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lunedì 15 giugno 2015

Ho mai visto un UFO?



Molti curiosi si staranno facendo questa domanda, alcuni me l’hanno chiesta più volte quando hanno avuto l’occasione di parlare a quattr’occhi con me. Altri, magari i più timidi, cercheranno di negarlo ma alla fine è normale curiosità, quindi non ci sono problemi: tutte le domande sono lecite.
In tutto questo peregrinare per il cielo stellato per venti e passa anni, mi sarà mai capitato di vedere qualche fenomeno che non sapevo spiegare, un bell’UFO come tanti ne trasmette la televisione?
Posso dare due risposte e la prima, mi si perdoni, è un po’ provocatoria ma interessante, se analizzata con mente aperta.
A rigor di logica, anche un moscerino che, povero lui, ha preso fuoco e ci vola di fronte, può essere un UFO se non lo riconosciamo.

Due satelliti iridium, oggetti volanti ben identificati!
Osservando il cielo per tanti anni, studiando, leggendo, frequentando all’università un corso di laurea in astronomia, si costruisce un bagaglio culturale e di esperienza che permette di affrontare in modo distaccato e razionale ogni fenomeno che ci sembra strano nel cielo. E ogni volta, se non si è condizionati da pregiudizi su alieni e astronavi varie, si trova sempre una spiegazione plausibile e supportata da ottime prove. Quindi, sebbene abbia visto a primo impatto fenomeni che non riuscivo subito a spiegare, non c’è mai stato nella mia avventura tra le stelle nessun UFO rimasto tale per più di pochi minuti o al limite qualche giorno.

Tra gli eventi che più mi impressionarono, anche a causa della mia giovane età e scarsa esperienza, ricordo distintamente una palla di luce attraversare lentamente, luminosa quanto Giove, il cielo per poi separarsi in due parti e scomparire pochi secondi più tardi. Quello era un raro quanto spettacolare bolide, avvistato e tracciato nella sua orbita da molti osservatori esperti. Un sasso un po’ più grande dei granelli che generano le stelle cadenti, niente di più, ma che per un paio di notti della mia adolescenza mi fece preoccupare e fantasticare.

Attorno ai 18-20 anni ricordo che nelle serate estive periodicamente comparivano tre punti deboli più della stella polare, che si muovevano in formazione come fossero un oggetto unico. La lucida curiosità mi portò a fare indagini e a scoprire che era una formazione di tre satelliti spia militari la cui orbita, grazie alla loro visibilità, era ormai ben conosciuta a tutti.

Nelle prime fotografie al cielo, scattate senza compensare il movimento della Terra, notavo spesso degli strani puntini che contrariamente alle stelle restavano fissi. Per anni cercai di capire cosa fossero, se erano reali o artefatti delle fotografie. Quei punti comparivamo anche quando iniziai a fare le fotografie al telescopio, ma erano diversi, e allora ebbi l’intuizione. Se seguivo le stelle diventavano delle linee, se smettevo di inseguirle tornavano a essere punti. Con un po’ di fisica di base e l’informazione su siti corretti (non quelli spazzatura che pullulano in rete parlando di alieni e complotti), capii che quelli erano satelliti geostazionari. Sì, stavo vedendo i satelliti di Sky, o quelli meteorologici, che a 36 mila km dalla superficie restano sempre fissi nel cielo perché orbitano con lo stesso periodo con cui il nostro pianeta ruota su se stesso.

A pensarci bene, ci fu una sera nella quale fui convinto di aver assistito a qualcosa fuori dal comune. Frequentavo i primi anni del liceo e la disinformazione della tv italiana in merito a presunti UFO e alieni aveva iniziato a intaccare la mia mente e la mia capacità di giudizio, creando pericolosi pregiudizi che hanno il brutto vizio di farci accettare un evento senza porci delle sensate domande. Così, quando vidi casualmente nel cielo due luci brillanti quasi fisse stazionare sopra casa per qualche ora, pensai a un’astronave. Le inquadrai con il telescopio, le fotografai, le osservai per molto tempo. Sembravano le luci di qualche veicolo vicino, ma non si sentiva nessun suono. Se i media mi avessero insegnato a pensare, ragionare, indagare proprio come la polizia cerca di scoprire il colpevole di un crimine, invece di cercare di farmi il lavaggio del cervello con storie assurde e prive di logica, quella sera avrei potuto capire con le mie forze che quelle luci erano di un dirigibile che stazionò, per un motivo che non ricordo, sopra la città per un paio d’ore. Un dirigibile, non un’astronave! E poi, per quale assurdo motivo avrei dovuto pensare alla cosa più improbabile dell’Universo, quando c’erano migliaia di spiegazioni più semplici, quindi più probabili?

Guardandomi indietro ora mi sento quasi ridicolo, ma non mi vergogno di quanto accadde perché da quella situazione capii quanta disinformazione facevano i mass media, quanto potente potesse essere il loro condizionamento, al punto da farci immaginare una realtà inesistente e, soprattutto, farci desistere dal capire se fosse corrispondente al vero oppure no.
L’annientamento della capacità di ragionare è il potere più preoccupante che il mondo dell’informazione ha su di noi. Con la speranza che l’opera di cancellazione non sia stata portata a termine, apriamo gli occhi e recuperiamo la lucidità necessaria per analizzare tutte le situazioni con spirito critico e logico. Quello spirito che la scuola dovrebbe averci dato e che in ogni caso si può acquisire e allenare con le nostre forze, perché siamo tutti esseri intelligenti.

martedì 12 novembre 2013

Siamo soli nell'Universo?



Questo post è tratto dal mio libro: "Vita nell'Universo: eccezione o regola?" disponibile su Amazon.it

La risposta a livello scientifico, quindi con prove inoppugnabili a supporto, non può essere ancora data ma logica, esperienza, osservazioni e qualche principio fisico e chimico possono comunque darci un’idea piuttosto chiara.
E la sensazione, giunti a questo punto, è che si tratta solamente di una mera questione di tempo, soprattutto per quanto riguarda il molto promettente cammino attraverso la ricerca dei pianeti extrasolari.
Non abbiamo trovato il gemello perfetto della Terra, è vero, ma l’analisi delle migliaia di stelle da parte di Kepler ci ha dato una mano formidabile nel chiarire le nostre idee e dipanare i dubbi, anche dei più scettici.
Attorno a stelle simili al Sole e più piccole come le nane rosse, Kepler ha scoperto molti pianeti rocciosi. Considerando il calcolo totale, che include anche quelli fuori dalla fascia di abitabilità, Kepler ha rilevato più di 1400 superterre, più di 300 pianeti di massa terrestre, più di 50 corpi della massa di Marte e addirittura un paio di massa comparabile con quella di Mercurio (non troppo diversi dalla nostra Luna). Tutto questo analizzando solamente i transiti, quindi esclusivamente quei sistemi planetari che vengono visti quasi perfettamente di taglio. Se assumiamo che le inclinazioni dei sistemi stellari non abbiano una distribuzione particolare nei confronti della Terra, questo significa che Kepler ha scoperto meno del 10% dei sistemi planetari effettivamente presenti nel campo analizzato. Considerando i limiti nelle osservazioni, sia dal punto di vista fotometrico che temporale, la percentuale si abbassa e potrebbe attestarsi su un più verosimile valore del 5%.
Molte delle stelle analizzate sono piccoli astri rossi o al limite simili al Sole, di magnitudine intorno alla dodicesima, quindi entro un paio di migliaia di anni luce.

