Non so come iniziare questo post perché sicuramente i molti detrattori lo vedranno come l'ennesimo gesto di vittimismo, ma state tranquilli, vi state liberando di me, piccoli uomini.
Sarò breve: mi sono stancato.
Ho iniziato la mia avventura nell'astronomia pieno di entusiasmo, prima come astrofotografo, poi come divulgatore. Pensavo che comunicare l'amore per la materia e condividere quel poco che sapevo sarebbe stato bellissimo, così ho scritto anche diversi libri.
Non pensavo fosse facile, ma in quanto hobby praticato da una ristretta cerchia di persone ritenni, a torto, che non sarebbe stata una maledetta giungla dalla quale guardarsi le spalle anche mentre si cerca di dormire.
Ne ho passate tante: escluso a torto dal forum più importante in Italia, escluso da un portale di astronomia famoso con cui avevo un accordo pubblicitario ma che è stato ignorato perché diretto concorrente di uno dei capi. Alcuni utenti mi hanno insultato pubblicamente, altri hanno denigrato ingiustamente i miei libri, altri ancora in privato mi hanno chiesto più volte che avrei dovuto distribuirli gratuitamente. Utenti che in pubblico mi hanno lodato e poi dietro le spalle ne hanno dette di tutti i colori. Mi sono reputato sempre una persona seria, con dei principi e dei sentimenti, e venir calunniato da un branco di invidiosi non mi sta bene, mi causa dolore fisico. Stare qui su internet è ormai una cosa intollerabile, non sono un pirla a cui piace essere insultato da dietro lo schermo di un computer, protetti dall'anonimato. Che leoni siete, vero?
A chi mi ha seguito e sostenuto chiedo scusa, ma io non ce la faccio più. Sono rimaste in sospeso diverse cose, come i numeri di astronomia per tutti, ma non ce la faccio, tanto alla fine eravate rimasti in 20 a comprare la rivista. Evidentemente l'opera di ostruzionismo e denigrazione, molto più ampia di quanto possiate immaginare, ha avuto successo. Ho perso; qui su internet ho perso. Ho sbagliato. L'astronomia, la condivisione di una passione, si deve fare in altro modo, a contatto con i veri appassionati e non con certi repressi che cercano di prevaricare e distruggere un sogno che avrebbero voluto vivere al posto mio. Sbranatevi tra di voi, piccoli uomini, io ho altro da fare: vivere.
La mia vicenda è l'esempio più eclatante di come la cattiveria di un essere umano riesca a rovinare una passione assoluta, fino a causare male fisico. La mia vita è più importante di voi che passate il tempo a invidiare il prossimo cercando di distruggere i sogni che non avete potuto realizzare, quindi decido di viverla e per questo vi saluto.
Avete eliminato un pericolo per il vostro status quo, per il vostro ego così smisurato per voi quanto misero nella realtà, ma non so quanto da tutto questo la comunità, quella vera, ne esca vincitrice e migliorata.
Si litiga, si litiga sempre. Gente che insulta liberamente senza motivo, ingiustizie di ogni genere (ne avrei da raccontare per un libro intero), la lealtà non vale, l'etica non esiste, si pensa solo ai propri istinti e interessi; dietro uno schermo di un computer si spargono quintali di letame su chi lavora per due spiccioli (quando va bene). Se avete dei problemi ditemelo in faccia, sapete dove trovarmi.
Questo atteggiamento non lo capirò mai.
Ma perché? Perché questa società si è ridotta così? Fatevi un esame di coscienza tutti voi che vi siete divertiti a mettermi i bastoni tra le ruote in questi anni e a parlarmi dietro le spalle mentre di fronte mi facevate pure i complimenti. Un'ipocrisia galoppante che mi nausea, nonostante rappresenti il 10%, forse anche meno, di tutti coloro che invece mi seguono e anche se non condividono rispettano la persona. Rispetto; se ognuno di noi l'avesse avuto per il prossimo, l'Italia non si sarebbe trovata in questa situazione. Rispetto, che parola sconosciuta.
Uno dei miei siti è appena scaduto e non lo rinnoverò. Gli altri resteranno abbandonati a loro stessi. Continuerò a fare astronomia fuori da internet, per me e solo per me, per la strada, per le piazze, per l'UAI, a contatto con chi la vuole fare e con chi vuole condividere davvero. Perché, è evidente, una gran parte della comunità degli astrofili (non col la A maiuscola) non è pronta alla condivisione e mai lo sarà, è repressa e vive di un'invidia logorante.
