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lunedì 27 aprile 2020

Costellazione della settimana: la Vergine

Descrizione
L’unica figura femminile dello zodiaco è stata identificata, nel corso dei secoli, con tante divinità. 
Per i Babilonesi era Ishtar, dea della fertilità; per i Romani Astrea, dea della giustizia. La Vergine è rappresentata spesso come una figura femminile che tiene su una mano una spiga e sull’altra una bilancia, costituita dalla vicina costellazione.
La Vergine è una costellazione molto evidente nel cielo primaverile, ad est dell’imponente Leone. Riconoscerla non è difficile se si parte da Spica, la stella più brillante, la quale identifica proprio la spiga della vergine. Pensate che Spica è una stella oltre 2000 volte più luminosa del Sole. Trovandoci lontano dal disco galattico, non possiamo aspettarci di trovare molti oggetti galattici, quali ammassi stellari e nebulose. La zona, in effetti, è povera di questi oggetti ma è estremamente ricca di galassie, grazie alla presenza dell’ammasso di galassie della Vergine, un gigantesco agglomerato composto da oltre 2000 galassie, tutte legate dalla forza di gravità, esattamente come le stelle di un ammasso stellare. Distante circa 65 milioni di anni luce, produce una forza di gravità così intensa che sta attirando a sé anche la nostra Galassia, alla velocità di circa 600 chilometri al secondo, senza che noi ce ne accorgiamo!
L’osservazione dell’ammasso di galassie della Vergine è entusiasmante da condurre con un telescopio che vi mostrerà, nell’arco di una quindicina di gradi, decine di piccoli batuffoli, ognuno contenente centinaia di miliardi di stelle.



Oggetti principali

M84-86: Due galassie ellittiche molto vicine. M86 è più grande e leggermente allungata, mentre M84 è più compatta e di apparenza stellare. Sono alla portata anche di un binocolo da 50 mm, evidenti con uno da 80 mm. Al telescopio non mostrano dettagli, se non un alone maggiormente esteso ed evidente quanto più grande è il diametro dello strumento usato per l’osservazione.

M87: Gigantesca galassia ellittica, contenente qualcosa come 1000 miliardi di stelle, con un’estensione pari alla distanza tra la Via Lattea ed Andromeda, è uno dei giganti del cielo. È visibile con ogni telescopio, ma come qualsiasi galassia ellittica è povera di dettagli, a prescindere dalla potenza dello strumento. 
Un telescopio da 150-200 mm la mostra abbastanza staccata dal fondo cielo e dai confini indefiniti, come tutte le galassie ellittiche. Le fotografie condotte con gli stessi strumenti mostrano un enorme getto di materia uscire, a velocità prossime a quelle della luce, dal centro, nel quale si pensa si trovi un gigantesco buco nero di miliardi di masse solari. Nell’alone galattico sono evidenti centinaia, se non migliaia, di ammassi globulari. Si pensa che la galassia ne contenga oltre 10000! Siamo davvero di fronte a un mostro del cielo!

M49: La galassia ellittica più brillante dell’ammasso, visibile in tutti i telescopi, è priva di ogni dettaglio al di là di un nucleo brillante circondato da un alone diffuso.

M104: Soprannominata galassia Sombrero, è una spirale vista quasi esattamente di taglio, a sud dell’ammasso di cui forse non ne fa parte. Nelle osservazioni ricorda la tipica forma del copricapo messicano. È evidente con piccoli strumenti da 90-100 mm, mostra la sua forma curiosa, dovuta alla banda di polveri che attraversa il disco, solamente a telescopi di 150 mm.


3C273: Questa strana sigla identifica il quasar (nucleo molto brillante di una galassia) più luminoso del cielo. Sfortunatamente è solo di tredicesima magnitudine, quindi alla portata di strumenti a partire da 200 mm, ma rappresenta l’oggetto più distante osservabile con un telescopio: ben 3 miliardi di anni luce!

La galassia ellittica gigante M87, nel cuore dell'ammasso della Vergine, osservata attraverso un telescopio da 250mm di diametro.