Le scoperte di Kepler ci dicono che nella Via Lattea potrebbero esserci qualcosa come 17 miliardi di Terre. Per pianeti simili alla Terra ci riferiamo a corpi celesti con un raggio compreso tra 0,5 e 1,4 volte, quindi anche molte delle superterre di minor massa.
Ma i dati di Kepler ci dicono anche un’altra cosa, ancora più sconvolgente: il 48% delle stelle di classe M ospiterebbe un pianeta terrestre potenzialmente abitabile. Considerando la grande abbondanza di questi astri anche nelle zone adiacenti il Sistema Solare, ci sarebbe in media un pianeta abitabile di tipo terrestre ogni 6,4 anni luce, praticamente dietro l’angolo per le scale dell’Universo. Non solo, ma la probabilità di trovare un pianeta terrestre entro una sfera dal raggio di 10 anni luce sarebbe del 94%: quasi una certezza!

Quello che ci dicono questi primi dati statistici, che finalmente si basano su un gran campione di stelle e di analisi, è che pianeti di taglia terrestre sono presenti un po’ ovunque nella Galassia e rappresentano la normale evoluzione delle stelle simili al Sole e delle piccole nane rosse, alla stregua dei satelliti naturali attorno ai pianeti gioviani: è un processo inevitabile.
Con un numero così alto di pianeti di taglia terrestre, quindi, è scontato trovarne molti nella fascia di abitabilità.

Ora basta fare davvero 2+2 per scorgere una risposta.
Le molecole organiche e l’acqua sono presenti ovunque nel Cosmo e in quantità abbondanti; la vita, per quello che vediamo qui sulla Terra e per gli esperimenti eseguiti, riesce a nascere e prosperare anche in ambienti proibitivi e quando trova condizioni stabili non si fa certo sfuggire l’occasione.

La sensazione, quindi, è che forme di vita, almeno semplice, possano prosperare un po’ ovunque nell’Universo ed essere frequenti quanto i pianeti di tipo terrestre nelle zone di abitabilità (dove è posibile l'esistenza di acqua liquida in superficie). Un’esplosione di vita che fa parte dell’essenza stessa dell’Universo alla stregua delle stelle, delle galassie, delle nebulose e degli ammassi. Non più quindi eccezione, uno strappo a una regola che deriva dalla combinazione assurda di variabili quasi impossibili da mettere nella giusta sequenza, piuttosto il risultato semplice, quasi scontato, delle leggi della fisica, le stesse che regolano tutto quello che possiamo vedere.
Alla risposta se siamo soli o meno nell’Universo ormai nessun astronomo si sognerebbe quindi di dire di no; sarebbe assurdo come credere che la Terra sia piatta.

Un discorso diverso riguarda invece l’esistenza della vita intelligente. La risposta, in senso assoluto, è probabilmente positiva: non siamo gli unici esseri intelligenti dell’intero Universo.
Bisogna però capire ancora quanto sia frequente questa eventualità, perché se nel nostro piccolo abbiamo compreso come sia relativamente facile per molecole inanimate mettersi insieme e formare i primi organismi viventi in pochi milioni di anni, è altrettanto evidente, grazie agli sconfortanti dati delle varie ricerche SETI, che l’Universo sia un luogo sorprendentemente più silenzioso di quanto si pensasse. 

Sono passati più di cento anni da quando Nikola Tesla ipotizzò di ascoltare messaggi alieni attraverso le onde radio da poco scoperte, ed ere geologiche da quando Guglielmo Marconi affermava di essere riuscito a ricevere trasmissioni da Marte.
Kepler ci ha dato risultati in forte contrasto con il SETI: possibile che su quasi 20 miliardi di Terre nella Via Lattea nessuna ospiti forme di vita intelligenti? No, c’è qualcosa sotto che riguarda sicuramente il nostro modo di cercare attraverso le onde radio.

Popolato o no da esseri intelligenti, quello che sembra evidente è la lunga strada che dobbiamo ancora compiere dal punto di vista tecnologico e biologico per comprendere come funzionano i complessi meccanismi della vita. E la risposta, prima ancora di cercarla nelle stelle, dobbiamo trovarla qui sulla Terra e nel nostro Sistema Solare.
Per il momento, quindi, accontentiamoci di qualcosa di meno scientifico: la sensazione che potrebbe succedere di tutto da un giorno all’altro. Potremmo ricevere un segnale senza preavviso, forte, inequivocabile, decifrabile, come la protagonista di “Contact” (difficile), oppure scoprire il nostro pianeta gemello da un giorno all’altro o una luna sorprendentemente simile alla Terra.
La sensazione è che una svolta improvvisa e spettacolare possa essere dietro l’angolo perché la scienza, la nostra scienza, è sul punto di una scoperta epocale.
I tempi? Forse dieci anni al massimo. 

Accontentiamoci per adesso del fatto che la prova più forte di non essere soli nell’Universo ce l’abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: siamo noi stessi, materia comune in un luogo anonimo dell’Universo. È la nostra stessa esistenza a dirci di non essere gli unici, perché se il Cosmo ci ha dato quest’opportunità, nella sua enorme estensione sarà successo molte altre volte.

Per ora la gioia più intensa che possiamo provare è con noi stessi.
In una notte serena prendiamoci un po’ di tempo dai rumori e dalle luci delle città e andiamocene in campagna. Distesi su un prato, nel silenzio dell’Universo, osserviamo la luce scintillante di quelle lontane fiammelle. Tra noi e loro ci separa solo un sottile e trasparente strato d’aria.
Scrutiamo, e pensiamo che sicuramente su una di quelle fioche stelle ci sarà qualcuno che in questo momento, sdraiato su un prato molto diverso dal nostro, guarderà un cielo differente nel quale un debole astro giallastro condivide silenzioso il segreto più grande e misterioso dell’Universo: la sua stessa coscienza.
È successo una volta, miliardi di anni fa su un pianeta azzurro chiamato Terra quasi distrutto da un immenso impatto. Nulla vieta che possa essere accaduto altre volte, in molti altri luoghi dell’Universo.

domenica 19 maggio 2013

Il mio ultimo libro: siamo soli nell'Universo?

