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mercoledì 31 gennaio 2018

Un'offerta speciale per i miei follower!

Perché non regalare un po’ di astronomia?
Nell’ultimo anno sono cambiate molte cose nella mia vita e sempre più persone hanno deciso di seguire le mie avventure, i miei post e le mie pubblicazioni. 
Per questo motivo voglio ringraziarvi con un’offerta speciale, anzi, due. 

Per una settimana, da oggi 31 gennaio fino a mercoledì 7 febbraio compreso, potrete acquistare da me i miei libri di astronomia pratica e teorica in formato digitale PDF, con immagini ad alta risoluzione. Le offerte che propongo sono due:

  1. 1)   Il pacchetto completo da 35 libri al quale aggiungo in regalo, per chi risiede in Italia e lo desidera, due stampe 20X30 cm delle mie foto astronomiche (e non solo) che potete scegliere da questa mia raccolta: https://astroatacama.visualsociety.com  . Non dovete acquistare le fotografie ma solo sceglierle e comunicarmele. Le stampe vi saranno spedite con corriere espresso. Il pacchetto completo viene solo 60 euro, meno di 2 euro a ebook e vi garantirete una libreria completa di astronomia per i prossimi anni ;) . In alternativa:
  2. 5 libri digitali in PDF a vostra scelta a soli 15 euro. La lista dei titoli da scegliere è disponibile qui: https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Daniele+gasparri . In questo modo chi ha già qualche mia pubblicazione non è costretto ad acquistare il pacchetto completo.


Cosa dovete fare? 
Semplice: scegliete l’offerta che più vi piace e comunicatemi le preferenze via email, al seguente indirizzo: danielePUNTOgasparriCHIOCCIOLAgmailPUNTOcom, sostituendo la parola PUNTO con il . e CHIOCCIOLA con @. 
Se scegliete l’offerta numero 1) dovrete comunicarmi quali fotografie vi piacerebbe ricevere stampate su carta fotografica e l’indirizzo al quale fare la spedizione (la consegna dei PDF sarà invece fatta via email una volta ricevuto il pagamento).
Se scegliete l’offerta numero 2 dovrete comunicarmi i libri che vi piacerebbe avere.
Il pagamento può essere fatto via PayPal o bonifico bancario, a vostra scelta.

La straordinaria bellezza dell’Universo non è mai stata così vicina!

giovedì 30 novembre 2017

Nuovo libro di astronomia: Primo incontro con la fotografia astronomica

E' disponibile da oggi il mio manuale che insegna le basi della fotografia astronomica.

Chi non ha mai pensato di fare una foto al cielo, magari a quello spicchio di Luna che illumina spesso le nostre serate? Forse ci abbiamo anche provato ma con pessimi risultati, oppure la foto è venuta tanto bene che ci piacerebbe farne altre. 

In questo libro, grazie a più di 20 anni di esperienza sul campo, propongo un percorso attraverso tutti i campi della fotografia astronomica. Sette progetti, dal più semplice al più complesso, guidano il lettore verso l’apprendimento delle tecniche necessarie per fare ottime foto al cielo. 

Si inizierà con qualche scatto alla Luna; si proseguirà con le tracce stellari, le costellazioni e la Via Lattea. Capiremo come usare un telescopio per catturare i mutevoli dettagli planetari, o le coloratissime nebulose. Infine, l’ultimo tratto della scalata, solo per i più coraggiosi, ci proietterà verso le galassie, fino ai confini dell’Universo, alla caccia di fotoni vecchi miliardi di anni. 

Tutte le foto presenti nel libro sono a colori e in alta risoluzione per una migliore comprensione del testo. Non subiremo pesanti nozioni teoriche o complesse tecniche elaborative. L’obiettivo è andare insieme sul campo e sapere subito cosa fare, per evitare di sprecare tempo e denaro. Ricordiamoci infatti che la storia di una foto si scrive in fase di acquisizione e non in elaborazione. Su questa ci sarà tempo per esercitarsi partendo da qualche interessante spunto presente nel testo. Tra difficoltà, frustrazioni e molta pazienza, se saremo determinati otterremo risultati che non credevamo neanche possibili, perché l’Universo ripaga sempre con dei doni eccezionali chi si dedica con impegno e costanza a imprimere nell’immortalità di una foto le meraviglie che gelosamente custodisce.

Il libro è disponibile:
3) In formato ebook Kindle (per tutti i dispositivi con applicazione gratuita Kindle installata)

venerdì 17 novembre 2017

Un nuovo libro di astronomia: I colori dell'Universo

E' disponibile in mio trentaquattresimo (sì, 34!) libro di astronomia, un lavoro del quale vado piuttosto fiero perché frutto di molti anni di osservazione e fotografia del cielo.

L’Universo è pieno di colori, anche se i nostri occhi non hanno la sensibilità sufficiente per vederli. Dopo migliaia di anni di visione monocromatica, la fotografia astronomica ha reso accessibile al genere umano gli straordinari colori dei pianeti, delle stelle, delle nebulose, delle galassie, fino ai confini del Cosmo. 

In questo libro presento 110 spettacolari immagini dell’Universo, a colori e in alta risoluzione, ottenute con la mia strumentazione in venti anni di carriera da astrofotografo. Oltre 400 ore di esposizione complessiva e viaggi avventurosi attraverso tutti i continenti, alla ricerca degli spettacoli più elusivi: dalle aurore boreali alle eclissi totali di Sole, fino allo straordinario cielo australe, per assemblare una delle raccolte di fotografie astronomiche più completa in circolazione. 

Rimarremo stupiti di quante meravigliose tonalità si nascondono nel buio del cielo e di come ogni sfumatura, anche la più piccola, trasporti informazioni sulle incredibili proprietà dei mastodontici corpi celesti dell’Universo. Quei preziosissimi e rarissimi fotoni, messaggeri di meraviglia, giungono sui nostri sensori digitali dopo un viaggio interminabile e contribuiscono a costruire l’immagine del luogo più colorato e straordinario che potremmo mai vedere nelle nostre vite.

Si può acquistare in formato cartaceo a colori, o in formato ebook

giovedì 19 gennaio 2017

Una libreria di miei fit grezzi per fare pratica con la fotografia astronomica

L'astronomia è condivisione, sia se la facciamo per hobby che per professione. La condivisione diventa necessaria quando parliamo di dati, di fotografie e di tutto ciò che può essere utile alla scienza o nell'apprendere nozioni in un campo nuovo. Se nessuno condividesse le proprie esperienze sarebbero molto pochi gli appassionati del cielo e ancora meno i progressi fatti dalla scienza negli ultimi secoli.