La bellissima forma della galassia Sombrero (M104) vista attraverso un telescopio da 200 mm di diametro

Mappa dell'ammasso della Vergine. Tutte le galassie sono alla portata di uno strumento da 200 mm di diametro. 



martedì 14 gennaio 2014

Fotografia astronomica: il cratere lunare Gassendi

La Luna ha sempre il suo fascino, soprattutto se la si osserva o fotografa ad alti ingrandimenti. Se ripresa con una videocamera dotata di un sensore di medie dimensioni, l'effetto è ancora più spettacolare perché sembra quasi di volarci sopra.
Questo è uno scorcio del cratere Gassendi, un antico bacino d'impatto dal diametro di ben 110 km, al cui interno si stagliano montagne e profonde scarpate.
Per l'immagine è stato utilizzato un telescopio Schmidt-Cassegrain da 35 cm di diametro e una camera planetaria ASI120 MM . Somma di circa 300 singoli frame.
Buona visione!


martedì 5 marzo 2013

Terza edizione del libro: Primo incontro con il cielo stellato

Primo incontro con il cielo stellato, terza edizione disponibile su Amazon! 

Grazie al prezioso aiuto di un amico, Salvatore Damato, che mi ha dato preziosi consigli e mi ha segnalato tutti gli errori, ho rimesso mano al libro "Primo incontro con il cielo stellato, edizione estesa", inserendo anche qualche nuovo paragrafo e trasformandolo nella terza (e definitiva) edizione. Ne ho approfittato anche per cambiare piattaforma: da Lulu ad Amazon, riuscendo ad abbassare il prezzo e azzererare o quasi le spese di spedizione.
Terza edizione del libro


Di cosa parla il libro "Primo incontro con il cielo stellato", terza edizione (estesa)?

E' semplicemente il manuale per l'osservazione del cielo più completo in lingua italiana. Una guida semplice e dettagliata, scritta da un astrofilo per gli astrofili, su come iniziare a orientarsi e osservare le meraviglie del cielo stellato. Gli 8 capitoli affrontano passo passo il percorso necessario per diventare astronomi dilettanti: dall'osservazione a occhio nudo a quella binoculare, concludendosi con la scelta del primo telescopio e preziosi consigli su come osservare gli oggetti celesti. L'ultimo capitolo comprende mappe e gli oggetti da osservare delle 58 costellazioni visibili dai cieli italiani. L'astronomia non è mai stata così semplice e divertente!

E' un manuale completo che vi durerà una vita e potrà rappresentare un valido punto di riferimento per risolvere dubbi o incertezze anche dopo che avrete familiarizzato con il cielo.

Grazie all'autopubblicazione è stato possibile non limitare il numero di pagine e mantenere basso il prezzo: non esistono libri di astronomia di 560 pagine venduti a meno di 19 euro!

Dove lo potrete acquistare? La copia cartacea si trova qui su Amazon!

Buona lettura!

lunedì 25 febbraio 2013

L'ultimo libro: Tecniche, trucchi e segreti dell'imaging planetario

Aggiornamento: qui è possibile scaricare la prefazione, l'indice e l'introduzione per avere meglio idea della struttura del libro.

Quando tempo fa ho detto di voler smettere di scrivere non stavo mentendo. Le mie intenzioni non sono cambiate, ma prima di finire avevo ancora alcuni manoscritti da correggere e terminare che non potevano andare persi.
Anzi, nel corso di quesi ultimi mesi sono giunto anche a un altro addio: quello alle riprese in alta risoluzione dei corpi del Sistema Solare.

Mio libro sull'imaging planetario
Per salutare degnamente gli ultimi 10 anni della mia vita passati con il telescopio quasi sempre puntato tra i pianeti, ho deciso di terminare il lavoro che avevo iniziato ormai un paio di anni fa e poi avevo abbandonato. Il mio intento è quello di lasciare in eredità a chi ne ha voglia e passione, quella stessa che mi ha accompagnato per tanto tempo, tutto quello che ho imparato, da solo, sulle riprese in alta risoluzione. I miei sogni li ho vissuti ma non posso più permettermi i lusso di farlo.