Sono disponibili le seguenti edizioni:
-   Versione cartacea su Lulu.com e Amazon.it 
-   Versione digitale in formato PDF con immagini in alta risoluzione

Con un concorso lanciato sulle pagine di questo blog si è concluso il mio ultimo libro e questa è la doverosa scheda di presentazione.
Non si tratta infatti di un classico manuale di astronomia pratica, ma di un volume che tratta in modo serio, approfondito e semplice uno degli argomenti più affascinanti di sempre: c'è vita nell'Universo? Siamo soli nell'Universo?

Il mio nuovo libro. Siamo soli nell'Universo?
Non si parla dei fantomatici avvistamenti UFO e di presunti contatti con esseri alieni qui sulla Terra, ma degli sforzi che da oltre mezzo secolo importanti scienziati stanno facendo nel rispondere alla domanda più antica di sempre.

Vedremo allora se ci sono forme di vita primitive su Marte, e forse la risposta sarà affermativa, poi ci spingeremo verso Titano ed Europa, satelliti di Saturno e Giove. Andremo ad analizzare cosa hanno prodotto cinquant'anni di progetti SETI, delle attività atte a scoprire tracce di civiltà evolute nell'Universo, poi andremo a sbirciare nei pianeti extrasolari perché stiamo cominciando a scoprire corpi celesti molto simili alla Terra.
E' un viaggio emozionante e allo stesso tempo rigoroso attraverso la scienza (quella vera, non quella della TV e dei giornali) che in silenzio cerca di scoprire l'affascinente e misteriosa verità che si nasconde nel buio e nel freddo dell'Universo.

Ho preparato anche una sinossi, che potrebbe sembrare ridondante, ma ve la propongo lo stesso per comprendere meglio la filosofia del libro:


La Terra è un pianeta roccioso come tanti, che orbita attorno a una stella tra le più comuni dell’Universo, in una galassia normale che fa parte di una classe che ne contiene centinaia di miliardi. I nostri corpi sono fatti per gran parte d’acqua, la molecola più abbondante del cosmo, e da carbonio, il quarto elemento dopo l’idrogeno, l’elio e l’ossigeno.
La nostra stessa esistenza, fatta di materia così straordinariamente comune, è la migliore prova che noi non possiamo essere soli nell’Universo. La vita, più che eccezione, sembra essere la normale conseguenza delle leggi fisiche che governano il Cosmo. E allora, dove sono tutti quanti? Abbiamo trovato dei batteri su Marte? Siamo riusciti ad ascoltare trasmissioni radio di civiltà extraterrestri evolute? Abbiamo scoperto pianeti simili alla Terra? Ci stiamo provando seriamente da più di mezzo secolo e forse siamo più vicini alla risposta di quanto si possa immaginare.

Non possiamo essere soli nell'Universo; ormai nessuno si spingerebbe a fare un'affermazione del genere. Bisogna solo sapere cosa cercare e come cercare nella vastità del Cosmo. 
Nel corso degli anni ci abbiamo provato in ogni modo, persino cercando astronavi aliene vicino alla Terra o enormi sfere di pannelli solari attorno ad altre stelle. A volte abbiamo preso degli abbagli, in altri casi forse abbiamo avuto una gran sfortuna, ma prima o poi la verità la scopriremo; basta solamente continuare a cercare.

Le scoperte, soprattutto per quanto riguarda i pianeti extrasolari, si susseguono a ritmi serrati, per questo motivo il libro sarà continuamente aggiornato nel corso dei mesi.


Sono disponibili le seguenti edizioni:
-   Versione cartacea su Lulu.com e Amazon.it 
-   Versione digitale in formato PDF con immagini in alta risoluzione 

Coloro che hanno partecipato al concorso, se acquistano l'edizione cartacea hann diritto a una copia digitale gratuita. Basta mandarmi una mail all'indirizzo infoATdanielegasparri.com (sostituire AT con @) con allegata la ricevuta d'acquisto.

sabato 18 maggio 2013

Risultati del concorso per il titolo del mio libro

Eccoci qui;
il "concorso" per scegliere il titolo del mio ultiimo libro è terminato e devo dire che la partecipazione è stata più alta di quanto mi aspettassi.
Anche il livello dei titoli è stato molto alto e questo mi ha messo non poco in difficoltà.
Ci ho pensato diversi giorni, ho scritto i titoli più volte su pezzi di carta volanti; a un certo punto ho anche pensato di metterli tutti, ma non era proprio fattibile.
Alla fine, consultandomi anche con altri amici/colleghi, sono arrivato a una difficilissima scelta, dettata anche dal fatto che il libro si venderà solamente online, in mezzo a migliaia di altri volumi e che quindi nel titolo devono esserci riferimenti quanto più possibile diretti all'essenza di quello che è scritto nelle pagine interne, che purtroppo non si possono sfogliare prima.
Rileggendo e ricontrollando il testo, mi sono accorto che il titolo suggeritomi da Girolamo Raso era quello che sembrava tessere un filo comune a tutto il libro: la vita nell'Universo è un'eccezione o una regola?

Il vincitore quindi è Girolamo Raso, al cui titolo mi sono permesso di aggiungere una parola:
Vita nell'Universo: eccezione o regola?

A lui spetta come promesso una copia cartacea gratuita, mentre a tutti voi che avete partecipato (spero che non ve la siate presa per non aver vinto) va un grazie immenso qui sul blog e indelebile nell'apposita pagina dei ringraziamenti del libro.

Ma per ringraziarvi ancora di più, perché il vostro contributo è andato per me ben oltre il mero aiuto nella difficile scelta del titolo, se doveste acquistare la copia cartacea vi spetterà gratuitamente la versione digitale in PDF e/o la versione ebook per Kindle (a vostra scelta, potete richiederle entrambe). L'offerta è rivolta solo a chi ha partecipato al concorso.

Il libro ha già intrapreso l'iter di pubblicazione e al momento è già disponibile in formato kindle, in PDF ad alta risoluzione, e in versione carrtacea su Lulu.com. Tra un paio di giorni arriverà anche la versione cartacea di Amazon, che è raggiungibile a questo link.

Grazie ancora a tutti voi e mi raccomando: se avete suggerimenti, consigli, critiche non esitate a crivermi!
Quando il libro sarà disponibile su tutti i canali di vendità farò una presentazione "ufficiale" con un nuovo articolo qui sul blog.

mercoledì 26 ottobre 2011

UFO nel cielo? L'incredibile caso degli orbs

Post un po' lungo, spero mi possiate perdonare

Con il termine inglese orbs si identifica la comparsa di piccole sfere di luce in alcuni video ed immagini.
Un'invasione aliena? Luogo infestato di fantasmi? Direi proprio di no!
Nei video il fenomeno è ancora più curioso, perché queste sferule sembrano muoversi in direzioni definite e comparire e scomparire da un momento all’altro. 