Quando starò meglio, forse, ricomincerò a frequentare i lidi virtuali, ma non so se e non so quando, perché sono così schifato che al solo pensarci mi vengono i conati di vomito.
Si può star male per inseguire il proprio sogno? No!
Chiudo con una citazione emblematica che testimonia il cancro di questo paese: noi italiani.
"È
un Paese così diviso, l'Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue
meschinerie tribali! Si odiano anche all'interno dei partiti, in
Italia. Non riescono a stare insieme
nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi,
biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi
personali." Oriana Fallaci
A tutti coloro che mi hanno sostenuto, un grazie sincero. Siete stati in tanti ed è per questo che non smetterò di fare quello che mi piace. Decido solo di cambiare strategia, abbandonando la pubblica gogna di internet e prendendomi una pausa dalla scrittura.
Scrivetemi via mail, venitemi a trovare, organizziamo delle serate in compagnia; vi aspetto sotto il cielo stellato, dove magari ritroverò un po' di felicità.
Cieli sereni a tutti!
Blog di Daniele Gasparri, astrofisico e divulgatore scientifico. Cerca i miei libri su amazon.it
martedì 1 ottobre 2013
lunedì 30 settembre 2013
L'incredibile caso del forum astrofili.org. Ecco come è finita
Post cancellato.
Le mie opinioni le tengo per me e non ho voglia di continuare a essere insultato.
Vado a fare quello che mi riesce meglio... anzi, prima cerco di capire cosa mi riesce meglio! :)
Buona giornata a tutti e scusate per il disturbo
Le mie opinioni le tengo per me e non ho voglia di continuare a essere insultato.
Vado a fare quello che mi riesce meglio... anzi, prima cerco di capire cosa mi riesce meglio! :)
Buona giornata a tutti e scusate per il disturbo
giovedì 12 settembre 2013
Un momento storico: Voyager 1 è nello spazio interstellare
Questo è un momento storico per l'intera umanità, anche se molti ancora non lo sanno e altrettanti forse non ne saranno interessati. Una solitaria sonda automatica partita dalla Terra nel lontano 5 settembre 1977 e chiamata Voyager ,1 ha raggiunto con calma e determinazione un traguardo storico: è entrata nello spazio interstellare. A circa 19 miliardi di chilometri dal Sole, una distanza enorme per noi esseri umani, eppure solo un passo di formica per l'Universo, gli strumenti di bordo, alcuni dei quali ancora funzionanti dopo 36 anni, hanno registrato un fondamentale cambiamento nell'ambiente circostante.
Lo spazio nel quale orbitano tutti i corpi principali del Sistema Solare è infatti avvolto in una bolla creata dal vento solare e dal campo magnetico della nostra stella, che come un'amorevole chioccia protegge i suoi figli dalle impervie insidie dello spazio esterno, detto interstellare; un ambiente ricco di gas ad alta temperatura (detto plasma) riscaldato dalla radiazione ultravioletta della Galassia e in cui si mescolano flussi di radiazioni provenienti dalle miliardi di stelle della Via Lattea. Un ambiente che nessuno, nella storia di questo pianeta e di questo Sistema Solare ha mai potuto incontrare.
Non c'è un confine fisico, né tantomeno un cartello che potesse avvertire Voyager 1 del traguardo raggiunto. Gli astronomi della NASA hanno quindi dovuto analizzare la densità e il comportamento del rarefattissimo gas attorno alla sonda, scoprendo che è 40 volte più denso di quanto non lo fosse nei mesi precedenti, quando era al confine con la bolla protettiva del Sole, chiamata eliosfera.
Questi dati preliminari richiederanno approfondite analisi per capire meglio la situazione, ma alla NASA non hanno più dubbi e per noi, che possiamo trascurare dettagli e tecnicismi di varia natura, non può che essere un momento di trionfo e di orgoglio. Non perché la nostra squadra di calcio ha vinto una stupida partita di uno sport; non perché una fazione politica ha trionfato sull'avversario, ma perché l'umanità intera ha scritto un'importantissima pagina della sua personale storia tra quelle stelle che rappresentano la realtà molto di più del mondo artificiale e contraddittorio che ci siamo creati in questi ultimi due secoli.
Quando i nostri nipoti un giorno nel loro libro di storia leggeranno questi avvenimenti, alcuni curiosi, altri annoiati, noi potremo dire, orgogliosi, che c'eravamo. Eravamo lì quel giorno in cui l'uomo ha compiuto il primo passo per raggiungere le stelle.
