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venerdì 11 luglio 2014

Come si diventa astronomi?

Questo post è un estratto del mio libro: 125 Domande e curiosità sull'astronomia, disponibile in formato ebook e in cartaceo.


Per diventare astronomi professionisti è necessario seguire un percorso di studi universitari lunghi e spesso piuttosto difficili, ma con passione e buona volontà tutti possono ambire a questa professione. 

Si inizia con una laurea triennale in astronomia, oppure in fisica. Si deve poi proseguire con una laurea magistrale di due anni in astrofisica o cosmologia, poi vincere una borsa di studio per un dottorato di tre anni, fortunatamente pagato (ma molto poco in Italia, e non per tutti!). Alla fine dei tre anni si diventa a pieno titolo dottori in astronomia e ricercatori. Si può partecipare a concorsi e inviare il proprio curriculum in giro per il mondo, aspettando pazientemente che qualche università o centro di ricerca sia interessato.

Le possibilità di lavoro in Italia sono purtroppo quasi nulle nel settore della ricerca. Molti astronomi trovano occupazione in aziende private specialmente come programmatori, oppure intraprendono la difficile strada dell’insegnamento.
Le prospettive sono migliori all’estero. D’altra parte un astronomo è una persona che deve essere flessibile, parlare fluentemente almeno l’inglese e disposto a viaggiare in tutto il mondo.

L’America è ancora il leader dei giovani talenti, seguita dagli altri paesi anglosassoni, dalla Germania e dalla Francia.
Un astronomo con un dottorato di ricerca troverà facilmente posto presso qualche università straniera.
Se invece non siamo disposti ad abbandonare questo Paese, dobbiamo essere pronti a fare qualcos’altro, soprattutto se tra i nostri sogni c’è la possibilità di una famiglia.

I pochi astronomi italiani hanno stipendi da dipendenti pubblici di basso rango, nonostante lavorino diverse ore al giorno, spesso di notte, e contratti a tempo determinato. I colleghi americani, ma anche tedeschi, inglesi o francesi, possono contare su stipendi di base almeno doppi, se non tripli, e ottime possibilità di fare carriera in base alle proprie capacità.

Si può fare astronomia anche per passione, senza dover sottostare alle rigide regole accademiche e scientifiche. Per questo basta un semplice telescopio amatoriale, tanta passione, pazienza, determinazione e naturalmente un cielo buio.
L’astronomo dilettante decide in piena libertà come, quando, cosa osservare e a quale livello. L’unico inconveniente è che nessun astronomo amatoriale viene pagato, neanche emigrando su altri pianeti!

lunedì 10 giugno 2013

Come spiegare a un bambino a cosa serve nella vita pratica l’astronomia?



Questo post è tratto dal mio libro "Sulle spalle di un raggio di luce", disponibile in ebook Kindle e in versione cartacea.
Sai, tantissime persone mi hanno fatto questa domanda. Molte per curiosità, altrettante per potermi dimostrare l’inutilità della materia e l’assoluto disprezzo verso le mie idee.
La risposta iniziale è sempre stata la stessa: nella nostra vita facciamo tante cose che potrebbero non avere riscontri pratici, ma questo non implica che non siano belle e divertenti.
La questione di utilità pratica, poi, è molto soggettiva. Tutti gli sport, tutte le forme d’arte, la letteratura, la filosofia, la musica; tutto ciò che rende nobile l’animo dell’essere umano e ci fa divertire ben oltre i pochi minuti di una partita ai videogiochi, non ha utilità pratica. Si potrebbe benissimo vivere senza, eppure, spesso, è il riempimento perfetto delle nostre vite, il delizioso e cremoso cioccolato che rende qualsiasi torta inspiegabilmente squisita. 

L’astronomia, per coloro che la praticano con passione, ha lo stesso significato.
In quanto disciplina scientifica, provvede direttamente alla sete di conoscenza dell’uomo, alla voglia di scoprire, al desiderio di comprendere meglio le proprie origini e il significato della vita.
Ma mentre quasi tutti concorderanno con te sul fondamentale ruolo della musica, e molti, pur non apprezzandola, riconosceranno l’importanza della letteratura, saranno pochissimi a rispettare l’astronomia.
Come lo capirai?
Semplicissimo.
Una volta che avrai terminato di ripetere la spiegazione che ti ho appena fornito, queste persone, dopo un attimo di silenzio, guardandoti come un alieno arrivato da Marte ti chiederanno di nuovo, con un tono un po’ scocciato: “si, ma a cosa serve l’astronomia?”
A quel punto, con gli occhi che ti brilleranno più del Sole, potresti fare la dichiarazione d’amore più bella di sempre, qualcosa che potrebbe suonare in questo modo:
“L’astronomia è la materia che ti permette di conoscere le tue origini, come funziona l’Universo, come si evolverà e quale sarà il tuo destino.
Ma c’è molto di più.
L’astronomia è delizia per l’anima e il corpo, perché non c’è azione di più incontaminata bellezza che alzare gli occhi al cielo e perdersi volando attraverso quel piccolo angolo di Universo che abbiamo faticosamente cominciato a esplorare. Non ci sono limiti, non esistono ingiustizie, niente problemi appartenenti a questo nostro mondo artificiale. Per l’Universo siamo tutti uguali; nell’Universo possiamo trovare le risposte a tutte le nostre domande, un incredibile sollievo alle nostre paure e un’eterna energia per alimentare le nostre speranze.”