Se non fossimo condizionati da chi ci dice di credere a priori e senza ragione a spiegazioni a dir poco fantasiose, per scoprire la verità su questo strano fenomeno basterebbero pochi ma semplici esperimenti e magari un po’ di esperienza di fotografia o video.

Alcuni vogliono farci credere, usando i mezzi di comunicazione di massa che queste sferule siano entità soprannaturali, fantasmi, che infestano in particolare alcuni luoghi dove sono accaduti fatti ed eventi misteriosi.
Quali sono le prove a supporto?
Nessuna, anzi, a volte mi sembra di assistere ad un attentato contro l'intelligenza degli spettatori. Si, perché mi spiace dirlo, ma chi mai potrebbe veramente credere ad una cosa del genere?

Purtroppo in una televisione squisitamente commerciale, coloro che conquistano il diritto di parlare in trasmissioni televisive ci riescono unicamente perché la loro idea è commercialmente valida e serve per catturare il maggior numero possibile di telespettatori.
La realtà delle affermazioni cade in secondo (o terzo) piano, mentre si esaspera il lato misterioso ed intrigante della vicenda. Poco importa se è tutta finzione; l’importante è che se ne parli.
Mi permetto di darvi un consiglio: credere indistintamente a tutto quello che passa attraverso il vaglio di operatori commerciali è sbagliato.
Se state leggendo questo post significa che avete a cuore l’uso del mezzo più potente dell’uomo: la capacità di ragionare, che non dovrebbe mai perdersi, a prescindere dal personaggio che vi narra i fatti. Questo vale anche per quello che vi sto raccontando in queste pagine. 
Non voglio essere creduto a priori; vorrei semplicemente comunicarvi un senso critico e qualche strumento di analisi per difendervi dall’assalto mediatico dei giorni nostri. 

Torniamo al discorso degli orbs.
Prima di proporre la mia tesi (anzi, prima di proporvi il ragionamento e le prove a sostegno della mia tesi, è ben diverso!), vi faccio una domanda volutamente provocatoria: su quale base si asserisce che queste sferule siano la prova dell’esistenza di entità soprannaturali? Ovvero, quale potrebbe essere il ragionamento logico per asserire una cosa del genere? Sarà un mio limite, ma io non riesco a concepirlo.

Bene, cominciamo la nostra analisi lasciando da parte giuzidi e pareri che non ci aiutano.
Osservando attentamente un video o un’immagine, ci accorgiamo che questi orbs hanno tutti delle dimensioni circolari e dei segni particolari al loro interno. Essi si spostano, quindi non sono effetti imputabili a difetti del sensore o alla comparsa di raggi cosmici. Non sembra neanche trattarsi di riflessi, visto che il loro numero cambia, pur rimanendo fissa la fonte di illuminazione. 

A questo punto sembra effettivamente che si tratti di dettagli reali, appartenenti alla scena ripresa. 
Ma che tipo di dettagli sono?
Se l’immagine ed il video sono stati ripresi nel visibile, perché queste sferule non sono visibili all’occhio umano, che ha addirittura una sensibilità migliore di qualsiasi dispositivo di ripresa? Questo fatto ci dovrebbe mettere qualche dubbio a riguardo, ma andiamo avanti.

Possiamo a questo punto fare una prova molto interessante, che ci permette di stabilire a quale distanza si trovano questi oggetti reali.
Prendiamo due fotocamere distanziate di almeno una ventina di centimetri e scattiamo due foto contemporaneamente, con la stessa inquadratura.
Questa semplice esperienza ci permette di fare quella che si chiama triangolazione: l’osservazione da due punti di vista leggermente diversi, fornisce informazioni sulla distanza degli oggetti rispetto ad uno sfondo lontano.

Se questi oggetti sono molto vicini all’obiettivo della fotocamera, la loro posizione nelle due fotografie, rispetto allo sfondo, cambierà sensibilmente.
Se sono molto lontani, la posizione rimarrà quasi la stessa.
Non è finita qui, perché conoscendo la distanza e le dimensioni sul sensore, possiamo scoprire anche le loro dimensioni reali. A prescindere da quello che sono (ancora troppo presto per dirlo), potremmo ricavare molti preziosi dati!

Bene, mi dispiace dirvelo, ma se facciamo questa esperienza scopriamo che nessuna delle sferule che si vedono in una ripresa è presente anche nell’altra!
Se ammettiamo che sono reali e non frutto di rumore/riflessi, dobbiamo concludere che sono così vicine all’obiettivo che ognuno ne inquadra di diverse. 

Le sferule presenti sono così tante che è impossibile riconoscere quelle eventualmente comuni alle due immagini? Proviamo allora a fare dei video con due videocamere attaccate che inquadrano sempre la stessa zona.
Dal movimento delle sferule (generalmente omogeneo), siamo in grado di riconoscere quali sono quelle presenti in entrambe le immagini: di nuovo nessuna, anzi, si assiste all’impressione che un gruppo prima sia visibile in una videocamera e poi, quando esce dal campo, compare nell’altra, nonostante le due videocamere inquadrino la stessa zona! 
Senza fare complicati calcoli, questa è la prova definitiva che i dettagli si trovano a pochissima distanza dalle lenti degli obiettivi, non più di qualche centimetro.
Se sono a distanza così ridotta e sull’immagine appaiono ancora piccole rispetto al campo inquadrato, devono avere dimensioni minuscole, inferiori ad 1 millimetro. 

Cosa potrebbe essere secondo voi?
E’ più possibile che siano entità paranormali o della semplice polvere illuminata dal flash della fotocamera (guarda caso sono fotografie fatte sempre al buio) o dagli illuminatori a raggi infrarossi delle videocamere (con l’effetto simile al flash)?

Non siamo ancora convinti?
Indaghiamo la loro forma.
Tutte le sferule sono sferiche, con dei cerchi concentrici all’interno. 
Si potrebbe obiettare, giustamente, che i granelli di polvere non hanno mai questa forma, a cosa è dovuta?
Avete mai osservato attraverso un telescopio a lenti (rifrattore) o un binocolo? Oppure, avete mai osservato ad occhio nudo un lampione incrociando gli occhi?
In tutti questi casi, come vi appaiono le sorgenti puntiformi (stelle, lampioni)? 
Della stessa forma e struttura degli orbs

A questo punto non è difficile capire che queste sferule sono in realtà granelli di polvere minuscoli illuminati dal flash o dal sensore a raggi infrarossi, che appaiono di forma sferica perché rispetto alla scena sono semplicemente fuori fuoco!
Se così non fosse, allora tutte le stelle del cielo viste attraverso un telescopio non a fuoco sarebbero delle entità paranormali!