Qui la notizia ufficiale della NASA (in inglese).
Qui trovate un mio post sulle sonde Voyager e quello che le aspetterà in un lontano futuro.
Qui trovate uno degli ultimi aggiornamenti sullo stato di Voyager 1, la sonda immortale
| La sonda Voyager 1 |
Non c'è un confine fisico, né tantomeno un cartello che potesse avvertire Voyager 1 del traguardo raggiunto. Gli astronomi della NASA hanno quindi dovuto analizzare la densità e il comportamento del rarefattissimo gas attorno alla sonda, scoprendo che è 40 volte più denso di quanto non lo fosse nei mesi precedenti, quando era al confine con la bolla protettiva del Sole, chiamata eliosfera.
Questi dati preliminari richiederanno approfondite analisi per capire meglio la situazione, ma alla NASA non hanno più dubbi e per noi, che possiamo trascurare dettagli e tecnicismi di varia natura, non può che essere un momento di trionfo e di orgoglio. Non perché la nostra squadra di calcio ha vinto una stupida partita di uno sport; non perché una fazione politica ha trionfato sull'avversario, ma perché l'umanità intera ha scritto un'importantissima pagina della sua personale storia tra quelle stelle che rappresentano la realtà molto di più del mondo artificiale e contraddittorio che ci siamo creati in questi ultimi due secoli.
Quando i nostri nipoti un giorno nel loro libro di storia leggeranno questi avvenimenti, alcuni curiosi, altri annoiati, noi potremo dire, orgogliosi, che c'eravamo. Eravamo lì quel giorno in cui l'uomo ha compiuto il primo passo per raggiungere le stelle.
Qui la notizia ufficiale della NASA (in inglese).
Qui trovate un mio post sulle sonde Voyager e quello che le aspetterà in un lontano futuro.
Qui trovate uno degli ultimi aggiornamenti sullo stato di Voyager 1, la sonda immortale
mercoledì 11 settembre 2013
Fotografia astronomica: quante stelle nella Via Lattea!
Tra il 3 e il 6 Settembre ho trascorso qualche giorno nella natura (quasi) incontaminata dei monti sibillini, al confine tra l'Umbria e le Marche.
L'obiettivo principale era però osservare e fotografare il cielo stellato, quella cupola cristallina che non vedevo così scura dal mio viaggio in Australia risalente ormai a Novembre 2012.
Impossibile purtroppo trovare un cielo perfetto come quello, ma a 1700 metri di quota ho finalmente visto una Via Lattea scolpita che mi ha emozionato e fatto sognare.
Non ho resistito a qualche scatto a grande campo con la mia Canon 450D modificata in casa.
Ed è incredibile vedere quante stelle ci sono in questo pezzo di cielo. La nostra Galassia è qui, di fronte a noi, più evidente che mai.
Buona visione!
L'obiettivo principale era però osservare e fotografare il cielo stellato, quella cupola cristallina che non vedevo così scura dal mio viaggio in Australia risalente ormai a Novembre 2012.
Impossibile purtroppo trovare un cielo perfetto come quello, ma a 1700 metri di quota ho finalmente visto una Via Lattea scolpita che mi ha emozionato e fatto sognare.
Non ho resistito a qualche scatto a grande campo con la mia Canon 450D modificata in casa.
Ed è incredibile vedere quante stelle ci sono in questo pezzo di cielo. La nostra Galassia è qui, di fronte a noi, più evidente che mai.
Buona visione!
giovedì 29 agosto 2013
La vita proviene da Marte? E com'è possibile?
E' freschissima la notizia secondo cui ci sarebbero sufficienti prove sul fatto che la vita terrestre sia iniziata da Marte e poi giunta sul nostro pianeta miliardi di anni fa.
In realtà questa è un'ipotesi che nella comunità scientifica si discute da diversi anni e di cui ho parlato in un paragrafo del mio libro "Vita nell'Universo: Eccezione o regola?"
Al momento della stesura non c'erano queste nuove prove, eppure sono stato fortunato nel descrivere uno scenario a quanto pare più che probabile.
Ecco l'estratto in cui si ipotizza proprio quanto ora sembra essere un po' più che probabile. (per chi fosse curioso, il mio libro è disponibile qui, sia in formato cartaceo che elettronico) e magari far chiarezza su come dei microrganismi, perché di questo si tratta, non di omini verdi, siano riusciti a compiere senza conseguenze un viaggio di oltre 50 milioni di chilometri.
