lunedì 29 giugno 2015

30 giugno: uno spettacolare avvicinamento tra Venere e Giove [aggiornato]

Giove e Venere il 28 giugno 2015
Venere e Giove, i due astri che possiamo ammirare poco dopo il tramonto del Sole, si stanno avviando verso uno spettacolare incontro. Il 30 giugno saranno separati di appena 20 minuti d'arco, ovvero una distanza inferiore di 1/3 al diametro della Luna piena visibile a occhio nudo. Questa sarà anche la minima distanza apparente ai quali li potremo vedere questa stagione. Dopo un veloce "bacio" i due astri si separeranno in modo evidente già nei giorni successivi.

Giove e Venere il 23 febbraio 1999
Sebbene siano nella realtà separati da centinaia di milioni di chilometri, questo avvicinamento, che viene anche chiamato congiunzione (sebbene il termine abbia formalmente un significato un po' più specifico) ce li fa sembrare vicinissimi nel cielo. Ben più brillanti di qualsiasi altra stella, è impossibile non notarli a occhio nudo.

La congiunzione stretta del 30 giugno è seconda solo a quello record del Febbraio 1999, quando i due pianeti si portarono ad appena 9 minuti d'arco di distanza e apparivano simili a uno strano disco volante.



Ecco qui una foto effettuata attraverso il mio telescopio da 235 mm di diametro del momento di massimo avvicinamento. Entrambi i pianeti si potevano osservare insieme fino a 100 ingrandimenti, sufficienti per mostrare la fase di Venere, le 4 principali lune di Giove e i dettagli dell'atmosfera del gigante. Un'emozione indescrivibile, soprattutto se ci si sforza di pensare che quei due puntini in realtà sono mondi distanti decine e centinaia di milioni di chilometri. Fantastico!



giovedì 25 giugno 2015

Osservazioni particolari: stelle con pianeti simili alla Terra



Sono ormai migliaia i pianeti scoperti al di fuori del Sistema Solare, che quindi orbitano attorno ad altre stelle. Impossibile, persino per molti telescopi professionali, vederli direttamente, ma l’idea di poter osservare una stella nella cui immagine è racchiusa anche la debolissima e indistinta luce di qualche pianeta fa venire i brividi. E allora ecco spiegato il senso di questo post, soprattutto ora che la bella stagione è finalmente arrivata: osservare con un binocolo o un piccolo telescopio delle stelle che sappiamo ospitano pianeti, alcuni dei quali molto simili alla Terra. Non sarà un'osservazione esplosiva quanto a dettagli e colori, ma lo diventerà per il significato di quei lontani puntini.

Il primo pianeta extrasolare scoperto è stato 51Pegasi b, un gigante gassoso che orbita attorno alla stella 51 della costellazione del Pegaso. Questo astro ha una magnitudine di 5,49 ed è persino visibile a occhio nudo se abbiamo una buona vista. 
 
Mappa per l’individuazione della stella 51 Pegasi, attorno alla quale orbita il primo pianeta extrasolare scoperto dall’umanità.

Se vogliamo aumentare la portata emotiva, possiamo scegliere un’altra stella attorno alla quale gli astronomi professionisti hanno scoperto un pianeta simile alla Terra, probabilmente ricco di acqua e, perché no, anche di forme di vita. Il sistema Gliese 667 è composto da tre stelle strettamente avvolte, indistinguibili al telescopio. Attorno a uno di questi astri gli astronomi hanno scoperto ben 6 pianeti, uno dei quali sorprendentemente simile alla Terra. Il sistema si trova nella costellazione dello Scorpione e ha una magnitudine pari a 5,89, al limite della visione a occhio nudo, ma qualsiasi strumento, anche il cercatore del telescopio, ce lo mostrerà evidente. 
Dopo aver effettuato lo star hopping partendo da una delle stelle della coda dello Scorpione, riusciremo a inquadrare quel puntino sul quale, chi lo sa, altre forme di vita stanno prosperando e magari osservando nello stesso nostro istante quel cielo così diverso in cui una stellina gialla molto debole nasconde la straordinaria storia di questo pianeta e dei suoi abitanti, pienamente consapevoli delle meraviglie dell’Universo.