Volete la prova del nove che vi convinca che si tratta di granelli di polvere?
Prendete una videocamera a led infrarossi e andate in una stanza completamente buia. Riprendete dei video e fate controllare ad un vostro amico cosa vede sullo schermo del computer che riceve le immagini (posto in un’altra stanza).
Ad un certo punto prendete un tappeto e cominciate a sbatterlo.
Le sferule aumenteranno di numero e cominceranno a viaggiare a grandi velocità: tutto normale, state togliendo la polvere dal vostro tappeto!
Riponete il tappeto ed uscite dalla stanza; aspettate un po’ e vedrete, magicamente, che le sferule diminuiranno di numero e saranno meno agitate.

Perché le sfere di luce appaiono però di diverse grandezze?
Semplice, perché non tutti i granelli di polvere si trovano alla stessa distanza dal sensore, quindi qualcuno sarà più sfocato (e grande) di altri a distanza maggiore. 

Perché qualche volta, soprattutto ai bordi, la forma non è più sferica?
Dipende da due fattori: il primo dalla forma del granello di polvere e dall’angolazione della luce; il secondo dai difetti ottici di tutti gli obiettivi economici che distorcono le immagini ai bordi del campo.

Perché i colori sono diversi?
Perché dipende dalla composizione chimica del granello. Ad esempio i pollini dei fiori (che producono lo stesso effetto) tendono ad avere tonalità leggermente più gialle.

Perché in alcune fotografie sembrano lasciare una scia? 
Perché il tempo di esposizione di una foto scattata con un flash è dell'ordine di 1/40-60 di secondo, sufficiente a far venire mossi i granelli che si muovono a (relativamente) grande velocità in direzione parallela alla lente dell'obiettivo.

Coloro che possiedono uno strumento astronomico, forse vedranno in queste sferule qualcosa di familiare.
Se effettivamente con il vostro telescopio puntate una stella e sfocate l'immagine, magicamente otterrete un primo piano di un orbs: in questi casi stiamo effettivamente osservando un oggetto alieno, una stella distante decine di anni luce.
Vi consiglio però di mettere a fuoco l'immagine, così potete condurre un'osservazione più emozionante.

Orbs (sinistra) a confronto con una stella sfocata (a destra). Che ne pensate?

In effetti queste sferule di luce hanno due grandi utilità, di cui forse una non sarà proprio apprezzata da tutti:
  1. Costituiscono un buon metodo per i vostri genitori o vostra moglie/compagna per controllare se davvero avete spolverato la casa come vi è stato gentilmente (!) richiesto.
  2. Vi permettono di studiare la qualità dell'obiettivo che ha fatto la foto. In astronomia si chiama star test, e probabilmente non c'è niente di meglio di una stanza polverosa per studiare la qualità ottica del vostro nuovo obiettivo fotografico lungo tutto il campo inquadrato. Chissà se questa motivazione può funzionare come scusa per non aver sbrigato le faccende di casa!
Proverò e vi farò sapere!

lunedì 24 ottobre 2011

Ufo nel cielo? Forse solo limiti dei sensori digitali

Molti degli avvistamenti di fantomatici oggetti volanti non identificati derivano dall’analisi di alcune fotografie amatoriali, spesso scattate con mezzi di fortuna. 

La prima domanda alla quale dobbiamo rispondere è semplice. 
Una fotografia a colori mostra esattamente quello che è in grado di percepire l’occhio umano: se nella foto compare qualcosa di strano e se quel qualcosa è reale, perché non è stato osservato anche ad occhio nudo? Perché ci si accorge di qualcosa di insolito solamente analizzando a posteriori una fotografia, quando non si è notato alcunché durante lo scatto?

Il metodo scientifico è impietoso: se un evento non è mai confermato da altre osservazioni/osservatori, allora molto difficilmente può essere reale.
Al di la del metodo scientifico, la semplice logica può essere sufficiente: è più probabile che un punto ripreso in un’immagine, non osservato da nessun’altro, sia reale, o che semplicemente la fotografia contiene quelli che si chiamano artefatti, ovvero dettagli fittizi introdotti dal sensore, dall’obiettivo, dalle condizioni di illuminazione, dall’elettronica della camera, e chi più ne ha ne metta?

Polvere sul sensore di ripresa
Molti sensori digitali quando sono diretti su uno sfondo uniformemente luminoso (come il cielo diurno) lasciano trasparire dei difetti che in altre situazioni sono nascosti dai dettagli ripresi.
Un esempio tipico è causato dalla presenza di granelli di polvere, che si manifestano come dei punti neri di piccolo diametro. Questi punti spesso sono associati ad oggetti volanti nel cielo, ma se questo fosse vero, possibile solo una fotocamera abbia registrato questo evento? 

Un hot pixel può essere scambiato per UFO
Per verificare la presenza di polvere è sufficiente misurare la posizione del punto sospetto: essa resta fissa a prescindere dall’inquadratura, quindi è sufficiente eseguire due fotografie variando leggermente l'inquadratura. 

Nel caso di sensori di scarsa qualità, o quando si fanno esposizioni al cielo notturno, si introducono altri due difetti, l’uno imputato al cielo, l’altro al sensore stesso.
Tutti i sensori digitali soffrono del cosiddetto rumore termico: quando sono esposti a tempi lunghi e in scene scarsamente illuminate, manifestano decine di puntini bianchi o colorati. Questi punti non sono reali ma semplice rumore. Potere fare una prova misurando la loro posizione, che resta fissa nonostante cambiate inquadratura.
Questo rumore, detto elettronico, dipende dalla temperatura del sensore, quindi può essere più o meno visibile a seconda delle condizioni ambientali.

Raggio cosmico di fronte ad una galassia
Il secondo tipo di disturbo deriva direttamente dal cielo e si chiama raggio cosmico.
Quando una di queste particelle impatta la superficie del sensore, esso registra informazione come se fosse stato compito dalla luce, producendo un punto bianco che in alcuni casi può diventare una linea. 

Se non credete alle spiegazioni che vi ho dato, cercate di dare consistenza a teorie alternative dimostrando che il fenomeno è reale e situato nello spazio.
Come fare? 
Basta scattare due foto contemporaneamente con due diverse fotocamere vicine tra di loro. Se eventuali punti sono lì fuori, essi si ripetono con la stessa intensità e luminosità in entrambe le immagini. Questa è la prova indipendente che il metodo scientifico, ma la semplice ragione, dovrebbe richiedere per dare consistenza ad altre ipotesi, che restano altrimenti semplici fantasie. 