Sarebbe davvero bello potersi lasciare andare in questo modo… Non farlo se non vorrai essere umiliato. Non perdere tempo a spiegare loro di nuovo; se non comprendono la prima volta, non ti basterà una vita per fargli capire quello che senti.
Non ti scoraggiare e non essere deluso; in realtà sarai stato fortunato perché questo potrebbe essere il modo infallibile per scoprire da subito quali saranno le persone a cui potrai affidare la tua sensibilità e il tuo mondo interiore, evitando le sofferenze tipiche di chi, invece, purtroppo lo scopre troppo tardi.
Se proprio vorrai, potrai dargli la risposta che sto per dirti. 

La ricerca astronomica, come ogni altro ambito di studio scientifico, segue una regola fondamentale e molto potente: non importa cosa si cerca; nel lungo percorso seguito per raggiungere il proprio obiettivo, si possono ottenere conquiste tecnologiche inaspettate e sorprendenti. Se questo non dovesse avvenire, la ricerca astronomica potrebbe in futuro rivelarsi utile per applicazioni che al momento non possiamo neanche immaginare.
Un esempio molto potente è rappresentato dalle leggi di Keplero, delle relazioni che determinano il moto dei pianeti del Sistema Solare scoperte dall’astronomo tedesco tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. A prima vista inutili, dopo trecento anni si sono rivelate di fondamentale importanza per mandare in orbita qualsiasi satellite artificiale. 

La ricerca scientifica, in particolare quella astronomica, può costituire solide basi per un futuro migliore per tutta l’umanità; il problema è la scarsa lungimiranza di alcuni governanti che non vedono oltre la propria poltrona, infischiandosene di progetti che potrebbero essere sfruttati a scopo personale solamente dopo diversi anni da chi siederà in quello che era il loro posto.
Lo studio dell’Universo, in quanto sfida tecnologica e psicologica, è ricco di risvolti pratici a volte poco conosciuti, diretta conseguenza delle tecniche e delle strumentazioni utilizzate per la ricerca. 

Se ora possiamo fare fotografie anche con un telefono cellulare e visualizzarle sul computer lo dobbiamo a generazioni di astronomi e ingegneri che hanno sviluppato questi dispositivi per le loro ricerche, fino a renderli accessibili al pubblico.
Lo sviluppo dell’astronautica, dalle missioni lunari ai satelliti per le telecomunicazioni, dai robot su Marte ai navigatori GPS, è stato possibile unicamente a seguito delle scoperte in ambito astronomico.
Se un giorno avremo energia pulita e a basso costo sarà perché gli ingegneri saranno riusciti a riprodurre il funzionamento delle stelle, scoperto dagli astronomi secoli prima.
Lo studio del Sole è in grado di darci informazioni sul futuro della Terra, su eventuali pericoli derivati dalle tempeste solari.
Parlando di pericoli, lo studio degli asteroidi potrebbe darci tempo a sufficienza per evitare, con la tecnologia derivata dalla ricerca aerospaziale, un impatto catastrofico come quello che estinse i dinosauri 65 milioni di anni fa.
Conoscere le atmosfere e il clima degli altri pianeti del Sistema Solare è utilissimo per capire quale possa essere il destino della Terra ed evitare catastrofi climatiche, probabilmente generate dalla stessa mano dell’uomo. 

Sono in realtà innumerevoli i risvolti pratici dell’astronomia.
Un paese che non offre abbastanza fondi alla ricerca è destinato irrimediabilmente a restare indietro e perdere le sue menti migliori.
Sai qual è la cosa peggiore? 
Che la cecità dei politici potrebbe essere pagata a caro prezzo dall’intera popolazione, mentre loro continueranno a sguazzare contenti nell’oro come i porci di tuo nonno fanno nel fango…

venerdì 1 marzo 2013

Astronomia per tutti: volume 3

Il nostro corso di astronomia multidisciplinare e multilivello continua a vele spiegate verso una migliore comprensione dell’Universo intorno a noi.