Ecco dove trovare il sistema triplo Gliese 667. Attorno a una delle stelle c’è un sistema planetario composto da almeno 6 pianeti. Uno di questi assomiglia molto alla Terra e potrebbe ospitare acqua e forme di vita. Anche questo è l’Universo: una sorpresa dopo l’altra.



lunedì 22 giugno 2015

L'Universo è una meravigliosa macchina del tempo

Fino a questo momento, presi da decine di domande e diversi temi astronomici che ci hanno fatto viaggiare con la mente per miliardi di anni (luce) e probabilmente fatto venire anche un gran mal di testa, non ci siamo in effetti soffermati nel ragionare un po’ su qualcosa che, personalmente, quando l’ho scoperto tanti anni fa mi ha sconvolto e allo stesso tempo stregato così tanto da non essere più riuscito a staccarmi dal cielo stellato.

La teoria della relatività di Einstein nella sua forma contratta (1905) e generale (1916) si basa su un principio messo in evidenza nel diciannovesimo secolo da esperimenti più o meno indiretti e da alcune teorie, come quella dell’elettromagnetismo, sviluppata dal fisico Maxwell. La luce, quindi tutte le onde elettromagnetiche, si propagano nello spazio a velocità finita ed è la massima concessa dalle leggi del Cosmo. Sebbene elevatissima per le nostre vite quotidiane, per le enormi distanze dell’Universo è spesso ben poca cosa.

Quando esprimiamo le distanze in anni luce, non stiamo allora solamente utilizzando un’unità di misura più consona dei chilometri, ma stiamo anche dicendo di quanti anni vediamo nel passato dell’oggetto considerato.
Se una stella distante 10 anni luce inviasse un’onda elettromagnetica, questa viaggerà nello spazio per altrettanti anni prima di raggiungere la Terra, i nostri occhi e i telescopi che tenteranno di osservarla. Quando noi riceviamo l’informazione della stella, quella è ormai vecchia di dieci anni: stiamo quindi osservando l’astro com’era dieci anni prima.

Nell’osservazione dell’Universo quindi, il concetto di tempo e di contemporaneità è molto relativo, senza dover scomodare la teoria della relatività di Einstein.
La galassia di Andromeda, la più vicina, si trova a circa 2,3 milioni di anni luce, quindi noi la stiamo osservando com’era altrettanto tempo fa. Magari molte delle stelle azzurre visibili anche al telescopio non esistono per il tempo di Andromeda, mentre per la nostra linea temporale sono ancora vive e vegete, indistinguibili dalle informazioni provenienti da altri istanti temporali. 

Si potrebbe pensare che tutto questo sia strano e anche un po' deludente, perché stiamo osservando un ambiente che ora potrebbe non essere più così. In effetti è vero, ma è altrettanto vero che ciò che vediamo rappresenta senza dubbio un momento della realtà dell'Universo, che per noi è ora e per Andromeda era reale 2,3 milioni di anni fa. Inoltre, grazie a questa enorme macchina del tempo, noi in quanto scienziati possiamo fare una cosa che molti altri colleghi ci invidiano da morire: possiamo ricostruire l'intera storia dell'Universo semplicemente guardando sempre più in profondità, perché più lontano guardiamo nello spazio più lo facciamo nel tempo. Questa è una cosa incredibile: è come se i geologi potessero osservare con i propri occhi tutte le fasi evolutive della Terra invece di dedurle con i pochi indizi odierni! E' come capire cosa sia successo ai dinosauri affacciandoci da una speciale finestra che ci faccia osservare in tempo reale quei travagliati momenti di oltre 65 milioni di anni fa!

