di un milionesimo di grado centigrado: è impossibile senza mettersi d’accordo su quale temperatura raggiungere, senza coordinare il riscaldamento, senza utilizzare gli stessi macchinari e un pezzo di ferro identico. 

La teoria dell’inflazione risolve il problema della comunicazione, affermando che poco prima di questo evento la materia dell’Universo aveva avuto modo di comunicare e mescolarsi.
Poi lo stiramento violentissimo dello spazio e del tempo ha rotto definitivamente quell’unione perfetta.
Dopo questa fase, l’espansione è ripresa ai ritmi precedenti, come se nulla fosse successo. Ma l’Universo era profondamente cambiato e molto, molto più grande di prima, avvicinandosi pericolosamente al concetto di infinito.

Fino a poche settimane fa questa era una teoria che ben risolveva i problemi appena esposti e molti altri. Ora, grazie all'esperimento BICEP2, questo affascinante, e per certi versi incredibile, scenario, sembra aver trovato delle prove concrete, anzi, la prova più evidente che potessimo sperare di trovare. Una delle più importanti scoperte dell'ultimo secolo, e forse di sempre. Se volete saperne di più, leggete questo articolo, in italiano, dell'ottimo divulgatore Amedeo Balbi.

lunedì 24 marzo 2014

L’espansione dell’Universo è in accelerazione?


Dopo il “calcio” iniziale dato da non si sa cosa e definito con il termine Big Bang, niente nell’Universo, almeno così si credeva, ha fornito ulteriori forze alla sua espansione. Proprio come un pattinatore sul ghiaccio a cui viene data una spinta continua a muoversi finché non incontra un ostacolo, così si comporta l’Universo stesso. Senza ulteriori spinte, continua a espandersi con una velocità più o meno costante. Questo è quello che si credeva fino a qualche anno fa. Il Big Bang, quell'evento ancora piuttosto oscuro che ha scatenato l'espansione (e la creazione) dell'Universo, è stato il "calcio" iniziale a cui, poi, non sono seguite altre forze nella stessa direzione. L’unico impedimento all’espansione, e abbastanza debole, deriva dalla forza di gravità. La materia contenuta nell’Universo, producendo un’enorme forza di gravità, che è sempre attrattiva, dovrebbe rallentare, lentamente, l’espansione. Se riuscirà a fermarla o solo a rallentarla leggermente, questo dipende da quanta materia c’è nell’Universo, se è superiore rispetto a un certo valore, detto densità critica.
Generazioni di cosmologi hanno allora cercato di misurare la densità dell’Universo per capirne il suo destino, prendendo ormai per assodato il semplice modello appena espresso.

Poi, sul finire degli anni novanta, si verificò una scoperta inattesa e sconvolgente.
Dalla stima delle distanze attraverso l’osservazione delle supernovae in altre galassie, gli astronomi si accorsero che l’Universo, in tempi recenti, non solo non stava rallentando la sua espansione, ma stava inspiegabilmente accelerando!
La scoperta valse ai tre fisici americani il premio Nobel nel 2011, quando le loro misurazioni pionieristiche erano state verificate più volte e ormai accettate dalla comunità scientifica.
La conclusione è però sconcertante: a partire da circa 6 miliardi di anni a questa parte, qualche forza misteriosa sta facendo accelerare l’espansione dell’Universo, qualcosa che riesce a sopravanzare la spinta attrattiva della forza di gravità e a ridare nuova energia a quel lontanissimo calcio iniziale scatenato dal Big Bang.
Gli scienziati chiamarono questa forza energia oscura, da non confondere con la materia oscura delle galassie.

L’energia oscura, secondo gli attuali modelli, è l’energia del vuoto, del tessuto dello spazio e del tempo, che secondo le leggi di fisica quantistica produce una specie di antigravità, in grado di far accelerare l’Universo.
Possiamo immaginare l’energia oscura come il prezzo da pagare per avere il tessuto dello spazio e del tempo sul quale poter far sviluppare particelle e corpi celesti.
Proprio come sulla Terra, dove strade e ponti sono la struttura sulla quale poi si sviluppa il traffico, e di certo non è gratis ma richiede denaro ed energie per essere creata, così nell’Universo lo spazio e il tempo non sono gratuiti, ma contengono l’energia richiesta per essere stati costruiti.
E questo prezzo da pagare per avere le "strade dell'Universo" potrebbe, alla lunga, essere molto caro e portare addirittura alla sua completa distruzione.