Spesso mi hanno chiesto quale fosse il segreto delle mie immagini, quale magica pozione utilizzassi per elaborarle. Molti sono infatti convinti che la magia di una foto la si crei nella fase di elaborazione, dove con qualche software potente come Photoshop potremo estrarre dettagli sorprendenti di una nebulosa, magari partendo da una sfocata fotografia a un segnale stradale. Certo, tutto è possibile, anche questo, ma credo che sarebbe bello partire da un'immagine reale e fare tutte quelle operazioni che non alterano il segnale catturato. L'obiettivo di un'elaborazione, sia pur estetica, di una fotografia astronomia dovrebbe essere quello di mostrare al meglio tutto il segnale catturato, senza cambiarlo, senza interpretare la realtà che resta quella che il nostro sensore digitale ha catturato. La tentazione di passare dalla fase di elaborazione a quella di fotoritocco può essere grande, soprattutto quando la nostra voglia di ottenere buoni risultati si trasforma in frustrazione vedendo in giro capolavori in apparenza irraggiungibili.

La fase fondamentale della realizzazione di un'ottima immagine astronomica si affronta sempre durante lo scatto, sul campo, spesso al freddo e all'umido. E' una fase che spesso inizia prima dello scendere del buio, quando dobbiamo trovare il luogo adatto, privo di luci e di umidità, allineare il cercatore, collimare lo strumento (se serve), stazionare in modo perfetto la montatura verso il polo, scegliere il soggetto migliore per la serata e la strumentazione, che deve avere certe caratteristiche, impostare la guida, curare l'inquadratura, la messa a fuoco e poi sperare che per almeno 3-4 ore vada tutto bene, perché quando tutto funziona ed è stato ottimizzato l'unico segreto è questo: esporre, esporre ed esporre per 3-4-5 e più ore. Solo in rarissimi casi si possono ottenere splendide fotografie con un tempo di integrazione totale inferiore a un'ora e sempre la potenziale bellezza di uno scatto aumenta all'incrementare del tempo che gli dedichiamo, non di fronte al computer a elaborarlo ma sotto il cielo, a raccogliere fotoni che hanno viaggiato per migliaia o milioni di anni luce.

Proprio per dare un punto di riferimento a chi cerca di addentrarsi nel mondo della fotografia a lunga esposizione del profondo cielo o per tutti coloro che vogliono capire come migliorare i propri risultati, ho messo a disposizione una serie di fit scattati al cielo coon differenti strumenti e sensori. Per questioni di spazio non ho potuto mettere a disposizione i file singoli con i frame di calibrazione ma solo i file grezzi calibrati e sommati. Potete utilizzarli per fare pratica, divertirvi con gli amici, provare a scovare (e ce ne sono molti) i difetti. Potete pubblicarli per uso non commerciale citando sempre l'autore. Non dovete mai, in nessun caso, eliminare i riferimenti per l'autore o, peggio, spacciarli per vostri perché se vi becco sono cavoli amari.

Alcune immagini non le ho elaborate neanche io ancora, per mancanza di tempo, quindi non ho la minima idea di come potranno venire. Molte altre, invece, le trovate elaborate nella mia gallaery su astrobin: http://www.astrobin.com/users/Daniele.Gasparri/collections/253/
Ecco l'elenco completo da cui poter scaricare le immagini. I file sono compressi in formato zip. All'interno troverete il file fit. Ho scelto questo formato, che Photoshop non legge a meno di scaricare il programma gratuito Fits Liberator, perché è lo standard internazionale per tutti i dati astronomici. Tutti i software appositi lo leggono, compreso Deep Sky Stacker, Nebulosity, Iris, Registax, MaxIm DL, PixInsight, AstroArt...
Mettete questo post tra i preferiti perché con il tempo verrà aggiornato con nuovi scatti, compresi quelli in alta risoluzione:

giovedì 3 settembre 2015

La mineral Moon: i colori sono veri, o no?

Molti lettori si sono spesso chiesti se le immagini della Luna che nel passato ho postato sotto il nome di "mineral Moon", lettereralmente Luna minerale, fossero vere o no. Su alcuni forum si è accesa la discussione liquidando le mie foto come false. Ma, esperienza insegna, non c'è peggior consiglio sulla fotografia astronomica di quello dato un fotografo (professionista o amatoriale) che non è abituato a capire i fenomeni fisici dietro una fotografia astronomica ma ha, purtroppo, l'arroganza di valutare la realtà solo in base alla sua limitata conoscenza delle tecniche fotografiche (e non dell'astronomia).

Bene, veniamo a noi rinfrescandoci la mente. Le seguenti foto mostrano una Luna con colori molto diversi da quelli che vediamo.






Perché questi colori? E sono reali anche se non li vediamo con i nostri occhi?
Il primo errore che si fa è considerare reale solo quello che gli occhi riescono a vedere. Questi sono strumenti formidabili per farci sopravvivere ma sono del tutto inaffidabili per indagare a fondo la realtà. Volete un esempio? Bene, di che colore vedete le ali della nebulosa di Orione nella foto sottostante?
 

Se la vostra risposta è rosa, arancio, giallo o qualsiasi colore diverso dal grigio, vi siete sbagliati.

Abbiamo imparato una importante lezione: la realtà non sempre è quella limitata e a volte ingannevole che ci mostrano i nostri occhi, altrimenti noi astronomi non avremmo neanche inventato telescopi potenti e macchine fotografiche super sensibili.

Torniamo allora alla nostra foto. Ci sono due modi per capire se il metodo con cui è stata ottenuta è corretto e quindi porta a risultati che, sebbene invisibili a occhio nudo, corrispondono effettivamente alla realtà.
Il primo metodo si basa sulla filosofia stessa di fotografia astronomica, che è ben diversa dalla fotografia artistica. Chi fa fotografia astronomica raccoglie ed elabora dati scientifici e non dovrebbe creare capolavori artistici tipici di chi invece interpreta la realtà con la fotografia naturalistica. In altre parole, tutte le fotografie che ho mostrato sono state ottenute mediando decine di immagini scattate al fuoco di un telescopio con una reflex digitale, riprendendo in formato raw e intervenendo, in elaborazione, unicamente su due impostazioni: dapprima si è bilanciato il bianco in modo da correggere la tonalità dominante giallastra della luce lunare, dovuta alle proprietà della luce riflessa dal Sole e dalla nostra atmosfera. In questo modo togliamo di mezzo qualsiasi effetto non intrinseco alle eventuali proprietà del suolo lunare. E' un processo valido scientificamente, purché sia fatto bene.
A questo punto l'unica cosa rimasta da fare è aumentare la saturazione dei colori, in modo identico per tutti e tre i canali colore, e gradualmente, fino ad arrivare al limite in cui i colori diventano saturati e/o compaiono gli artefatti dovuti alla camera di ripresa. Nient'altro: nessuna correzione selettiva né zonale, né tantomeno alcun filtro di contrasto o di colore. Questo, quindi, è un metodo che non altera nemmeno le diverse tonalità ma enfatizza solo quello che è stato catturato. E' sufficiente ciò per dire con ragionevole certezza che la foto mostrerà sempre colorazioni reali? Naturalmente no, servono altre conferme, perché potremmo aver enfatizzato delle differenze di colori che dipendono dalla scarsa qualità del sensore del dispositivo usato per la ripresa.