Cambiando il punto di riferimento, le conseguenze dell'Universo come una grande macchina del tempo si fanno ancora più sorprendenti, fino a sfociare nella filosofia.
Se in questo momento ci fossero abitanti di un pianeta a 70 anni luce che riuscissero a osservare la Terra, vedrebbero le terribili vicende della seconda guerra mondiale e i nostri nonni ancora giovani.

Un pianeta a poco più di 200 anni luce osserverebbe la rivoluzione francese e un mondo popolato di persone che per il nostro tempo non esistono più. Un altro a 2000 anni luce potrebbe vedere in diretta le vicende epiche dell’impero romano.

Una galassia distante 65 milioni di anni luce assisterebbe alla cancellazione dei dinosauri.

Infine, un pianeta a 4,6 miliardi di anni luce potrebbe osservare le convulse fasi di formazione del Sistema Solare e della Terra.

Oltre questa distanza, nella nostra direzione apparirebbe una distesa di gas; più lontano ancora, altre stelle. Debolissimi, nascosti, sovrapposti, quasi impossibili da catturare, eppure ci sono: quei raggi di luce non si cancellano mai.


Il nostro tempo qui è limitato, ma tutta la nostra storia continuerà a viaggiare per l’Universo come un lunghissimo nastro che alla velocità della luce mostrerà tutti i momenti, anche i più intimi, che abbiamo vissuto, raggiungendo ogni punto, anche il più sperduto.

Con lo scorrere del tempo il nastro procederà e continuerà ad affidare a delle particelle tanto piccole da essere invisibili, ma così ben organizzate da creare, insieme, una meravigliosa sinfonia di vita, un contenuto preziosissimo. Questi corpuscoli minuscoli, chiamati fotoni, custodiranno e trasmetteranno a tutto l’Universo il ricordo e la vita di ogni essere vivente mai apparso su questo pianeta. Se l’Universo dovesse esistere per sempre, ma non credo proprio, il nastro farà infinite volte il giro, proprio come una nave sulla superficie terrestre. Finché il Cosmo sarà in vita, lo sarà anche il nostro ricordo. 


Per coloro che avranno la fortuna, o la sfortuna, di assistere alle vicende di questo pianeta e della sua allegra combriccola, quello che vedranno sarà il loro presente, la loro realtà. Potranno assistere alla nostra nascita e all’evoluzione continua di una civiltà comunque straordinaria, vissuta per un tempo brevissimo ma mai cancellata dalla memoria del Cosmo.

giovedì 18 giugno 2015

Proviamo a osservare le strane nubi nottilucenti



Bologna, 12 Luglio 2012. Un’anonima notte di mezza estate tipica della Pianura Padana: caldo soffocante, afa, zanzare. Così calda che senza climatizzatore era impossibile dormire e il mio, ormai giunti alle 4 di mattina, stava facendo i capricci. Mi svegliai in un bagno di sudore e dopo le classiche maledizioni, decisi di vestirmi quel poco che bastava per andare sul balcone senza rischiare un’improbabile denuncia per atti osceni in luogo pubblico, a controllare se l’unità esterna funzionasse o meno.

Con gli occhi ancora semichiusi e un caldo reso ancora più esasperato dalla mia rabbia, mi rassegnai al fatto che faceva così caldo fuori che il climatizzatore in camera, pur funzionando, non era in grado di contrastarlo. Con i 28°C che rendevano il mio letto una poco piacevole sauna, decisi di restare un po’ sul balcone a osservare la città che dormiva, il silenzio che regnava e che si alternava con i cinguettii degli uccellini del vicino parco. Se chiudevo gli occhi non facevo fatica a immaginarmi nella mia amata campagna, in mezzo alla Natura.
Dopo poco, però, decisi di riaprirli e di scrutare un po’ il cielo: era più forte di me, non potevo non guardarlo. C’era Giove, ormai sorto da un paio d’ore, sull’orizzonte nord-est e benché non ci fosse Saturno, gli odori e le sensazioni mi fecero ricordare quella fantastica mattina in cui iniziò il mio viaggio astronomico in compagnia dei due giganti gassosi.
Poi, verso nord-est, più spostato verso nord e a pochi gradi dall’orizzonte, vidi uno strano chiarore, anzi, c’erano delle nuvole o della nebbia che sembrava illuminata da una grande sorgente di luce. Eppure, benché le luci artificiali non mancassero, quella luce era strana, era bianca e per di più non l’avevo mai vista. Presi il binocolo e notai che quelle nuvole erano molto particolari: sottili, sfilacciate e illuminate in modo uniforme da qualcosa di cui non si vedeva l’origine al suolo.
Ci misi un po’ di tempo a capire, anche perché la mia latitudine non offriva molte speranze per osservare quello che mi venne in mente, eppure non sembravano esserci più dubbi. Stavo osservando le famose nubi nottilucenti!