martedì 31 dicembre 2013

Fotografia astronomica: H-alpha nel Cigno

Se i nostri occhi fossero molto più sensibili alle deboli luci del cielo, ogni notte serena lontano dalle luci della città ci presenterebbe uno spettacolo di proporzioni gigantesche. Nascoste tra le stelle che brillano e gli ampi spazi vuoti nei quali i nostri occhi si perdono, ci sono splendide opere d'arte chiamate nebulose, distese immense di gas tenue e molto caldo che tracciano indescrivibili trame tra quelle costellazioni così tanto familiari.
I nostri occhi non potranno mai ammirare qualcosa del genere, ma le nostre fotocamere digitali sì.
La costellazione estiva del Cigno, immersa nel pieno della Via Lattea estiva, ne è uno degli esempi più eclatanti. Una camera CCD equipaggiata con un obiettivo da 35 mm di focale, un filtro H-alpha che lascia passare solo la luce in cui emettono le nebulose, qualche ora di esposizione e tanta pazienza, sono gli ingredienti necessari per farci vedere il Cigno come non lo vedremo mai. Eppure la realtà è quella di questa foto e non quella che i nostri occhi ogni notte serena ci nascondono.
Il cielo, l'Universo, è un posto più sorprendente di quanto possiamo immaginare.
Provate a indovinare dove si trovano le stelle della costellazione!

Qualche dato tecnico: mosaico di 15 riprese(!) ognuna di 40 minuti di esposizione con camera CCD SBIG ST7-XME e filtro H-alpha da 12 nm di banda passante.


lunedì 18 novembre 2013

Libro gratuito fino al 20 novembre (2013)

Libro gratuito fino al 20 novembre
Sulle spalle di un raggio di luce è un libro di astronomia divulgativa, adatto a giovani e adulti, che cerca di far luce sulle meraviglie dell'Universo. E' tra i libri di cui vado più fiero e sono felice di offrirvelo gratuitamente fino al 20 novembre compreso
Si può scaricare da Amazon in formato ebook, adatto per dispositivi Kindle e per tutti gli ebook reader, compresi notebook, pc e smartphone.
Non serve una lunga presentazione per un libro gratuito, basta seguire questo link e scaricarselo in pochi secondi!

martedì 12 novembre 2013

Siamo soli nell'Universo?



Questo post è tratto dal mio libro: "Vita nell'Universo: eccezione o regola?" disponibile su Amazon.it

La risposta a livello scientifico, quindi con prove inoppugnabili a supporto, non può essere ancora data ma logica, esperienza, osservazioni e qualche principio fisico e chimico possono comunque darci un’idea piuttosto chiara.
E la sensazione, giunti a questo punto, è che si tratta solamente di una mera questione di tempo, soprattutto per quanto riguarda il molto promettente cammino attraverso la ricerca dei pianeti extrasolari.
Non abbiamo trovato il gemello perfetto della Terra, è vero, ma l’analisi delle migliaia di stelle da parte di Kepler ci ha dato una mano formidabile nel chiarire le nostre idee e dipanare i dubbi, anche dei più scettici.
Attorno a stelle simili al Sole e più piccole come le nane rosse, Kepler ha scoperto molti pianeti rocciosi. Considerando il calcolo totale, che include anche quelli fuori dalla fascia di abitabilità, Kepler ha rilevato più di 1400 superterre, più di 300 pianeti di massa terrestre, più di 50 corpi della massa di Marte e addirittura un paio di massa comparabile con quella di Mercurio (non troppo diversi dalla nostra Luna). Tutto questo analizzando solamente i transiti, quindi esclusivamente quei sistemi planetari che vengono visti quasi perfettamente di taglio. Se assumiamo che le inclinazioni dei sistemi stellari non abbiano una distribuzione particolare nei confronti della Terra, questo significa che Kepler ha scoperto meno del 10% dei sistemi planetari effettivamente presenti nel campo analizzato. Considerando i limiti nelle osservazioni, sia dal punto di vista fotometrico che temporale, la percentuale si abbassa e potrebbe attestarsi su un più verosimile valore del 5%.
Molte delle stelle analizzate sono piccoli astri rossi o al limite simili al Sole, di magnitudine intorno alla dodicesima, quindi entro un paio di migliaia di anni luce.

Le scoperte di Kepler ci dicono che nella Via Lattea potrebbero esserci qualcosa come 17 miliardi di Terre. Per pianeti simili alla Terra ci riferiamo a corpi celesti con un raggio compreso tra 0,5 e 1,4 volte, quindi anche molte delle superterre di minor massa.
Ma i dati di Kepler ci dicono anche un’altra cosa, ancora più sconvolgente: il 48% delle stelle di classe M ospiterebbe un pianeta terrestre potenzialmente abitabile. Considerando la grande abbondanza di questi astri anche nelle zone adiacenti il Sistema Solare, ci sarebbe in media un pianeta abitabile di tipo terrestre ogni 6,4 anni luce, praticamente dietro l’angolo per le scale dell’Universo. Non solo, ma la probabilità di trovare un pianeta terrestre entro una sfera dal raggio di 10 anni luce sarebbe del 94%: quasi una certezza!

Quello che ci dicono questi primi dati statistici, che finalmente si basano su un gran campione di stelle e di analisi, è che pianeti di taglia terrestre sono presenti un po’ ovunque nella Galassia e rappresentano la normale evoluzione delle stelle simili al Sole e delle piccole nane rosse, alla stregua dei satelliti naturali attorno ai pianeti gioviani: è un processo inevitabile.
Con un numero così alto di pianeti di taglia terrestre, quindi, è scontato trovarne molti nella fascia di abitabilità.