Un'altra conferma, allora, arriva da uno dei cardini del metodo scientifico, che è utilissimo anche e soprattutto nell'affrontare la realtà di tutti i giorni: la ripetibilità. Se i dettagli che vediamo sono artefatti del sensore, non si ripeteranno mai uguali in due riprese ottenute in serate differenti. In altre parole: se quei colori sono davvero della Luna, li posso riprendere quante volte voglio, con qualsiasi strumentazione che sia idonea allo scopo. Ecco allora che un bel confronto con le mie foto ci mostra una corrispondenza elevatissima, nonostante siano state scattate a distanza di un anno, con strumenti ben differenti (a sinistra un telescopio da 35 cm, a destra uno da 23 cm) ed elaborate in modo indipendente. A parte qualche naturale differenza nella quantità di saturazione dei colori e nel loro bilanciamento, le zone rosse e blu corrispondono in modo perfetto tra di loro.



Se non siamo ancora convinti, possiamo girare il web e scrivere dapprima le parole "Mineral Moon" per trovare centinaia di riprese amatoriali che mostrano circa le stesse sfumature di colore. Se vogliamo esagerare, possiamo scrivere anche "Mineral Moon Galileo" e scoprire, con una certa sorpresa e soddisfazione, che questo metodo non l'ha di certo inventato quel poveraccio che sta scrivendo questo post, ma è stato usato addirittura nei primi anni 90 niente di meno che dalla NASA, che fece fotografare i veri colori della Luna dalla sonda Galileo che si sarebbe poi diretta verso Giove.



Direi a questo punto che il nostro processo di acquisizione, elaborazione e validazione dei dati sia piuttosto forte. Il metodo non altera il peso dei singoli canali né la loro tonalità, è ripetibile e mostra colori compatibili con quanto si vede in giro anche da sonde automatiche. Detto questo, spero di aver ben chiarito che i colori che si fotografano con la tecnica della "mineral Moon" siano assolutamente reali, anche se il nostro occhio non li vede. Facciamoci una ragione: siamo molto lontani dall'essere creature perfette e infallibili con il solo aiuto dei nostri sensi, per questo abbiamo inventato la scienza!

In conclusione, mi piace ricordare cosa significano questi colori, che seppur reali ancora non ho detto da cosa siano prodotti. Non c'è problema, la spiegazione è semplice. Il suolo lunare non ha la stessa composizione chimica ovunque, come qui sulla Terra il suolo australiano, rossissimo, appare ben diverso dalle rosate distese sabbiose del deserto del Sahara. I diversi colori, quindi, indicano differenti composizioni chimiche. Certo, la precisione nel determinare gli elementi prevalenti non è elevatissima ma possiamo dire, ad esempio, che le zone rosse sono povere di ferro e in generale più antiche, mentre quelle blu rivelano zone ricche di titanio. Chissà che un giorno anche queste nostre foto non servano ai primi minatori lunari come indicazione su dove trovare maggiori quantità dei minerali che cercheranno di estrarre!


venerdì 28 agosto 2015

La montatura EQ3.2 Synscan (o NEQ3) in autoguida: un incubo con lieto fine

Qualche mese fa, con la voglia di fare fotografia astronomica di oggetti deboli (galassie, nebulose, ammassi stellari) ma la necessità di dovermi spostare dal mio cielo cittadino, scelgi un setup che sulla carta avrebbe rappresentato il miglior compromesso tra spesa, ingombri e risultati. Comprai così d'occasione una camera CCD ST-2000 a colori al prezzo di una reflex, ma dotata anche di doppio sensore per la ripresa e la guida. Decisi di utilizzare per le riprese un telescopio molto compatto e leggero, un TS INED in carbonio da 70 mm. Il tutto sarebbe stato sorretto dalla montatura equatoriale dotata di GOTO e autoguida più piccola e leggera in commercio (almeno per la fascia economica): una EQ3.2 dotata di porta ST-4 e GOTO Synscan.

Un setup del genere è economico (meno di 2000 euro, che per la fotografia del profondo cielo è quasi un miracolo), leggero (meno di 10 kg in configurazione di ripresa) e si monta in 10 minuti. In previsione di viaggi alla ricerca di cieli scuri nei posti più remoti del pianeta, pensavo fosse stato un ottimo investimento che avrei potuto portare con facilità in aereo.

Purtroppo il moderno mercato è invaso da prodotti cinesi di qualità così infima che si fa fatica a capire come sia possibile che certa .... schifezza sia davvero in commercio, così quando provai le prime volte la mia montatura notai degli orrori che in vita mia non avevo mai visto nel mercato della strumentazione amatoriale (e di strumenti per le mani ne ho avuti parecchi).