Queste sono nuvole molto tenui e sottili che si sviluppano a una quota molto superiore rispetto alle normali nubi, a circa 80 km di altezza, in una zona atmosferica detta mesosfera. La loro origine non è ben chiara, ma probabilmente dovuta all’attività di meteoriti e micro meteoriti che nell'ingresso nell'alta atmosfera fanno da nuclei di condensazione per la poca umidità presente a quelle altezze. Quello che sappiamo è che queste delicatissime nuvole sono stagionali: si creano nell’emisfero nord solo a cavallo del solstizio d’estate e già sul finire di Luglio la stagione volge al termine. Di solito sono ben visibili agli osservatori delle latitudini un po’ più alte delle nostre (dai 50°), gli stessi che possono ammirare con maggior frequenza anche le aurore, beati loro! Tuttavia sono molti i casi in cui sono state osservate anche alle medie latitudini, proprio quelle del nostro Paese. 

Grazie alla loro grande altezza, quando la notte astronomica termina e sta per iniziare il crepuscolo, si rendono visibili perché illuminate dalla luce del Sole, che non è però rossa come quella del tramonto o dell’alba, ma bianca come quella che rischiara i satelliti artificiali. Tra mezz’ora e un’ora dopo il tramonto del Sole, o prima dell’alba, sono gli unici momenti in cui possiamo sperare di osservarle: le nubi nottilucenti sono infatti troppo deboli e tenui per essere viste in pieno giorno o per causare evidenti disturbi alle stelle di notte.
Gli osservatori del nord Italia sono più avvantaggiati per via della maggiore latitudine, ma consiglio a tutti di tentare l’osservazione, almeno per il comodo orario della finestra serale. Se saranno presenti le riconosceremo senza dubbi!

lunedì 15 giugno 2015

Ho mai visto un UFO?



Molti curiosi si staranno facendo questa domanda, alcuni me l’hanno chiesta più volte quando hanno avuto l’occasione di parlare a quattr’occhi con me. Altri, magari i più timidi, cercheranno di negarlo ma alla fine è normale curiosità, quindi non ci sono problemi: tutte le domande sono lecite.
In tutto questo peregrinare per il cielo stellato per venti e passa anni, mi sarà mai capitato di vedere qualche fenomeno che non sapevo spiegare, un bell’UFO come tanti ne trasmette la televisione?
Posso dare due risposte e la prima, mi si perdoni, è un po’ provocatoria ma interessante, se analizzata con mente aperta.
A rigor di logica, anche un moscerino che, povero lui, ha preso fuoco e ci vola di fronte, può essere un UFO se non lo riconosciamo.

Due satelliti iridium, oggetti volanti ben identificati!
Osservando il cielo per tanti anni, studiando, leggendo, frequentando all’università un corso di laurea in astronomia, si costruisce un bagaglio culturale e di esperienza che permette di affrontare in modo distaccato e razionale ogni fenomeno che ci sembra strano nel cielo. E ogni volta, se non si è condizionati da pregiudizi su alieni e astronavi varie, si trova sempre una spiegazione plausibile e supportata da ottime prove. Quindi, sebbene abbia visto a primo impatto fenomeni che non riuscivo subito a spiegare, non c’è mai stato nella mia avventura tra le stelle nessun UFO rimasto tale per più di pochi minuti o al limite qualche giorno.