Spesso gli astroimager più preparati tecnicamente tengono ben nascoste le preziose tecniche che gli permettono di ottenere risultati migliori degli altri. Io ho deciso di rompere questo muro di omertà e rivelare senza filtri tutto quello che nessun libro, nessuna conferenza e neanche nessuna confidenza amichevole ha mai svelato.
Non ho mai creduto ai segreti nella scienza, piuttosto alla condivisione di dati ed esperienze; questo è il mio piccolo contributo.

Nel libro si trovano molti esempi di elaborazione e ripresa ottenuti con la mia strumentazione e per facilitare la comprensione ho messo a disposizione in un apposito spazio all'interno del mio sito (il link si trova nel libro) molte delle immagini (più di 40) grezze. Così possiamo finalmente far pratica, riprodurre i passi descritti nel testo e confrontare la qualità delle riprese con quelle ottenute con i vostri strumenti.

Come solito sono disponibili pù versioni:
-  L'edizione cartacea si trova su Lulu e Amazon.it  (stampa in bianco e nero)
-  L'edizione Kindle è qui
-  L'edizione digitale in formato PDF con immagini in alta risoluzione è invece disponibile qui.

Se acquistate l'edizione cartacea avete diritto anche a quella in PDF senza spendere un euro. Basta mandarmi una mail a : infoATdanielegasparri.com sostituendo AT con @

Continuerò naturalmente a fare divulgazione con il progetto "Astronomia per tutti" che pesca da tutti i testi pubblicati e crea un corso trasversale attraverso tutti i livelli dell'astronomia.
L'astronomia in Italia non ha mai pagato, l'editoria è a un punto morto, figuriamoci cosa succede all'editoria indipendente astronomica. Lo dico io: 12 libri pubblicati mi rendono ben 100 euro al mese quando va bene e alcuni di questi si trovano costantemente in cima alle classifiche di vendita della categoria astronomia di Amazon(!).
Quei due volumi messi a disposizione gratuitamente vendono invece quasi le copie dei bestseller: fino a 20 al giorno ciascuno, vale a dire quasi settemila l'anno, che moltiplicato i due euro che avrei ricevuto se li avessi messi a pagamento mi avrebbero concesso di continuare a sognare.
Un giorno, se avrò voglia, farò meglio i conti e li renderò pubblici perché visti con occhi esterni potrebbero sembrare pure divertenti. Di sicuro lo sono per qualcuno che vive in un Paese normale, non in questo.

sabato 29 ottobre 2011

Giove in opposizione: osserviamolo!

In questi giorni una stella, che però stella non è, brilla in prima serata alta in direzione sud-est, con una luce molto più intensa di tutte le altre.

Come scritto in un precedente post, stiamo osservando il pianeta Giove, che proprio il 29 ottobre si trova in una particolare configurazione geometrica chiamata opposizione.
Questa parola, nel gergo astronomico ci dice che in quel momento il corpo celeste considerato si trova allineato esattamente tra il Sole e la Terra, quindi proprio "alle nostre spalle", sorgendo nel cielo quando la nostra stella tramonta.
Giove e ganimede ripresi con il mio telescopio da 35 cm
Scordatevi altri significati mistico/astrologici che mi fanno rabbrividire al solo pensiero: è semplicemente una configurazione geometrica, che ha importanti conseguenze osservative.
Si, perché è facile intuire che quando un pianeta è in opposizione, si trova nel punto più vicino alla Terra, risultando quindi al massimo della luminosità e delle dimensioni apparenti, per di più facilissimo da osservare in prima serata, dato che raggiunge il meridiano (punto più alto sull'orizzonte) verso mezzanotte.

Giove quindi in queste settimane si mostra più grande e luminoso rispetto ad alcuni mesi fa, facilissimo da riconoscere in cielo e da osservare al telescopio.
Le sue dimensioni apparenti sfiorano i 50" (secondi d'arco), contro il 30" di quando si trova vicino al Sole (congiunzione). La sua luminosità raggiunge quasi magnitudine -3, vale a dire tre volte e mezzo quella di Sirio, la stella più brillante del cielo.