Al di là delle piccole approssimazioni meccaniche (i carter dei motori strisciavano contro gli assi e li ho dovuti limare; il grasso cinese è colla e non grasso; i cerchi graduati dell'asse di ascensione retta sono fragili, storti e staccati dall'asse; il cannocchiale polare era tutto storto; backlash in declinazione ineliminabile e della durata di circa 8 secondi a velocità 1X...) c'erano dei problemi che pregiudicavano del tutto il mio intento di fare fotografia astronomica con focali fino a 400 mm in autoguida, in particolare:
1) A intervalli casuali, ma per fortuna solo in rarissimi casi, (capitato 5 volte su 15 giorni di utilizzo) l'autoguida in declinazione a un certo punto faceva un salto di 15-16 pixel per almeno 40-45 secondi, poi rimbalzava nel verso opposto a causa del backlash per poi riprendere tranquilla, per un po';

I salti occasionali e che avvengono su scale di diversi pixel e decine di secondi sono causati dall'inversione del moto di declinazione che fa si che la montatura, prima di andare nella giusta direzione, vada per diversi secondi nella direzione opposta, amplificando l'errore.
2) Dopo al massimo un'ora di utilizzo, ogni volta, la guida in declinazione cominciava a saltare di 2 e fino a 4 pixel, questa volta in modo regolare e periodico, rendendo tutte le foto inevitabilmente mosse. 
Questo era il problema principale che mi ha fatto dannare non poco nella ricerca delle cause e, si sperava, delle soluzioni.
Non sto troppo a dilungarmi delle vicissitudini affrontate, ma come un investigatore ho provato di tutto: cavi diversi, camere guida diverse, strumenti diversi, differenti bilanciamenti, differenti zone di cielo riprese, diversi programmi di guida, diversi alimentatori per i motori, aggiornamento del firmware dei motori e del Synscan... Ho addirittura cambiato la vite senza fine dell'asse di declinazione e i cuscinetti che erano costruiti in modo indecente. La vite senza fine, ad esempio, se fatta rotolare su un piano liscio a un certo punto si bloccava per la presenza di un qualche spigolo. Misurata con un calibro, poi, era evidente la sua forma ovale.
I cuscinetti che la sorreggevano facevano di tutto tranne la funzione che dovevano svolgere, con il risultato che l'asse si muoveva a scatti.

Pensavo di aver risolto i problemi, ma mi sbagliavo. Anche con una nuova vite senza fine, grasso decente e cuscinetti funzionanti l'autoguida presentava sempre gli stessi problemi, in particolare i salti periodici che si ripetevano dopo circa un'ora di funzionamento e in modo sempre più fastidioso.
Non c'era più dubbio: il problema era elettronico. Una ricerca su internet mi ha svelato un'amara verità: a quanto pare nessuna montatura EQ3.2 Synscan funzionava bene in autoguida, manifestando grafici identici al mio. Chi aveva percorso la strada dell'assistenza aveva ricevuto la classica risposta: "la montatura per noi funziona bene." Nessun aiuto, quindi, sarebbe venuto dall'assistenza italiana né tantomeno dalla Skywatcher... La Cina, a volte, è davvero lontana..

Il primo tipo di salti non si presenta sempre quando si inverte l'asse (forse a causa dell'ovalizzazione della corona che in certi punti fa più presa sulla vite senza fine e in altri meno), ma il secondo tipo, i salti regolari, sono delle bestie brutte che impediscono qualsiasi velleità di autoguida, anche con obiettivi da 135 mm di focale. La natura di questi salti del secondo tipo è elettronica.

Evoluzione dei salti regolari: problema elettronico.
Decisi quindi di cercare di risolvere il problema osservando la dinamica di quei salti in declinazione e cercando un modo via software per eliminarli o arginarli il più possibile.
Alla fine sono arrivato, dopo più di un mese di prove estenuanti, alla conclusione, che condivivo volentieri con tutti coloro i quali hanno comprato questa montatura nella speranza di fare qualche foto e invece si sono ritrovati con un costoso (perché 550 euro non sono pochi!) fermacarte.


Ecco quindi la mia soluzione:

1) I salti enormi che si verificano sporadicamente e che arrivano anche a 15 pixel sono dovuti a una meccanica indecente. In pratica, quando l'autoguida inverte il senso di correzione dell'asse di declinazione, perché la stella ha derivato dalla parte opposta rispetto alla quale avvenivano le correzioni prima, per 40-50 secondi l'asse si muove nella direzione opposta rispetto alla quale dovrebbe andare. La causa è da ricercare nella vite che blocca nel suo alloggiamento la vite senza fine dell'asse di Declinazione (vedi foto sotto). Se si lascia lenta a sufficienza per permettere alla vite di girare, ogni volta che si fa l'inversione dell'asse la montatura va per un po' nella direzione opposta e solo dopo estenuanti secondi imbocca la strada giusta (l'effetto si nota bene osservando all'oculare e facendo muovere il motore di declinazione avanti e indietro a velocità media). Il problema, nel mio caso, non si risolve perché per eliminare questa specie di gioco orizzontale della vite senza fine dovrei serrare tutto al punto da bloccare il movimento.
  In autoguida questo problema si risolve facendo in modo che la montatura effettui correzioni in declinazione solo in una direzione. Di solito questo avviene sempre perché lo stazionamento al polo non è mai perfetto, quindi la stella in declinazione tenderà a spostarsi sempre in una direzione, di conseguenza l'autoguida correggerà sempre in una direzione. A volte, però, succede che la correzione sia eccessiva e la stella si porti a un errore negativo rispetto a prima, che richiede all'autoguida di effettuare una correzione nel verso contrario rispetto a quando avveniva di solito. Quando la stella si sposta per qualche motivo (anche il seeing) e l'autoguida dovrebbe invertire il moto di declinazione per correggere l'errore, occorre che il programma NON dia alcun impulso e sia la normale deriva dovuta al residuo errore di allineamento polare a riportare la stella nella giusta posizione. Quindi bisogna che il software effettui correzioni in declinazione solo in una direzione.
Con Maxim DL basta spuntare (a partire dalla versione 5) l'opzione "Anti Stiction" per almeno 5-6 cicli. In questo modo durante l'autoguida il software calcola la deriva in dec e capisce qual è la direzione unica in cui dovrebbe fare le correzioni. Se per caso la stella si spostasse dall'altra parte e richiederebbe correzioni nella direzione opposta, per alcuni cicli Maxim non interverrà sull'asse, lasciando che sia la deriva a ripostare la stella verso la posizione corretta. Una funzione simile è presenta anche in PHD Guiding ma non posso essere più preciso perché non conosco il programma (nel manuale si troverà di sicuro).

I salti casuali ed enormi sono dovuti al fatto che la vite senza fine non è ben ancorata nel suo alloggiamento e quando si inverte il moto di Dec l'asse si muove per qualche secondo nella direzione opposta, amplificando l'errore prima di correggerlo. Occorrerebbe stringere la vite contraddistinta dalla freccia per risolvere il problema ma al prezzo di bloccare il moto dell'asse.


2) I salti più piccoli ma fastidiosi e periodici sono di natura elettronica esi verificano ogni volta che l'autoguida deve dare impulsi lunghi alla montatura. Per non si sa quale motivo, l'elettronica sovracorregge enormemente e fa fare dei brutti salti di 2-4 pixel.