Tra gli eventi che più mi impressionarono, anche a causa della mia giovane età e scarsa esperienza, ricordo distintamente una palla di luce attraversare lentamente, luminosa quanto Giove, il cielo per poi separarsi in due parti e scomparire pochi secondi più tardi. Quello era un raro quanto spettacolare bolide, avvistato e tracciato nella sua orbita da molti osservatori esperti. Un sasso un po’ più grande dei granelli che generano le stelle cadenti, niente di più, ma che per un paio di notti della mia adolescenza mi fece preoccupare e fantasticare.

Attorno ai 18-20 anni ricordo che nelle serate estive periodicamente comparivano tre punti deboli più della stella polare, che si muovevano in formazione come fossero un oggetto unico. La lucida curiosità mi portò a fare indagini e a scoprire che era una formazione di tre satelliti spia militari la cui orbita, grazie alla loro visibilità, era ormai ben conosciuta a tutti.

Nelle prime fotografie al cielo, scattate senza compensare il movimento della Terra, notavo spesso degli strani puntini che contrariamente alle stelle restavano fissi. Per anni cercai di capire cosa fossero, se erano reali o artefatti delle fotografie. Quei punti comparivamo anche quando iniziai a fare le fotografie al telescopio, ma erano diversi, e allora ebbi l’intuizione. Se seguivo le stelle diventavano delle linee, se smettevo di inseguirle tornavano a essere punti. Con un po’ di fisica di base e l’informazione su siti corretti (non quelli spazzatura che pullulano in rete parlando di alieni e complotti), capii che quelli erano satelliti geostazionari. Sì, stavo vedendo i satelliti di Sky, o quelli meteorologici, che a 36 mila km dalla superficie restano sempre fissi nel cielo perché orbitano con lo stesso periodo con cui il nostro pianeta ruota su se stesso.

A pensarci bene, ci fu una sera nella quale fui convinto di aver assistito a qualcosa fuori dal comune. Frequentavo i primi anni del liceo e la disinformazione della tv italiana in merito a presunti UFO e alieni aveva iniziato a intaccare la mia mente e la mia capacità di giudizio, creando pericolosi pregiudizi che hanno il brutto vizio di farci accettare un evento senza porci delle sensate domande. Così, quando vidi casualmente nel cielo due luci brillanti quasi fisse stazionare sopra casa per qualche ora, pensai a un’astronave. Le inquadrai con il telescopio, le fotografai, le osservai per molto tempo. Sembravano le luci di qualche veicolo vicino, ma non si sentiva nessun suono. Se i media mi avessero insegnato a pensare, ragionare, indagare proprio come la polizia cerca di scoprire il colpevole di un crimine, invece di cercare di farmi il lavaggio del cervello con storie assurde e prive di logica, quella sera avrei potuto capire con le mie forze che quelle luci erano di un dirigibile che stazionò, per un motivo che non ricordo, sopra la città per un paio d’ore. Un dirigibile, non un’astronave! E poi, per quale assurdo motivo avrei dovuto pensare alla cosa più improbabile dell’Universo, quando c’erano migliaia di spiegazioni più semplici, quindi più probabili?

Guardandomi indietro ora mi sento quasi ridicolo, ma non mi vergogno di quanto accadde perché da quella situazione capii quanta disinformazione facevano i mass media, quanto potente potesse essere il loro condizionamento, al punto da farci immaginare una realtà inesistente e, soprattutto, farci desistere dal capire se fosse corrispondente al vero oppure no.
L’annientamento della capacità di ragionare è il potere più preoccupante che il mondo dell’informazione ha su di noi. Con la speranza che l’opera di cancellazione non sia stata portata a termine, apriamo gli occhi e recuperiamo la lucidità necessaria per analizzare tutte le situazioni con spirito critico e logico. Quello spirito che la scuola dovrebbe averci dato e che in ogni caso si può acquisire e allenare con le nostre forze, perché siamo tutti esseri intelligenti.