In queste condizioni il pianeta è piuttosto facile da osservare con ogni telescopio.
Già un piccolo rifrattore di 80 mm di diametro, utilizzato a 35 ingrandimenti, ce lo mostra grande quanto la Luna piena vista ad occhio nudo.
Vale la pena raddoppiare questo valore o tripicarlo (se le condizioni atmosferiche lo consentono). A 110 ingrandimenti il pianeta all'oculare è circa tre volte più grande della Luna piena vista ad occhio nudo e mostra molti dettagli, se abbiamo la pazienza di osservare per qualche minuto.

Se siete alle prime esperienze, probabilmente lo continuerete a vedere ancora molto piccolo e faticherete a credere che in realtà è tre volte più grande della Luna piena vista ad occhio nudo. Questa è un'illusione prodotta dal nostro cervello e conseguenza delle condizioni di osservazione non naturali che richiede un telescopio: osservare con un solo occhio in una fessura (l'apertura dell'oculare) di solito stretta, un oggetto immerso nel nero del cielo, inganna il nostro cervello che ce lo fa apparire piccolo.
Questa illusione è la stessa che ci fa apparire il Sole e la Luna molto più grandi quando sono vicini all'orizzonte: le loro dimensioni non variano, ma cambia il modo in cui il nostro cervello interpreta i dati.
Per battere questa illusione serve solamente esperienza; non conviene aumentare l'ingrandimento di molte volte, perché oltre una certa soglia la qualità dell'immagine peggiora (realmente).

Maggiore è il diametro del telescopio utilizzato, migliori sono i dettagli visibili, a patto di osservare in una serata in cui la turbolenza atmosferica è minima.
Questi momenti si verificano con maggiore probabilità quando il pianeta è bello alto in cielo (mai osservarlo all'orizzonte), in assenza di vento, magari con una leggera foschia che ci conferma la stabilità atmosferica, almeno locale.
Non servono cieli trasparenti, ne bui: Giove è così luminoso che possiamo osservarlo anche dal centro di una grande città.
Giove ed i suoi principali satelliti
A primo impatto saltano subito evidenti alcune stelline quasi perfettamente allineate rispetto al disco del pianeta: stiamo osservando le lune più luminose di Giove, avvistate per la prima volta da Galileo Galilei (vi dice niente questo nome?) oltre 400 anni fa e perfettamente osservabili anche con un binocolo.
I satelliti visibili sono 4: Io, Europa, Ganimede e Callisto, che in pochi giorni completano un'orbita attorno al pianeta. Il loro movimento è apprezzabile già dopo 10 minuti di osservazione, o ancora meglio quando uno di essi attraversa il disco di Giove proiettandovi un'ombra scurissima.

Giove osservato con un telescopio di 150-200 mm
I dettagli da osservare sul disco del pianeta sono tantissimi, ma si lasciano svelare solamente ad un'attenta ispezione: scordatevi di mettere la prima volta l'occhio al telescopio e vedere l'esplosione di colori e sfumature che vi può dare un'immagine sul computer. L'osservazione telescopica richiede impegno, esperienza, pazienza e calma. Alcune di queste caratteristiche potrebbero sembrare quasi sconosciute al giorno d'oggi, ma ogni tanto non fa male rilassarsi dopo una lunga giornata, pensando che lo spettacolo che stiamo osservando non sta per scappare e che possiamo passare ore all'oculare del telescopio senza che nessuno ci dica niente.
I tempi astronomici fortunatamente sono molto meno severi di quelli umani.
 
Se comunque preferite delle immagini, allora gustatevi questo sito in cui troverete centinaia di foto amatoriali continuamente aggiornate, provenienti da ogni parte del mondo.

mercoledì 19 ottobre 2011

Alta risoluzione con ogni telescopio

Se siete appassionati di riprese in alta risoluzione dei corpi del sistema solare, oppure semplici curiosi che cercano di comprendere con quali strumenti si possono avere dettagliate visioni dei pianeti brillanti e della Luna, probabilmente avrete ben compreso che servono telescopi di diametro generoso.
Non è un caso se gli astroimager più bravi utilizzano pesanti (ed ingombranti) strumenti di oltre 30 centimetri di diametro, con i quali ottengono magnifiche riprese planetarie.