Questo problema si risolve nei seguenti modi:
a) Fare un ottimo stazionamento al polo celeste;
b) Impostare una velocità di guida alta, nel mio caso 1X perché il nostro obiettivo è far dare al programma, in declinazione, impulsi di breve durata, quindi è necessario che la velocità sia elevata altrimenti non si avrà la sufficiente correzione;
c) Impostare i seguenti parametri di guida: minima durata dell'impulso 0.01 secondi; massima durata dell'impulso 0.3 secondi (i valori potrebbero cambiare a seconda del setup utilizzato, quindi sono da prendere solo come puro riferimento). La minima durata dell'impulso molto breve permette di avere correzioni anche con piccoli errori, quindi evita che la stella derivi troppo e che sia poi necessaria una correzione elevata tutta insieme. La massima durata dell'impulso impostata a soli 0.3 secondi è quella che empiricamente ho visto essere il valore minimo per cui non si verificano salti. Un valore più alto dell'impulso farà comparire i salti.
d) Impostare l'aggressività della guida in declinazione a un valore compreso tra il 40% e il 60% (per Maxim DL questi saranno tra 4 e 6, per PHD Guiding tra 40 e 60). Non impostare mai l'aggressività di Declinazione a valori sopra il 60% altrimenti possono verificarsi salti. E' molto importante, ai fini della stabilità del sistema, che il valore di aggressività sia quello per cui si avrà sempre un minimo errore di guida in una direzione, senza che la stella derivi dall'altra parte (vedi ultima foto).


Anti Stiction serve per evitare che l'inversione del moto nell'asse di Declinazione faccia muovere la montatura nella parte opposta per diverso tempo.

Parametri di maxim DL da regolare per evitare la presenza dei salti regolare in Dec. L'asse Y è quello di declinazione (se gli assi della camera sono orientati come gli assi della montatura)

Il risultato di tutte queste fatiche è riportato nella figura seguente, che mostra 15 minuti di guida rappresentativi di questi nuovi parametri. Ormai sono arrivato a più di 9 ore di autoguida senza salti, direi che il problema sia stato risolto.



La guida in Dec (asse y, in basso) è ora più che accettabile. Da notare il fatto che l'errore in Y, cioè in Dec., sia presente solo nella direzione positiva (verso l'alto). Questa è una condizione necessaria per la stabilità del sistema, che si ottiene impostanto valori di aggressività bassi.

Considerazioni finali: la montatura EQ3.2 Synscan (o NEQ3) NON è adatta per fare fotografie in autoguida perché è costruita male e con un'elettronica scadente. NON compratela per fare foto autoguidate. Per tutti quelli che ce l'hanno, spero che questa mia piccola guida li aiuterà a risolvere i problemi di un prodotto che non avrebbe nemmeno dovuto essere immesso sul mercato perché NON funzionante.

domenica 23 agosto 2015

Oltre 1000 mie fotografie astronomiche

Ho finito di organizzare e caricare qui tutte le mie fotografie astronomiche scattate nel corso di circa 12 anni di osservazioni del cielo. E' stato un lavoro enorme perché mi sono accorto di aver ripreso oltre 1000 immagini astronomiche(!). Ci sono tutte le mie fotografie digitali (quasi tutte, alcune mancano all'appello ma cercherò di ritrovarle e caricarle), a partire dai primi, goffi e brutti, tentativi fino alle più recenti riprese di questi giorni.

Guardando velocemente la gallery si può capire in modo spettacolare perché l'astronomia, anche contemplativa, non stanca mai: oltre 1000 immagini tutte diverse le une dalle altre e ancora decine di migliaia di soggetti e fenomeni da immortalare. Non basterà una vita per esplorare tutta quella piccola porzione di Universo accessibile a un telescopio amatoriale; non basterà una vita intera per smettere di meravigliarsi di questo incredibile Universo!

lunedì 3 agosto 2015

Un'estate di fotografie astronomiche

L'estate porta con sé tanto caldo ma anche, per fortuna, tanto tempo bello. Le notti sono corte, è vero, ma in compenso possiamo stare fuori senza dover indossare vestiti pesanti e il cielo, se osservato lontano dalle luci delle grosse città, ci regala il maestoso spettacolo della Via Lattea estiva, un lungo e frastagliato fiume di luce che rappresenta una delle più spettacolari manifestazioni di potenza del nostro Universo.

Durante il passato novilunio di Luglio mi sono finalmente divertito un po' sotto un cielo scuro, che mi mancava da troppo tempo. 
E allora non c'è modo migliore, per un blog di astronomia, che augurarvi buone vacanze con le meraviglie dell'Universo che ho catturato con la mia modesta strumentazione.


La nebulosa Velo è ciò che resta di una stella esplosa qualche decina di migliaia di anni fa, nella costellazione del Cigno. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore ED TS INED 70 mm F 420 mm e camera CCD ST-2000 a colori. 15X720 secondi.
La nebulosa Omega, o Cigno, è una splendida distesa di gas caldo nel cuore della Via Lattea estiva. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore ED TS INED 70 mm F 420 mm e camera CCD ST-2000 a colori. 29X120 secondi.
La nebulosa Cocoon è un piccolo fiore rosso scaldato dalle numerose stelle che vi sono nate al suo interno, con una lunga coda di polveri e gas freddo che blocca la visione delle stelle di sfondo. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore ED TS INED 70 mm F 420 mm e camera CCD ST-2000 a colori. 15X720 secondi.
La nebulosa IRIS è una gemma azzurra composta da gas e polveri illuminate dalla calda stella centrale. La sua luce, però, viene bloccata dalla grande quantità di materia che la circonda, così che lontano dalla sua figura la nabulosa assume i contorni di una grossa chiazza scura che blocca gran parte delle stelle di fondo. Questa è la migliore prova che guardando con uno strumento molto più sensibile del nostro occhio ci si accorge con facilità che lo spazio non è vuoto. In realtà, nel nostro cielo, sono poche le regioni prive di gas o polveri. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore acromatico Konus Vista 80 mm F 400 mm e camera CCD ST-2000 a colori. 19X720 secondi.
La nebulosa proboscide di elefante è una grande zona nebulare calda, dai colori tipicamente rossi, nella quale si staglia un lungo naso oscuro composto da polveri e gas freddi. Sono queste zone in apparenza vuote che formano nuove stelle, le quali, quando avranno raggiunto alte temperature, inizieranno a scaldare le regioni adiacenti e trasformeranno i buchi scuri in splendide zone rosse. Ripresa eseguita con telescopio Takahashi 106 FSQ e camera CCD ST-2000 a colori. 21X720 secondi, in collaborazione con Federico Pelliccia.
L'ammasso aperto M11, detot dell'Anitra Selvatica, è uno degli agglomerati più densi della sua specie. Situato nella costellazione estiva dello Scutum, è facile preda anche di un piccolo binocolo. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore acromatico Konus Vista 80 mm F 400 mm e camera CCD ST-2000 a colori. 15X120 secondi.
L'ammasso globulare M13, nella costellazione di Ercole, è un immenso agglomerato di circa mezzo milione di stelle che orbita attorno al centro della nostra galassia. Si tratta di un satellite della nostra isola di stelle ed è fatto di astri molto vechci, tra i più antichi che potremo mai trovare nell'Universo. La loro età, infatti, è superiore ai 12 miliardi di anni! Ripresa eseguita con telescopio Celestron C9.25 e camera CCD ST-2000 a colori. 5X600 secondi, in collaborazione con Federico Pelliccia.
La nebulosa planetaria M27, nell'evanescente costellazione della Volpetta, è un'istantanea del Sole tra circa 7 miliardi di anni. Questa impressionante distesa di gas è infatti ciò che resta dopo la fine della vita di una stella con massa simile al Sole. Il gas in espansione a qualche decina di chilometri al secondo è riscaldato da ciò che resta dell'antica stella, una nana bianca, un oggetto grande come la Terra ma molto, molto più denso, che si raffredderà molto lentamente nel corso di miliardi di anni. Ripresa eseguita con telescopio Celestron C9.25 e camera CCD ST-2000 a colori. 15X720 secondi, in collaborazione con Federico Pelliccia.