![]() |
| la vita proviene da Marte? Forse si |
Lo scambio di informazioni tra Marte e la Terra potrebbe essere molto
più antico, duraturo e invadente di quanto prodotto dalle nostre sonde
automatiche.
Per comprendere come due pianeti distanti 56 milioni di chilometri
possano scambiarsi informazioni senza la presenza di esseri intelligenti,
dobbiamo guardare in casa nostra.
Tra le migliaia di meteoriti ritrovate sulla superficie
della Terra, sono oltre 100 quelle che hanno un’impronta unica e diversa
rispetto agli asteroidi della fascia principale.
La composizione chimica di queste rocce è uguale a quella
della superficie di Marte, e la composizione dell’aria intrappolata è identica
a quella atmosferica. Si tratta di meteoriti che un tempo costituivano rocce
del pianeta rosso.
Com’è possibile tutto questo?
Con una dinamica che potrebbe sembrare rocambolesca, ma che
invece è stata più frequente di quanto ci si aspetti.
Quando un meteorite di grandi
dimensioni (uno o più chilometri) colpisce Marte, fa schizzare a grande
velocità pezzi della superficie del pianeta, rocce di diverse dimensioni che
potrebbero avere una velocità sufficiente per uscire dall’atmosfera e dal campo
gravitazionale. Questi diventano meteoriti a tutti gli effetti, solamente che
non sono più gli antichi massi generatisi al tempo della formazione del Sistema
Solare, ma prodotti di una superficie planetaria modificati da una storia molto
diversa. Data la vicinanza tra Marte e la Terra, alcuni di questi meteoriti “secondari”
sono precipitati sul nostro pianeta. A oggi queste sono le uniche rocce
marziane che possediamo e che quindi è possibile analizzare in modo
approfondito.
Tra poco vedremo quali sono le caratteristiche e le sorprese
che sono state scoperte in questi massi, perché è intuitivo che se su Marte un
tempo c’era la vita, questa possa essere contenuta, almeno sottoforma di
fossili, nei meteoriti marziani.
Non è questo però quello che ci interessa al momento.
Soffermiamoci per un attimo sulla dinamica della carambola
cosmica e proviamo a fare un gioco logico che prevede di cambiare punto di
vista, magari rovesciando la situazione.
Se Marte ci ha inviato meteoriti, è possibile che anche la Terra abbia fatto lo stesso?
Cosa impedisce a un grande asteroide che colpisce il nostro pianeta di far
schizzare nello spazio pezzi di rocce terrestri che poi, dopo migliaia o milioni
di anni di pellegrinaggio nello spazio, precipitano su Marte?
La risposta è ovvia: niente.
Se conosciamo meteoriti provenienti da Marte, è indubbio che
su Marte, da qualche parte, esistano altrettanti meteoriti provenienti dalla
Terra, risalenti un po’ a tutte le ere geologiche: dal grande bombardamento
subito 3,5 - 4 miliardi di anni fa ai più recenti, magari anche a seguito di quello
che ha estinto i dinosauri (l’ultimo impatto devastante conosciuto).
Se la vita elementare sulla Terra esiste da almeno 3,8 miliardi
di anni, questo implica senza ombra di dubbio che i meteoriti terrestri su
Marte abbiano per forza di cose trasportato forme di vita: è una certezza.
Ci sarebbe naturalmente da discutere in merito alla sopravvivenza
di organismi biologici in queste condizioni, soprattutto per quanto riguarda le
violente fasi della creazione del meteorite e del successivo impatto su Marte,
ma in rocce relativamente grandi, nascoste nelle profondità, queste coriacee
tracce biologiche potrebbero essere sopravvissute senza particolari problemi,
come hanno provato alcuni esperimenti effettuati su rocce terrestri e buone
quantità di esplosivo.
Secondo questo scenario, se contaminazione c’è stata, questa
potrebbe essersi verificata ben prima che l’uomo comparisse e fosse in grado di
mandare astronavi nello spazio. Menomale, ora stiamo un po’ meglio!
La storia biologica di Marte e della Terra potrebbe essere
più intrecciata di quanto sembri, perché sicuramente i due pianeti si sono
scambiati milioni di tonnellate di rocce nel corso di miliardi di anni.
E allora, per concludere in bellezza aumentando l’incertezza
e il mistero, facciamoci una domanda: chi ha contaminato chi? La Terra primordiale, molto più
massiccia e grande, si è probabilmente raffreddata più lentamente di Marte.