Polo nord lunare con un rifrattore da 10 cm
A parte il costo elevato, l'utilizzo di un grande diametro, sebbene permetta di vedere di più e meglio di uno più piccolo (con alcuni distinguo dei quali non voglio parlare ora), richiede delle attenzioni molto particolari.
Uno strumento da 35 centimetri in configurazione Schmidt-Cassegrain, come ormai ve ne sono molti in circolazione, richiede una postazione semi-fissa (o un fisico da palestrato), una buona montatura e tutta una serie di attenzioni (quasi maniacali) per farlo lavorare al massimo delle potenzialità, tra cui: collimazione precisissima e controllata ogni sera, equilibrio termico con l'ambiente esterno, posizione che eviti vibrazioni e che minimizzi il calore restituito dalle abitazioni e dai centri urbani.
Insomma, morale della favola: molti hanno un gran bel telescopio, ma pochissimi lo sfruttano al 100% delle loro possibilità, azzarderei non più di 4-5 persone in tutto il mondo.

Quando le cure e gli accorgimenti da prendere per far funzionare il proprio strumento cominciano a prendere molto più tempo di quello passato ad osservare o riprendere gli oggetti celesti, c'è il rishcio che la passione, per quanto forte possa essere, prima o poi venga inesorabilmente logorata.
Se avete riconosciuto un accenno autobiografico in questo racconto, probabilmente non avete sbagliato di tanto, ma non è neanche questo l'argomento del post.

Molti appassionati alle prime armi mi chiedono spesso quale strumento acquistare per fare belle immagini planetarie. Alcuni, forse impulsivamente, passano di telescopio in telescopio alla ricerca di qualcosa che nessuno strumento può darci: pazienza, determinazione, voglia di sperimentare, esperienza.

Proprio partendo dalla voglia di sperimentare, mi sono posto una domanda: è veramente assolutamente necessario possedere un telescopio di grandi dimensioni per riprendere belle immagini di Luna e pianeti?
Cosa è possibile fare con piccoli diametri?
Assodato che la risoluzione dipende sempre e solo dal diametro, e che uno strumento più grande potenzialmente mostra di più di uno più piccolo, avete mai capito effettivamente quale sia il valore dei piccoli telescopi nell'imaging in alta risoluzione?

Come nella parabola della vita quando si raggiunge il (proprio) massimo inevitabilmente si guarda al passato con occhi diversi, forse qualcosa di simile sta succedendo a me nell'ambito astronomico: ho iniziato con un rifrattore da 90 mm non apprezzando affatto le immagini restituite; sono passato ad un 150 mm per abbandonarlo dopo un anno in favore di un 23 cm, con il quale ho trovato la pace per 7 lunghi anni.
Dopo di questo, ho deciso di acquistare uno Schmidt-Cassegrain da 35 cm, con il quale la pace, probabilmente, non la troverò mai, tanto è difficile farlo lavorare al massimo delle proprie possibilità.

Dopo il recente acquisto di un rifrattore apocromatico da 106 mm (Sharpstar, marchio Taiwanese, qualità Giapponese), ho deciso di utilizzare l'esperienza e la consapevolezza maturata nel corso degli anni per apprezzare meglio i piccoli diametri, con la speranza di essere d'aiuto ai giovani astrofili emergenti convinti che il diametro rappresenti la soluzione a tutti i problemi. Più che soluzione, il diametro rappresenta l'evoluzione esponenziale di problemi che spesso neanche si pensa esistano!

Complice una serata di assoluta calma atmosferica, ho ripreso Giove e la Luna con il rifrattore, cercando di capire le sue reali possibilità.
Ebbene, non mi sarei aspettato di ottenere allo stesso tempo risultati emozionanti ed un divertimento che non provavo da tanti anni.
Giove ripreso con un rifrattore apocromatico da 106 mm


Per quanto riguarda il mero aspetto della risoluzione, l'attuale processing digitale consente di ottenere risultati migliori della risoluzione teorica dello strumento. L'immagine di Giove mostra dettagli sotto al secondo d'arco, mentre quella lunare mostra, seppur debole, la piccola spaccatura all'interno della Vallis Alpes, dal diametro di soli 300 metri.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda però la facilità ed il divertimento nel riprendere queste immagini: il rifrattore non richiede collimazione, è acclimatato in 10 minuti (questo il tempo trascorso tra il montaggio e la prima ripresa), è leggerissimo, robusto e lo si sfrutta nel 70% delle nottate serene.
Raggiungere il limite teorico diventa semplicissimo e divertente, contrariamente ai grandi diametri che richiedono accorgimenti particolarissimi per evitare la turbolenza locale e molte preghiere (o imprecazioni, a seconda dei punti di vista), per sperare che quella di origine atmosferica collabori.
Personalmente, dopo anni di immagini sempre turbolente attraverso i grandi strumenti, il semplice aver visto a monitor un'immagine così ferma da pensare che il computer si fosse bloccato, mi ha dato una pace ed un sorriso che ancora adesso mi porto dietro.