La galassia M101 e un suo satellita, rappresenta molto bene la magnifica eleganza di queste sterminate isole di stelle. In quella perfetta girandola, simile alla nostra Via Lattea, trovano posto centinaia di miliardi di stelle, altrettanti pianeti, migliaia di ammassi stellari e nebulose. Si fa fatica a a capire come tutto questo riesca a stare in uno spazio in apparenza tanto piccolo e come si raggiunga un ordine così meraviglio, ma questa è proprio la bellezza dell'Universo: la capacità di stupire sempre, ben oltre i limiti imposti dalla nostra immaginazione. Ripresa eseguita con telescopio rifrattore Takahashi 106 FSQ e camera CCD ST-2000 a colori. 18X600 secondi, in collaborazione con Federico Pelliccia.

martedì 21 aprile 2015

Nuovo libro: Tecniche, trucchi e segreti della fotografia astronomica

Con un po' di emozione e poche energie rimaste per un progetto che si è rivelato immenso, annuncio la pubblicazione del mio ultimo libro riguardante la fotografia del profondo cielo. Dopo il volume sull'imaging planetario, risalente ormai a più di 2 anni fa, ho cercato di completare la trattazione sulla fotografia astronomica parlando del vastissimo campo delle riprese a lunga posa, dalle foto alle tracce stellari fino alle più lontane galassie che possiamo riprendere con il nostro telescopio.
Non avrei raggiunto lo scopo senza il prezioso aiuto di altri tre amici: Marco Bastoni, Giovanni Giardina e Federico Pelliccia. 

Ecco allora la presentazione, non senza un po' di orgoglio, perché questo è di gran lunga il progetto più lungo, complesso e vasto che abbia mai affrontato.



Quattro astrofotografi con più di 30 anni di esperienza, innamorati del cielo e con la voglia di condividere tutto quello che hanno imparato durante un lungo e difficoltoso percorso. Ecco come è nato il manuale più completo al mondo sulla fotografia astronomica degli oggetti del profondo cielo; un’opera titanica che rende disponibili a tutti le tecniche, i trucchi e i segreti che permettono agli astrofotografi più bravi di ottenere splendide immagini di nebulose, galassie e ammassi stellari.
Partiremo da zero, imparando a prendere confidenza con la fotocamera attraverso i primi progetti di fotografia astronomica, che non richiederanno né un telescopio né una montatura.
Cresceremo insieme con riprese sempre più complesse, fino ad arrivare alla fotografia a lunga posa attraverso il telescopio, la più spettacolare ma anche difficile.
Nella seconda parte, con l’esperienza già acquisita, vedremo uno a uno tutti i segreti in merito all’acquisizione e soprattutto all’elaborazione delle immagini. Impareremo come gestire al meglio le reflex digitali e le camere CCD astronomiche. Apprenderemo l’uso di software potentissimi ma un po’ ostici, come Photoshop, MaxIm DL e PixInsight. Scopriremo tecniche a cui non avevamo neanche pensato. Avremo a disposizione molte riprese grezze, da scaricare dai relativi link presenti nel libro, che elaboreremo insieme passo passo per capire meglio questa delicata fase della fotografia astronomica e alla fine, è una promessa, ci trasformeremo in provetti astrofotografi il cui unico limite sarà solamente il cielo.  
Buona fotografia astronomica a tutti!
  
Qui è possibile scaricare un campione gratuito che include prefazione, indice, introduzione e il primo capitolo.
Come sempre, ci sono diverse edizioni da acquistare:

Come offerta lancio, e solo per una settimana, chi acquista l'edizione cartacea avrà in regalo anche la versione ebook in PDF. Come fare? Acquistate il cartaceo, poi mandate una mail con la ricevuta dell'acquisto (basta uno screenshot dell'ordine fatto) a questo indirizzo email: libro.astrofotografia@gmail.com

venerdì 29 agosto 2014

L'indescrivibile bellezza delle aurore



Sono le 20 e il cielo è ancora chiaro; ci si chiede come sia possibile e se mai avrà inizio la notte.
Io e il Marco più anziano, irrazionali e impazienti, ci siamo già ritrovati casualmente fuori per un paio di sopralluoghi. Il cielo sembra velato, ma qualche stella si vede e Giove è un faro. Non ci resta che sperare e avere la forza di aspettare che il chiarore del tramonto se ne vada presto.
L'aurora danza nel cielo
Impazienti e nervosi decidiamo di andare a cena abbandonando gli ingombranti abiti termici al posto di qualcosa di più comodo e meno caldo, sperando che l’imminente pasto riesca a far passare il tempo e che questa sera, dopo la cocente delusione avuta ieri sotto chilometri di nuvole e nebbia da pianura padana, l’aurora si mostrerà a noi. 