In questo volume nella categoria neofiti cominciamo a capire come poterci orientare nel cielo scuro, in mezzo a un tappeto di stelle che sembrano a prima vista tutte uguali.
Nello spazio riservato alla fotografia astronomica impareremo come utilizzare le nostre fotocamere da quattro soldi per ottenere discrete immagini di alcuni oggetti celesti.
Nella sezione dedicata alla ricerca astronomica parleremo di un metodo di indagine potentissimo: la fotometria. Getteremo in questo modo le basi per affrontare le nostre prime sessioni di ricerca astronomica alla scoperta di stelle variabili e oggetti peculiari.
La parte dedicata all’astrofisica esordisce con un grafico fondamentale nel comprendere il funzionamento di tutte le stelle dell’Universo: il diagramma HR.
Dopo esserci spinti lontano nello spazio torneremo in prossimità della Terra per ammirare le stazioni spaziali. Nate dalle ceneri dei gloriosi programmi lunari Sovietici e Americani, sono un esempio di come l’uomo, a fronte di immensi sforzi, stia riuscendo a mettere timidamente piede fuori dalla grande porta di casa.
Concluderemo il volume cercando la pioggia su pianeti e satelliti, e magari capire che tipo di ombrelli dovremmo portarci dietro nel caso in cui un giorno decidessimo di esplorare questi mondi completamente fuori dal comune.
C’è qualche film che è riuscito a immaginare temporali di metano e piogge di piombo fuso? Probabilmente no; ma spesso la realtà è più insolita e sorprendente della più fervida immaginazione…

Per acquistare il volume: qui si trova la versione per ebook kindle e qui quella in PDF con immagini in alta risoluzione

venerdì 28 ottobre 2011

Attenzione: macchia brillante su Urano!

Tempi di tempeste fuori da comune per i pianeti remoti.
Dopo la sparizione della banda equatoriale sud (SEB) su Giove durante l'opposizione del 2010, e dopo la grande tempesta che ha imperversato su Saturno fino a pochi mesi fa, ora il testimone è passato ad Urano, pianeta solitamente piuttosto tranquillo.
Una brillante nube su Urano: probabile tempesta
Proprio qualche giorno fa (26 Ottobre) gli astronomi al telescopio Gemini di 8 metri di diametro hanno scoperto una piccola nube (dimensioni di 0,33") estremamente brillante nel vicino infrarosso.
L'immagine, che potete vedere a sinistra, è stata ripresa alla lunghezza d'onda di 1,6 micron, purtroppo inaccessibile agli astrofili, che però hanno una grandissima opportunità.

Le esperienze degli scorsi mesi ci hanno infatti insegnato una cosa fondamentale: gli astronomi non hanno le risorse per seguire continuamente e caratterizzare nel tempo un certo evento, per quanto spettacolare ed interessante possa essere.
Questo caso non fa eccezione: gli scopritori della macchia si sono rivolti alla comunità amatoriale affinché riprenda delle immagini per individuarne meglio la posizione e monitorarne l'evoluzione.
La caratterizzazione esatta della posizione (e del moto di deriva) sarà fondamentale anche per indirizzare i potenti telescopi che sicuramente nei prossimi giorni cercheranno di capire qualcosa in questo evento unico nella storia osservativa del pianeta .

La piccola macchia è estremamente luminosa (oltre 3 volte la luminosità media superficiale del pianeta) e benché sia di ridotte dimensioni, c'è un'ottima possibilità che possa essere ripresa anche con telescopi di 20-25 centimetri, magari muniti di un filtro passa infrarosso.
Nell'immagine del 26 Ottobre, si trova alla longitudine planetaria di 323°, con una deriva stimata in 2° al giorno.
Probabilmente, sebbene con contrasto minore, è visibile anche a 700-800 nm, finestra tipica dei filtri infrarossi e delle camere amatoriali.
L'astronomo Paolo Tanga ha confermato che alcuni astrofili sono riusciti a catturare la tempesta, quindi non tiratevi indietro e se riuscite inviate le immagini, complete di tutti i dati tecnici, alla mailing list dell'UAI dedicata allo studio dei pianeti.

A livello fisico e dinamico, la piccola nube potrebbe essere simile alla grande tempesta apparsa su Saturno lo scorso dicembre che ha poi abbracciato tutta zona temperata nord.
Chissà se l'evoluzione sarà analoga. Di certo un pezzo di questa che si prevede un'interessante storia, potrebbe essere scritto proprio da voi.