Alpi e vallis alpes con un rifrattore da 10 cm
Ho cercato a lungo in rete, ma non ho trovato risultati così dettagliati fatti con piccoli strumenti: perché?
Non perché io sono più bravo di altri, piuttosto perché nessuno ha mai realmente testato l'effettivo potenziale dei piccoli strumenti, bruciando le tappe con telescopi che fatica a gestire e che non perdonano il minimo errore di ripresa o programmazione (anche questo riferimento è in parte autobiografico).

Volete un esempio concreto? Per mesi con il mio telescopio da 35 cm ho ottenuto immagini paragonabili a quelle del piccolo rifrattore, pessime per 35 cm di diametro, sapete perché? Perché lo avevo posizionato in un punto del balcone riparato dal vento. L'assenza di ventilazione impediva al calore dell'appartamento e del pavimento di dissiparsi e al telescopio di raggiungere la temperatura ambiente, con la conseguenza che le immagini ribollivano continuamente.
Questo problema con un piccolo diametro semplicemente non esiste.


In conclusione: il diametro rappresenta l'evoluzione naturale di un percorso che non ammette scorciatoie. Maggiore diametro implica maggiore attenzione, cura, esperienza, determinazione.
Prima di buttare il vostro piccolo telescopio, guardatelo attentamente e cercate di capire quali sorprese ha davvero in serbo per voi.

martedì 27 settembre 2011

Uso un telescopio da 35 cm su una montatura cinese EQ6: è economico e funziona perfettamente! [AGGIORNATO]

Il mio C14 sulla montatura EQ6
Piccolo post di natura osservativa

Ha suscitato non poche perplessità e dubbi, tra gli appassionati del settore, la scelta della mia strumentazione e le sue reali performance.

Come forse qualcuno saprà, per le riprese in alta risoluzione e l'osservazione visuale utilizzo uno Schmidt-Cassegrain Celestron dal diametro di 35 cm (14 pollici), delicatamente adiagiato su una montatura cinese chiamata EQ6.
Il tubo in questione ha un peso di circa 22 kg, tanto che per bilanciarlo perfettamente durante le riprese mi servono 25 kg di contrappesi.
Molte persone hanno storto occhi e naso, alcune sono addirittura rabbrividite al fatto di usare un bestione del genere su una montatura cinese non proprio robustissima e molto economica.

Come spesso mi succede, non amo fare le cose per sentito dire, e visto che la montatura è data per un carico netto (lo strumento) di 25 kg, ho provato a fare l'accoppiata, anche perché una montatura di fascia superiore mi sarebbe costata molto di più dei 500 euro pagati per una EQ6 usata (almeno uno zero in più!).

Alla prova dei fatti, e dopo oltre un anno di utilizzo, posso dire che per i miei scopi questa montatura è perfetta e non vale assolutamente la pena acquistare un supporto molto più costoso che alla fine svolgerebbe lo stesso lavoro che compete alla EQ6.
Di seguito trovate uno dei video di Giove, registrato il 1 Settembre scorso, con seeing medio. Come potete vedere non ci sono vibrazioni e nessuna limitazione indotta dalla meccanica.


L'immagine RGB finale è questa

Questa invece è un'immagine solare proveniente dall'elaborazione di un video ripreso con vento teso a 15 km/h dal balcone di casa (palazzo di 12 piani), con annessa strada trafficata sottostante. Anche in questo caso vibrazioni causate dall'ambiente inesistenti, meglio di altre montature più blasonate e costose, che invece sono molto sensibili al traffico cittadino.
Uno spezzone del video originale è visibile qui sotto:




Direi quindi che la EQ6 con il C14 lavora egregiamente anche in condizioni proibitive nell'imaging in alta risoluzione. Se volete altre prove, nella gallery del mio sito trovate tutte immagini riprese con questo setup.
Non ho fatto alcuna modifica, se non quella di sostituire la testa per ostipare l'attacco di tipo losmandy al posto dello standard Vixen.