Nell’aria c’è speranza, tensione e tanta paura in ogni gesto, mano a mano che il crepuscolo si affievolisce. Un sentimento irrazionale che sta per sfociare nella fobia di non veder nulla, alimentata più della benzina sul fuoco dal fatto che una delle tre notti è già trascorsa e ci ha regalato solamente delusione. Una disperata delusione tappata da neve e nuvole che hanno nascosto a noi e a pochi altri uno degli spettacoli più grandi degli ultimi dieci anni, una fiammata dell’aurora che si è spinta addirittura fino all’Inghilterra e alla Danimarca.
Si ha la sensazione di non poter far nulla, di aver perso la grande occasione; la beffa di un destino che a volte sembra fin troppo crudele. E oggi, dopo che il Sole ci ha quasi abbronzato, il cielo si è improvvisamente velato proprio al tramonto. Sarà il presagio di un’altra serata nuvolosa?
Il cuore è in gola; le mani tremano in questa calda stanza d’hotel più di quando oggi a -10°C scalavano senza guanti la cima di una montagna. 

Con molta calma percorro il corridoio lungo che separa la mia camera da quella dei due Marco e dalla hall e mano a mano che mi avvicino sento l’inconfondibile caciara che solo un gruppo di italiani può fare. E chi altri possono essere se non i miei compagni di avventura, visto che di altri connazionali in questo albergo non ve ne è traccia?
Incuriosito mi avvicino alla loro porta aperta e improvvisamente vengo proiettato in un altro mondo come un potentissimo razzo.
Il Marco più esperto, l’organizzatore del viaggio, mi guarda con occhi lucidi e sprizzanti una felicità senza pari e poi esclama, incurante del casino che sta facendo:
“C’è!!! C’è l’aurora fuori! Vieni a vedere, andiamo a vedere, s’è accesa!!!”.
Mentirei se dicessi che mi ricordo le azioni e il tragitto fatto dopo questa sua frase; so solo che in un lampo ci siamo proiettati fuori in felpa, jeans e scarpe da ginnastica, fregandocene dei -10°C e con lo sguardo rivolto in alto. 

E appena usciti il battesimo dell’aurora è stato ufficiale. Nel cielo ancora un po’ chiaro, sotto i lampioni dell’hotel, in mezzo a gente che in mezze maniche si gode la fresca serata e se ne frega di quello che accade in cielo, io non vedo altro che pura meraviglia. Da orizzonte a orizzonte, proprio sopra di noi, due lunghissimi fiumi verdognoli, in apparenza fermi, sembrano trasportare milioni di litri d’acqua celeste. L’aurora, Signori; questa è l’aurora. Non posso crederci, non riesco a capire, non posso pensare. Vedo molto bene delle tenui striature e percepisco anche il loro lento movimento; ammiro l’acqua cosmica muoversi, la corrente trasportare via me e tutte le paure.
Questo è uno di quegli eventi che non dimenticherò mai, scolpito nella mia memoria fino alla fine dei giorni, lo so già. E poco importa se l’altro Marco, l’astrofilo navigato, quasi mezzo schifato esclama:
“Sì, va beh ragazzi, ma che è sta schifezza. Aspettate di vedere l’aurora vera, questa non è niente a confronto”. Probabilmente ci crede a quello che dice, anzi, ne sono sicuro, ma il suo comportamento tradisce un sentimento che la razionalità del suo pensiero non riesce a tenere a bada per molto tempo. E infatti in questo piazzale composto e pieno di persone che si godono la propria vita in pace, noi 5 italiani bambini urliamo come se in cielo avessimo visto la mistica apparizione di qualcosa di sovrannaturale. E probabilmente, almeno per noi, drogati di astronomia e ubriachi di vita, è proprio così. Tra gesti di giubilo, scatti improbabili delle nostre macchine fotografiche e un freddo che non è mai stato così caldo, ci godiamo questo momento con la speranza, fortissima, che sia solamente l’inizio di una serata memorabile.
Io vago nel piazzale bianco cercando un pizzico di solitudine e un riparo dai lampioni. Scatto immagini mentali di tutto quello che sto vedendo; con gli occhi, con il respiro di quest’aria pura e profumata, con la pelle che non trema al freddo di quest’assaggio di notte polare. 

Non so chi lo abbia fatto notare, ma sono già passate le 20 e noi abbiamo un appuntamento al ristorante sottostante di cui ora faremo volentieri a meno. La cena, da piacevole passatempo per scaricare la tensione in vista della nottata decisiva, si è appena trasformata in un enorme impedimento tra noi e il cielo, tra noi e il puro godimento.
La voglia di saltarla è enorme, ma Marco, più esperto e razionale, ci convince che in realtà questo spettacolo è solo un antipasto e che dopo la cena potremo assistere a qualcosa di grandioso, quindi tanto vale mangiare velocemente e poi andarcene in un luogo più scuro per godere del nostro attimo di eterno stupore. E allora, tra una foto e l’altra, tra un “dammi un minuto” e l’altro, con estrema fatica ci convinciamo a rientrare dentro, anche perché l’aurora sembra darci una piccola tregua.

Entriamo nel ristorante esaltati e irrequieti, sperando di finire presto quest’imprevista carcerazione. Ci sediamo e la prima cosa che facciamo è accedere alla pagina web che propone le immagini in diretta dell’aurora, proprio da una stazione a pochi chilometri da qui. Se il cielo si accenderà come hanno raccontato i due Marco qui di fronte a me, scapperemo fuori di corsa portandoci dietro chiunque si intrometterà sulla nostra strada!

Dopo l’ora più lunga della mia vita, arriva finalmente il grande momento. L’aurora sembra averci aspettato e noi, di fretta, ci vestiamo come astronauti e ci incamminiamo, speranzosi e con gli occhi più scintillanti di queste stelle sopra di noi, verso una lunga salita innevata che ci porterà in cima alla collina, là dove ci aspetta un grande piazzale privo di luce e, per gli amanti del caldo, la baita riscaldata. 

La salita, nonostante sia ripida, non la sente nessuno: corriamo come degli adolescenti e scoppiamo di caldo come fossimo in pieno agosto.
L’unico momento per riposare è quando ogni poche decine di secondi rallento perché cerco lo sguardo al cielo per vedere cosa mi riserva. Intravedo qualcosa. In una situazione normale avrei detto nuvole, ma so che è l’aurora perché qui non ci sono così tante luci nel raggio di 300 km da illuminare talmente bene il cielo.
Lungo è il tragitto e la tentazione di fermarsi per fotografare ma sento, sentiamo, che non c’è tempo, che dobbiamo arrivare prima possibile nella nostra postazione.
E così, dopo una sfiancante corsa, giungiamo nel piazzale gremito di altri osservatori. E non c’è tempo neanche per cercare la posizione migliore che il cielo s’accende davvero.
Di fronte a noi, senza il minimo sentore, precipita giù a grande velocità un’immensa cascata color verde acceso. Si sgrana, si muove come un serpente irrequieto; sembra quasi di vedere le scaglie che fanno presa sul terreno. Le differenze linguistiche di tutti questi curiosi che condividono il piazzale, provenienti da ogni parte d’Europa, si abbattono all’istante di fronte allo spettacolo dell’Universo, davanti allo stupore più puro che tutti gli uomini esprimono allo stesso modo, con la stessa parola trascinata all’infinito: Wooow.