Per rilevare i raggi cosmici potete usare un fotomoltiplicatore e accorgervi che circa 5 particelle ogni minuto colpiscono il vostro corpo: inquietante ma vero!

venerdì 21 ottobre 2011

Ufo nel cielo? Forse solo stelle brillanti

Tra gli avvistamenti più frequenti di presunti ufo, si posiziona un effetto ottico che inganna molte persone non esperte: la scintillazione dell’atmosfera terrestre.
Quando una stella particolarmente brillante si trova prossima all’orizzonte, sembra pulsare, variando la sua luminosità in brevissimi intervalli di tempo e cambiando spesso colore.

Non si tratta chiaramente di un oggetto non identificato dotato di un’intelligenza propria e non è neanche un satellite artificiale, è semplicemente l’effetto dell’atmosfera terrestre sulla luce stellare.

Per capire questo strano e curioso meccanismo, che a volte è artefice di alcuni interessanti spettacoli (soprattutto quando coinvolge Sirio, la stella più brillante del cielo), dobbiamo capire come si comporta la nostra atmosfera e quali sono gli effetti che può causare.
Purtroppo, e lo dico davvero a malincuore, quando si assiste ad uno spettacolo del genere le persone, manipolate dal pensiero di molti mass-media, subito pensano a qualche evento biblico, come l’arrivo di navicelle aliene, la fine del mondo e chi più ne ha ne metta.
Per capire che non si tratta di nulla di ciò, basterebbe osservare per una mezz’oretta, fare qualche semplice ricerca, oppure porsi delle domande, invece di credere ciecamente agli scenari apocalittici che ogni giorno certi mezzi di comunicazione ci propongono con insistenza.

Facciamo insieme una prova del genere.
A novembre, in prima serata, verso l’orizzonte sud-est, possiamo ammirare un oggetto piuttosto particolare e strano: un punto piuttosto luminoso che pulsa ed è scomposto nei colori dell’iride. Questo punto sembra fermo e ci incuriosisce molto: cosa sarà?

Prima di trarre conclusioni affrettate, dobbiamo raccogliere più informazioni, altrimenti potrebbe essere anche una mosca cosparsa di benzina che sta prendendo fuoco in lontananza.
La prima cosa da fare è osservare e capire, ad esempio, se quel punto si muove; se si, in quale direzione e con quale velocità. 
Poi possiamo capire se il fenomeno di pulsazione e cambiamento dei colori si mantiene costante nel tempo, o dipende da qualche variabile (ad esempio la posizione nel cielo). 
Sarebbe anche utile capire se può trattarsi di un lampione difettoso o di qualcosa molto più distante. Per fare questo basta confrontare la sua posizione con riferimenti vicini del nostro orizzonte ed eventualmente spostarci di qualche metro per capire se l’oggetto cambia posizione (allora è vicino) oppure no (allora è lontano almeno qualche centinaio di km).
Se sappiamo già che in quella zona non può esserci un lampione, allora c’è l’ipotesi, forte, che questo oggetto si possa trovare molto lontano. 

Escludiamo che si tratti di una meteora lenta, un satellite o un aeroplano che ci viene incontro.
Per fare questo basta osservare per 4-5 minuti e capire se esso ha cambiato posizione. Se non è così, allora si tratta probabilmente di un oggetto addirittura fuori dalla nostra atmosfera. Per averne la conferma possiamo chiamare un amico distante almeno cento km e farci dire se lui lo vede e se si trova nella stessa identica posizione.
Egli vi confermerà il comportamento e la posizione che state osservando.

A questo punto è evidente che questo oggetto deve essere lontano almeno qualche milione di km, altrimenti si noterebbe uno spostamento tra le posizioni dei due osservatori.
Vista la luminosità, può essere solo un pianeta o una stella.

Bene, abbiamo escluso la natura terrestre, sebbene non abbiamo ancora dato spiegazione dello scintillio e dei colori visibili.
Per avere la conferma che si tratti di una stella o un pianeta, aspettiamo una mezz’ora per vedere cosa succede.
L’oggetto si è spostato, ora è più alto sull’orizzonte e scintilla un po’ meno. I colori, soprattutto, sembrano molto meno accesi di prima.
Se abbiamo avuto l’accortezza di confrontare la sua posizione con quella di qualche stella, possiamo notare come, benché si sia spostato, esso abbia mantenuto la stessa posizione rispetto alle stelle, le quali si sono spostate per effetto della rotazione terrestre. 

Bene, sicuramente questa è la pistola fumante: l’oggetto peculiare è una stella o un pianeta, perché segue il verso e l’intensità della rotazione della Terra.
A questo punto possiamo andare a consultare qualche mappa del cielo per capire se in quella posizione si può trovare un pianeta o una stella, e intanto essere sicuri che anche dopo una pausa di un’ora esso si troverà ancora nel cielo, sebbene in una posizione diversa e più alto sull’orizzonte.
Se lo osserviamo di nuovo dopo questo intervallo di tempo, notiamo che qualcosa è cambiato: le dimensioni sembrano più piccole, la pulsazione si è drasticamente ridotta e non sono più visibili quei giochi di colore di prima. 

A cosa era dovuto allora quell’effetto? Perché ora che è più alto non si comporta più come prima?
Non siamo in grado di dare una spiegazione ancora. Per il momento cerchiamo di identificare l’oggetto su una carta celeste, scoprendo che si tratta della stella Sirio. Rimandiamo al giorno dopo, alla stessa ora, la conclusione sul perché Sirio inizialmente scintillava.
La sera dopo, alla stessa ora, si ripresenta lo stesso fenomeno: quando Sirio è bassa e sta sorgendo mostra pulsazioni irregolari e i colori, che si attenuano mano a mano che sale sull’orizzonte.
Se facciamo un po’ di attenzione e ci aiutiamo con un binocolo o un piccolo telescopio, potremmo riconoscere questo comportamento in ogni stella che si trova bassa sull’orizzonte, mentre quelle alte non presentano questo fenomeno, almeno non su questa scala. 

Lo stesso copione si ripete sera dopo sera, tutte le sere in cui c’è sereno, sebbene con alcune variazioni. Quando il cielo è terso e spazzato da vento di tramontana l’effetto di scintillio è più marcato; viceversa, quando l’atmosfera è calma e c’è anche un po’ di foschia, è meno evidente.

Bene, a questo punto, quali sono le vostre conclusioni?
L’unica conclusione è che il fenomeno, che riguarda tutte le stelle, è causato dalla nostra atmosfera, dall’aria che noi stessi respiriamo.
In effetti l'atmosfera terrestre non è per niente calma. In essa si concentrano moti di masse d’aria, sia in orizzontale che in verticale.