A questo punto potrei dichiarare conclusa la diatriba e terminare con una piccola morale: è facile ottenere buoni risultati con strumentazione super costosa, spendendo liberamente tutto il denaro di questo mondo; meno facile, ma molto più appagante, risulta ottenere gli stessi risultati con una strumentazione che costa neanche un quarto.

Ciliegina sulla torta: non uso un focheggiatore elettrico, anzi, il focheggiatore del mio C14 è stato cannibalizzato da un Newton Skywatcher da 25 centimetri e letteralmente incollato alla culatta del telescopio. Alla fine basta sapersi arrangiare e non credere ciecamente al marketing che ci vuole imporre costosissimi accessori meccanici in nome di una precisione che si può raggiungere già con un po' di super attack e buon senso.

In tempi di crisi economica, non farebbe male ricominciare a comprendere che il denaro non è l'unica via per risolvere i problemi ed ottenere risultati, ma semplicemente la più breve e semplice. Fortunatamente non mi sono mai piaciute ne le cose facili, ne le scorciatoie.
Apriamo meno il portafogli, utilizziamo maggiormente la cosa più preziosa che abbiamo: l'ingegno.

AGGIORNAMENTO 30/09/2011:
Vista la curiosità nata attorno a questo mio articolo, scrivo due righe e inserisco qualche immagine del focheggiatore, non proprio ortodosso, ma comunque efficiente.
Come scritto poco sopra, esso è stato smontato dal mio Newton Skywatcher da 25 cm e direttamente incollato sull'anello che si avvita alla culatta del telescopio.
L'assialità è stata garantita anche dal fatto che il tubo del focheggiatore entra perfettamente nell'apertura dell'anello; un errore di mezzo millimetro nel posizionamento lo avrebbe fatto battere sull'anello stesso. Posso quindi affermare che l'allineamento è stato effettuato con una precisione inferiore al mezzo millimetro.

Il fuoco del mio C14 esce di molto, quindi è stato necessario utilizzare un tubo di prolunga in uscita dal focheggiatore, che avesse dall'altra parte l'innesto da 31,8" per inserire oculari e soprattutto camera di ripresa.
Per questo scopo ho utilizzato il tubo del focheggiatore del mio rifrattore Konus da 150 mm, che si inserisce quasi perfettamente nel tubo del focheggiatore. Questo "quasi" implica un gioco di circa 1 millimetro. Avrei potuto stingere le viti nell'anello avvitato sul tubo del focheggiatore principale, ma sarei andato incontro ad un disassamento forse intollerabile, così ho fatto in modo che il tubo di prolunga entrasse preciso (e con una certa forza) all'interno del focheggiatore.
Come?
Semplice: ho rivestito la parte da inserire con del nastro adesivo da carroziere (quello giallo che sembra di carta). Per inserire il tutto nel tubo, ho lubrificato con un po' di olio (di oliva) e una volta inserito ho moderatamente serrato le viti e incollato tutto con abbondante colla (sempre il solito super attak).
Il tubo di prolunga ha l'uscita da 2" per eventuali oculari e l'adattatore da 31,8 mm per la camera di ripresa.

Sebbene si tratti di una soluzione non molto ortodossa, l'assialità e la tenuta sono state testate in condizioni anche estreme (ho sollevato il tubo ottico prendendono per il focheggiatore e non si è staccato dall'anello).
Ruotando la camera in fase di ripresa, il pianeta o la stella rimangono esattamente al centro del campo, quindi non c'è alcun disassamento e l''ortogonalità al piano focale sembra ottima.

Non sarà una soluzione elegante, ma è funzionale e per i miei scopi è perfetta. La consiglierei a qualcuno? Probabilmente no, ma se non si ha molta scelta bisogna aguzzare l'ingegno ed utilizzare quello che si ha a disposizione.