L’impatto violento con quel pianeta primordiale che ha poi generato la Luna ha rallentato lo
sviluppo di condizioni adatte alla vita di qualche altro milione di anni.
Se il più piccolo e freddo Marte ha quindi sperimentato condizioni
biologiche prima della Terra, è probabile che i primi microrganismi siano nati
proprio qui.
E se i meteoriti marziani avessero inseminato la giovane e ancora
desertica Terra delle prime forme di vita?
Se un giorno trovassimo dei microbi marziani fossilizzati
più antichi di quelli terrestri e sorprendentemente simili, non ci sarebbe da
stupirsi poi più di tanto… Potremmo averlo già fatto?
Le meteoriti marziane: tracce di vita passata?
Degli oltre 61.000 meteoriti rinvenute sulla Terra fino a
questo momento (maggio 2013) 114 sono il risultato di quella carambola cosmica
apparentemente assurda che ha portato pezzi di Marte fin qui in modo del tutto
gratuito.
Le meteoriti marziane rinvenute appartengono a ere geologiche
estremamente diverse, così che dal loro accurato studio possiamo sicuramente
far miglior luce sull’evoluzione del nostro vicino cosmico.
E di indizi più o meno forti a supporto della vita ne
abbiamo.
Tutti i meteoriti ritrovati contengono tracce di acqua, una
quantità che cresce con l’aumentare dell’età delle rocce, confermando il
modello di un pianeta un tempo molto più umido. La roccia denominata NWA 7034,
ritrovata nei primi giorni del 2013 contiene circa 10 volte più acqua di tutti
i meteoriti marziani finora scoperti. Il meteorite si sarebbe formato 2,1 miliardi
di anni fa, da rocce poste probabilmente sul fondo di un antico lago.
La star dei meteoriti marziani è indubbiamente ALH 84001,
staccatosi dal pianeta circa 16 milioni di anni fa e precipitato in Antartide
appena 13.000 anni addietro. Attente osservazioni attraverso un microscopio
elettronico a scansione nel 1996 hanno rilevato al suo interno tracce di quelli
che subito si pensarono essere batteri fossilizzati.
La notizia del possibile ritrovamento di antiche tracce di
vita su Marte fece così scalpore che persino il presidente degli Stati Uniti,
Bill Clinton, fece una conferenza stampa sottolineando quanto importante fosse
quel momento per l’intera umanità.
In realtà i mass media cavalcarono e ingigantirono a
dismisura tutto quanto, come al solito.
Come accade spesso quando c’è da confermare qualcosa di
straordinario, ulteriori analisi fecero propendere gli scienziati del tempo
verso una risposta più prudente. Se il meteorite mostrava tracce di vita (cosa
da confermare), era probabile fosse dovuta a una contaminazione da parte
dell’ambiente terrestre.
L’avvincente attimo di gloria di ALH 84001 si dissolse in breve
tempo come neve al Sole, soprattutto tra l’opinione pubblica che di colpo smise
di parlare di questo interessantissimo pezzo di roccia.
All’ombra dei riflettori (e questo è sempre un bene!), studi
e ricerche proseguirono, perché nell’aria serpeggiava sempre la stessa roboante
domanda, quel dubbio che non faceva dormire la notte molti scienziati: e se non
sapessimo riconoscere la vita neanche quando ce l’abbiamo palesemente di fronte
a noi, solo perché comprendiamo ancora troppo poco dei processi biologici?
Finalmente tra il 2009 e il 2011 sembra essere stato scritto
un importante capitolo che potrebbe darci qualche elemento in più per decidere
cosa rappresentino veramente quei piccoli vermi comodamente adagiati sulla
roccia marziana.
Un gruppo di studio della NASA è arrivato alla conclusione
che quei filamenti possano effettivamente rappresentare antichissime tracce di
vita. I composti trovati indicano che la roccia ha passato molto tempo in un
ambiente umido, a una temperatura media di circa 18°C (di certo, quindi, non in
Antartide!).
Alcune anomale concentrazioni nei pressi dei presunti
fossili potrebbero rappresentare i prodotti di scarto di un’antichissima flora
batterica.
A stupire maggiormente la datazione più precisa dei presunti
fossili: 4 miliardi di anni. Se quelle ritrovate sono tracce biologiche,
significa allora con buona probabilità che la vita su Marte si è sviluppata
prima che sulla Terra, proprio come detto del tutto ipoteticamente poco fa.
Per chi fosse curioso, il mio libro è disponibile qui, sia in formato cartaceo che elettronico
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