L’aurora nel cielo danza senza fine e tutti noi siamo a corto di fiato. Il serpente si ingrandisce, si circonda di amici, si colora a tal punto da illuminare di verde il paesaggio intorno. E’ una sensazione di rara bellezza perché mai nessuno ha visto l’Universo muoversi persino più veloce di quanto il nostro cervello riesca a elaborare. Di fronte a noi, poi dietro, poi ancora sopra, proiettando sulle le nostre teste un’inquietante ma affascinante effetto pioggia, una pioggia velocissima e colorata che sembra investirci. Ma tutti sappiamo che non c’è alcun pericolo; lo sappiamo non con la ragione ma con il cuore. Sappiamo che questa meraviglia è troppo bella per ferirci e allora, invece di aprire immaginari ombrelli per ripararci, allarghiamo le braccia sperando di raccogliere questa pioggia lucente che tinge il cielo e tutto il nostro mondo. 

Ci si sente allo stesso tempo piccoli e grandi, insignificanti e potenti perché noi fragili esseri, minuscoli per un Universo ben più esteso della nostra immaginazione, abbiamo l’enorme dono di poter assaporare con coscienza questo spettacolo. Ci si rende conto di avere la responsabilità, bellissima, di sentirsi ambasciatori dell’Universo stesso, che attraverso di noi acquista coscienza della sua grandiosità, compiacendosi del perfetto lavoro che ogni volta riesce a svolgere.

Passano i minuti, ma l’irrequieto turbinio del cielo non si vuol placare e noi non possiamo che ringraziare e sentirci, una volta tanto, davvero fortunati.
Lentamente riacquistiamo abbastanza lucidità per iniziare a fare qualche improvvisata fotografia, ma l’aurora è così intensa che già con qualche secondo di esposizione, con le stelle che si vedono a malapena sul fotogramma, la luce verde diventa bianca da quanto è luminosa.
Ognuno di noi, ora, è solo; solo con il suo mondo, solo nel suo personale rapporto con il cielo. E questa solitudine condivisa fa parte del gioco e rende tutto semplicemente unico.
Provo ancora a fare qualche scatto con quello che ho. L’aurora è così estesa che ci vorrebbe un grandangolare ma io non ce l’ho. Riprendo a 800 ISO, con il diaframma tutto aperto per una decina di secondi al massimo, sperando di fermare il movimento del serpente, ma invano. Benché i colori siano più evidenti in fotografia, l’occhio ha una visuale, una dinamica e soprattutto un tempo di esposizione così breve che è l’unico strumento capace di congelare i movimenti di questi fiumi di luce color smeraldo. Nessuna foto può rendere l’idea di movimento e rappresentare degnamente le sottili e lunghissime linee seguite dalle particelle luminose.
Proprio per questo decido di impostare automaticamente la fotocamera, puntata in una zona a caso del cielo, e sedermi in terra, meglio, sulla polvere di ghiaccio, per ammirare in silenzio questo spettacolo unico fino a quando non si stancherà di mostrarsi a noi. 

Se volete dare un'occhiata alle immagini che ho scattato, seguite questo link.
Se invece volete avere idea dei movimenti dell'aurora in un bellissimo video del mio compagno di avventura Marco Bastoni, cliccate qui e proiettate il video a tutto schermo. 

lunedì 16 giugno 2014

La bellezza della Via Lattea estiva

Forse non lo sappiamo e probabilmente non l'abbiamo mai vista nella sua reale bellezza a occhio nudo, nascosta dallo scempio delle luci artificiali puntate verso il cielo, ma in queste notti estive sta facendo capolino in tutta la sua maestosità la Via Lattea estiva, la porzione più brillante e spettacolare della nostra Galassia.

Solo da un cielo scuro, magari in alta montagna, e senza il disturbo della Luna, è possibile ammirare ogni sera l'imponente e sconvolgente bellezza della nostra Galassia, un'isola di stelle enorme che contiene centinaia di miliardi di astri, pianeti, migliaia di nebulose, ammassi stellari e tutto quello che in un piccolo telescopio possiamo scoprire.

E se vogliamo incrementare la bellezza dello spettacolo muniamoci di una reflex digitale, una piccola montatura equatoriale o un astroinseguitore che compensano il movimento della sfera celeste, scattiamo 4-5 foto da 5 minuti ciascuna ad almeno 800 ISO con un obiettivo da 16-18 mm, elaboriamole con un software apposito quale Registax, Maxim DL o Deep Sky Stacker e godiamoci colori e contrasti che i nostri occhi non potranno mai ammirare dal vivo perché troppo poco sensibili.

E a questo punto, di fronte all'incredibile luce di milioni o miliardi di stelle tutte disposte lungo una sottile linea che sembra disegnata dal più grande pittore cosmico mai esistito, sorridiamo consapevoli dell'enorme fortuna che abbiamo nell'essere coscienti della magnificienza dell'Universo. Sono questi i momenti unici per i quali vale la pena vivere.

La Via Lattea estiva

mercoledì 30 aprile 2014

Una guida super rapida per riprendere i pianeti

Lo scorso Luglio, allo star party di Lajatico, ho sostenuto una conferenza su come riprendere nel migliore dei modi i corpi del Sistema Solare in alta risoluzione con telescopi amatoriali, riassumendo all'estremo i concetti principali del mio libro "Tecniche, trucchi e segreti dell'imaging planetario".

http://www.danielegasparri.com/tecniche_trucchi_segreti_imaging_presentazione_gasparri.pdf

Dopo aver rovistato in un vecchio hard disk e aver ritrovato la presentazione, l'ho leggermente arricchita di informazioni e la rendo disponibile a chiunque voglia una guida rapida con i punti salienti per riprendere i pianeti e per chi magari ha bisogno di una rinfrescata.
Il download può essere fatto cliccando qui

Se volete approfondire c'è sempre il mio libro, disponibile in formato PDF, Kindle e cartaceo.