Il moto di masse d’aria causa una distorsione delle immagini degli oggetti posti fuori dall’atmosfera terrestre, in particolare delle stelle.
L’effetto è lo stesso che si può osservare guardando un panorama posto poco sopra un termosifone caldo, oppure quando d’estate osserviamo lungo una strada rovente e notiamo le immagini in lontananza distorte.
Minore è l’altezza sull’orizzonte dell’oggetto, maggiore è lo strato atmosferico che la sua luce attraversa, maggiori saranno le distorsioni della luce. 

La scomposizione dei colori è da imputare a due effetti: da una parte l’entità della turbolenza dipende criticamente dalla lunghezza d’onda della luce, quindi la parte blu dello spettro viene disturbata in modo diverso dalla parte rossa. Dall’altra parte c’è da notare che la nostra atmosfera si comporta anche come un prisma, scomponendo le immagini di ogni oggetto basso sull’orizzonte. Anche in questo caso l’entità della dispersione è legata all’altezza dell’oggetto sull’orizzonte.

Abbiamo imparato una cosa nuova: le luci fisse che pulsano e appaiono colorate vicino all’orizzonte sono in realtà stelle la cui immagine è distorta dalla nostra atmosfera; niente oggetti peculiari, niente ufo, solo un effetto curioso e affascinante per le persone comuni, un dramma per astrofili e astronomi. La turbolenza atmosferica, infatti, distrugge le osservazioni in alta risoluzione.

martedì 18 ottobre 2011

Ufo nel cielo? Forse solo meteore

Dopo aver dimostrato che le luci che osserviamo di notte sono quasi sempre da attribuire ad aerei o satelliti, e che per questi ultimi possiamo disporre di ottime previsioni per la loro osservazione, adesso mi occupo di un’altra famiglia di “luci”, spesso conosciuta ma non sufficientemente a fondo: le meteore, dette anche stelle cadenti.
Tempesta di Leonidi del 1999

Che cosa è una meteora?
Un piccolissimo corpo celeste che entra nell’atmosfera a velocità comprese tra 10 e 70 km/s e che brucia (vaporizza) a contatto con gli strati alti dell’atmosfera, ad altezze tipiche di 80 km, producendo l’immagine che possiamo osservare dalla Terra.
Una meteora media è costituita da un oggetto grande circa come un granello di sabbia, di solito composto di silicati e ferro.
 
Le meteore sono spettacolari da osservare e si concentrano in alcune date importanti, tra le quali vale la pena citare il 12-13 agosto (le Perseidi) e il 16-17-18 novembre (Leonini). 
In questi periodi dell’anno, la Terra si ritrova ad attraversare una zona orbitale ricca di piccoli frammenti, di solito lasciati dalla coda di alcune comete periodiche nel loro passaggio ravvicinato (si fa per dire, decine di milioni di km) all’orbita del nostro pianeta.

La coda delle comete è composta da gas e particelle solide e può estendersi per decine o centinaia di milioni di km dal nucleo cometario, posizionandosi anche lungo il piano dell’orbita terrestre.
Quando il nostro pianeta attraversa queste regioni (con densità comunque bassissime) le particelle penetrano nell’atmosfera e danno origine alle piogge di stelle cadenti.

Se siete degli assidui osservatori del cielo, e lo ammirate da luoghi scuri, allora già sapete che in una normale notte è possibile avvistare almeno una decina di meteore in poche ore.
In effetti, materiale interplanetario raggiunge continuamente la nostra atmosfera, si stima una quindicina di tonnellate l’anno.

Riconoscere una meteora è abbastanza facile generalmente, ma non sempre.
Ci sono dei fenomeni piuttosto inusuali e spettacolari che spesso vengono scambiati per UFO.
Si tratta dei cosiddetti bolidi e superbolidi, meteore molto luminose prodotte dall’entrata in atmosfera di corpi celesti di dimensioni superiori, detti meteoroidi.
I meteoroidi possono avere dimensioni variabili tra un centimetro e qualche metro e quando entrano nell’atmosfera terrestre producono effetti spesso sorprendenti.

I corpi dalle dimensioni pari ad almeno un pallone da calcio producono una meteora più luminosa della luna piena, accendendo improvvisamente il cielo e muovendosi velocemente, per poi sparire dopo una decina di secondi.
Alcuni bolidi e superbolidi possono avere comportamenti bizzarri, in dipendenza della loro composizione chimica, dell’angolo con cui entrano nell’atmosfera e sotto il quale sono visti dalla superficie.
Non è raro assistere a meteore luminose che possiedono un lento moto proprio, restando accese per una decina di secondi o più, oppure alcune che durante il loro tragitto si frammentano in due o più parti indipendenti.
Ricordo una volta di aver assistito ad una meteora piuttosto lenta, dalla megnitudine simile a quella di Giove, che ha aumentato bruscamente la sua luminosità due volte prima di frammentarsi e proseguire per altri 5 secondi prima di spegnersi.
I bolidi veloci, meteore di magnitudine negativa, luminosi almeno quanto Giove, spesso lasciano una scia verdastra dopo il loro passaggio.
I superbolidi, quelli con luminosità superiore alla luna piena, possono essere accompagnati da una scia durante e dopo il loro passaggio, persistente per qualche minuto. In qualche caso si possono udire anche dei suoni, chiamati suoni elettrofonici quasi contemporanei al passaggio del bolide o, in casi molto rari, suoni simili al passaggio di un aereo qualche minuto dopo la caduta del superbolide.

Le meteore più luminose della luna piena, i superbolidi, sono a tutti gli effetti piccoli meteoriti che possono anche raggiungere il suolo: un evento raro ma non troppo.
Ogni anno sono almeno una decina i piccoli meteoriti che danno origine a superbolidi e raggiungono il suolo. Alcuni eventi sono stati ripresi da webcam e telecamere di sorveglianza, come ad esempio questo che in Sud Africa ha illuminato a giorno il paesaggio: http://tinyurl.com/yes2qps, oppure quest’altro, che nel novembre 2009 ha interessato lo stato americano dello Utah: http://tinyurl.com/632dhmd.
In questo secondo caso è evidente il bagliore accecante prodotto dall’esplosione del meteoroide poco dopo l’ingresso nell’atmosfera terrestre. Il fenomeno è spettacolare e la luce dell’oggetto ha illuminato a giorno il paesaggio; possiamo stimare una magnitudine del superbolide pari o superiore alla -17.
E’ curioso ascoltare anche alcune telefonate al pronto intervento degli abitanti della zona, spaventati da quel flash blu così intenso: http://tinyurl.com/5vcmbo3

E’ chiaro che quando si assiste ad un fenomeno del genere e non se ne conosce l’origine, la prima reazione è inquietudine e paura, ma l’importante è non perdere la testa e non credere ad ipotesi senza senso, quali un bombardamento, la fine del mondo, l’arrivo di una navicella spaziale. 
No, non è nulla di tutto questo, solamente un oggetto grande quanto un motorino si è schiantato contro la nostra atmosfera ad una velocità di qualche decina di km/s e si è disintegrato ad una quota più bassa, compresa tra 40 e 5 km, liberando un’energia simile a quella di una piccola bomba atomica, ma senza le radiazioni annesse. 
Forse parte del masso disintegratosi è riuscito ad arrivare a terra, ma con una velocità molto minore di quella in entrata, per questo motivo sarà improbabile che esso abbia generato un cratere.