Ora basta fare davvero 2+2 per scorgere una risposta.
Le molecole organiche e l’acqua sono presenti ovunque nel Cosmo e in quantità abbondanti; la vita, per quello che vediamo qui sulla Terra e per gli esperimenti eseguiti, riesce a nascere e prosperare anche in ambienti proibitivi e quando trova condizioni stabili non si fa certo sfuggire l’occasione.

La sensazione, quindi, è che forme di vita, almeno semplice, possano prosperare un po’ ovunque nell’Universo ed essere frequenti quanto i pianeti di tipo terrestre nelle zone di abitabilità (dove è posibile l'esistenza di acqua liquida in superficie). Un’esplosione di vita che fa parte dell’essenza stessa dell’Universo alla stregua delle stelle, delle galassie, delle nebulose e degli ammassi. Non più quindi eccezione, uno strappo a una regola che deriva dalla combinazione assurda di variabili quasi impossibili da mettere nella giusta sequenza, piuttosto il risultato semplice, quasi scontato, delle leggi della fisica, le stesse che regolano tutto quello che possiamo vedere.
Alla risposta se siamo soli o meno nell’Universo ormai nessun astronomo si sognerebbe quindi di dire di no; sarebbe assurdo come credere che la Terra sia piatta.

Un discorso diverso riguarda invece l’esistenza della vita intelligente. La risposta, in senso assoluto, è probabilmente positiva: non siamo gli unici esseri intelligenti dell’intero Universo.
Bisogna però capire ancora quanto sia frequente questa eventualità, perché se nel nostro piccolo abbiamo compreso come sia relativamente facile per molecole inanimate mettersi insieme e formare i primi organismi viventi in pochi milioni di anni, è altrettanto evidente, grazie agli sconfortanti dati delle varie ricerche SETI, che l’Universo sia un luogo sorprendentemente più silenzioso di quanto si pensasse. 

Sono passati più di cento anni da quando Nikola Tesla ipotizzò di ascoltare messaggi alieni attraverso le onde radio da poco scoperte, ed ere geologiche da quando Guglielmo Marconi affermava di essere riuscito a ricevere trasmissioni da Marte.
Kepler ci ha dato risultati in forte contrasto con il SETI: possibile che su quasi 20 miliardi di Terre nella Via Lattea nessuna ospiti forme di vita intelligenti? No, c’è qualcosa sotto che riguarda sicuramente il nostro modo di cercare attraverso le onde radio.

Popolato o no da esseri intelligenti, quello che sembra evidente è la lunga strada che dobbiamo ancora compiere dal punto di vista tecnologico e biologico per comprendere come funzionano i complessi meccanismi della vita. E la risposta, prima ancora di cercarla nelle stelle, dobbiamo trovarla qui sulla Terra e nel nostro Sistema Solare.
Per il momento, quindi, accontentiamoci di qualcosa di meno scientifico: la sensazione che potrebbe succedere di tutto da un giorno all’altro. Potremmo ricevere un segnale senza preavviso, forte, inequivocabile, decifrabile, come la protagonista di “Contact” (difficile), oppure scoprire il nostro pianeta gemello da un giorno all’altro o una luna sorprendentemente simile alla Terra.
La sensazione è che una svolta improvvisa e spettacolare possa essere dietro l’angolo perché la scienza, la nostra scienza, è sul punto di una scoperta epocale.
I tempi? Forse dieci anni al massimo. 

Accontentiamoci per adesso del fatto che la prova più forte di non essere soli nell’Universo ce l’abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: siamo noi stessi, materia comune in un luogo anonimo dell’Universo. È la nostra stessa esistenza a dirci di non essere gli unici, perché se il Cosmo ci ha dato quest’opportunità, nella sua enorme estensione sarà successo molte altre volte.

Per ora la gioia più intensa che possiamo provare è con noi stessi.
In una notte serena prendiamoci un po’ di tempo dai rumori e dalle luci delle città e andiamocene in campagna. Distesi su un prato, nel silenzio dell’Universo, osserviamo la luce scintillante di quelle lontane fiammelle. Tra noi e loro ci separa solo un sottile e trasparente strato d’aria.
Scrutiamo, e pensiamo che sicuramente su una di quelle fioche stelle ci sarà qualcuno che in questo momento, sdraiato su un prato molto diverso dal nostro, guarderà un cielo differente nel quale un debole astro giallastro condivide silenzioso il segreto più grande e misterioso dell’Universo: la sua stessa coscienza.
È successo una volta, miliardi di anni fa su un pianeta azzurro chiamato Terra quasi distrutto da un immenso impatto. Nulla vieta che possa essere accaduto altre volte, in molti altri luoghi dell’Universo.