Come vedete si tratta di un fenomeno naturale e a volte spettacolare, ma senza conseguenze (a meno che ciò che resta di questi massi vi precipiti direttamente sulla testa!): da questo punto in poi non potrete più scambiarlo per un UFO o una navetta spaziale atterrata sulla Terra.

domenica 16 ottobre 2011

UFO nel cielo? Forse solo satelliti artificiali

La parola UFO identifica un generico oggetto volante non identificato.
Se non si compie un processo di analisi approfondita, o semplicemente non si vuole conoscere, anche un moscerino può, a rigor di logica, essere scambiato per un UFO, ovvero un oggetto volante (quando il moscerino vola) non identificato.

Punti luminosi in movimento nel cielo: satelliti artificiali
Quando qualcuno che non conosce il cielo, alza gli occhi ed osserva per almeno un’oretta, vede una miriade di oggetti volanti che non riesce immediatamente ad identificare.
Il più delle volte si tratta di aerei (facili da riconoscere perché la loro luce è intermittente) e satelliti artificiali, questi ultimi meno facili da individuare. 

Un satellite artificiale appare come un punto dalla luminosità fissa come quella di un pianeta (tipicamente della luminosità di Saturno) solcare il cielo con una velocità leggermente minore di quella di un aereo. 

Quando gli astronomi e gli astrofili (gli appassionati di astronomia) avvistano un oggetto del genere durante le osservazioni telescopiche, subito pensano: “oddio, speriamo tanto che non entri nel campo della fotografia che sto scattando, altrimenti la devo buttare!”. 

Quando un simile oggetto viene avvistato da un osservatore occasionale del cielo, il primo pensiero è: “Oddio, cosa è quella luce che si muove?”
Fin qui non ci sarebbe niente di male, anzi, è una domanda più che legittima. 
Il problema è che si è così condizionati dalle burle (voglio essere buono) dei mass media, che la prima risposta (e spesso l’unica) resta: “ho visto un UFO, una navetta spaziale aliena. Allora esistono davvero!”

Questa è la distorsione della nostra società. 
L’iniziale curiosità dovrebbe essere seguita da indagini e documentazioni serie, alla ricerca di una risposta.
Purtroppo questo lavoro di ricerca delle risposte non si fa più: ci sono gli altri che lo fanno per noi e ci dicono già che si tratta di una navicella aliena. Peccato, così si blocca totalmente la verità e il motore dell’essere umano: la voglia di scoprire.

Quei puntini luminosi che si muovono sono in effetti navicelle spaziali, ma non aliene, bensì lanciate dall’uomo: si tratta sempre di satelliti artificiali che spesso orbitano a quote comprese tra i 300 e i 500 km, compiendo un giro della Terra ogni circa 90 minuti. La luce che osserviamo è quella riflessa dal Sole quando il satellite si trova nella particolare configurazione per la quale a quell’altezza è giorno e sulla superficie è notte. Non a caso, quando il satellite entra nel cono d’ombra della Terra scompare quasi istantaneamente, semplicemente perché non è più illuminato dal Sole, non perché ha acceso i motori a curvatura.
In una normale nottata di osservazione, si possono contare decine di satelliti sfrecciare nel cielo, alcuni dei quali hanno comportamenti particolari. 

C’è la classe dei satelliti Iridium (adibiti alle comunicazioni satellitari) che dispongono di un’antenna estremamente riflettente. Quando questa è diretta verso la Terra, la luminosità del satellite aumenta di decine di volte, rendendolo anche decine di volte più brillante di Giove o Venere per alcuni secondi, fino a quando l’orientazione non è più favorevole o il satellite entra nel cono dell’ombra terrestre, diventando quindi debolissimo o invisibile.

Alcuni satelliti militari orbitano a formazioni di due-tre e sembrano scambiarsi posizione nel loro moto nel cielo. Questi triangoli sono i più suggestivi da osservare, ma di certo non si tratta di formazioni aliene in assetto da guerra, al limite di qualche teleobiettivo potente che ci fotografa mentre facciamo la nostra vita quotidiana.
I loro elementi orbitali, naturalmente, non sono resi pubblici, ma sono stati scoperti facilmente con qualche osservazione da terra, al punto che si può prevedere con estrema precisione anche il loro lento passaggio nel cielo notturno.

Il satellite più bello da osservare è la stazione spaziale internazionale (ISS), l’oggetto orbitante più grande mai costruito, visibile periodicamente poco dopo il tramonto del Sole, o poco prima dell’alba, come una stella molto luminosa in rapido movimento.
Se avete un telescopio ed una discreta abilità nel seguire il suo veloce spostamento nel cielo, potrete notare anche la forma, visto che le sue dimensioni apparenti sono maggiori di quelle del pianeta Giove.

Osservando al telescopio in prossimità dell’equatore celeste e in meridiano (verso sud, dove puntano le parabole per la tv) potrete imbattervi in puntini più deboli (magnitudine 10 circa) che sembrano muoversi in senso contrario al moto delle stelle.
State osservando un satellite geostazionario, probabilmente lo stesso che vi permette di vedere la pay tv comodamente seduti a casa vostra. Questi satelliti sono fermi nel cielo. Noi li vediamo in movimento perché sono le stelle che si spostano a causa della rotazione terrestre: seguendo le stelle ci sembra che il satellite si sposti.

Per prevedere il passaggio della ISS e di tutti gli altri satelliti (compresi i flash degli iridium) esistono dei siti internet che vi forniranno tutte le informazioni del caso: www.heavens-above.com/ e www.calsky.com .
Immettendo le coordinate del vostro sito osservativo (latitudine e longitudine, li potete leggere da Google Earth, Google Maps o da qualsiasi ricevitore GPS), questi siti web vi forniscono tutti i satelliti visibili dalla vostra zona in un certo intervallo di tempo, compresi di nome, orbita, magnitudine massima e minima e tempo di apparizione preciso al secondo. 

Bene, adesso avete tutti gli strumenti per trasformare i puntini luminosi in movimento, che molti scambiano per UFO, in oggetti ben conosciuti e farvi due risate quando qualcuno propone un filmato affermando che si tratta di navette aliene.