martedì 21 aprile 2020

Addio alla cometa Atlas

La cometa C/2019 Y4 (ATLAS), Atlas per gli amici, è stata scoperta sul finire del 2019 da un programma di monitoraggio automatico del cielo (ATLAS survey). Fin dai giorni successivi alla scoperta si era compreso che, forse, questo anonimo corpo celeste ghiacciato, proveniente dalle estreme periferie del Sistema Solare, sarebbe potuto diventare ben visibile a occhio nudo tra fine aprile e i primi giorni di maggio. Ci volle poco affinché un'incerta previsione si trasformò in titoli trionfalistici e in scene di giubilo che si spingevano a incentivare gli appassionati all'acquisto di creme solari per proteggersi dall'accecante luce della cometa.

D'altra parte, dopo ben 23 anni dall'apparizione dell'ultima spettacolare cometa ben visibile dalle nostre latitudini, la celeberrima Hale-Bopp, l'attesa era colma di aspettative: decisamente troppe. Secondo le previsioni la cometa Atlas, appartenente alla famiglia delle "sungazers", ovvero comete che passano molto vicine al Sole, avrebbe potuto raggiungere una magnitudine negativa e dispiegare una coda estesa per decine di gradi, un po' come quello che successe alla spettacolare cometa McNaught nel 2007, osservata dai fortunati appassionati dell'emisfero sud nel 2007, o con la delicatissima sagoma della cometa Lovejoy nel 2011, anch'essa riservata agli osservatori dell'altro emisfero.

Purtroppo le comente, si sa, sono del tutto imprevedibili e sembrano odiare gli osservatori dell'emisfero nord. Mettendo insieme questi due indizi e il fatto che il 2020 non sembra proprio essere il nostro anno fortunato, la storia di questa piccola cometa era già scritta nel destino.
Non è bastata la lezione data dalla cometa ISON che doveva regalare uno spettacolo memorabile a dicembre 2013 e che invece non sopravvisse all'incontro ravvicinato con il Sole, disintegrandosi in una nuvola di gas e polveri proprio in coincidenza del perielio (punto più vicino al Sole).

La stessa sorte è toccata alla piccola cometa ATLAS.
I frammenti della cometa Atlas ripresi dal telescopio Hubble
Nei primi giorni di aprile la sua luminosità ha smesso di aumentare per poi diminuire drasticamente, nonostante si stesse avvicinando al Sole. Gli addetti ai lavori subito avevano intuito cosa fosse successo: l'intensa radiazione solare aveva probabilmente disintegrato il piccolo e poco coeso nucleo cometario. Alcune osservazioni in alta risoluzione avevano già mostrato probabili frammenti separati nella zona del falso nucleo. Il 20 aprile, infine, il telescopio spaziale Hubble, alla veneranda età di 30 anni, ci mostra una spettacolare istantanea di quella che fu la cometa ATLAS, ormai ridotta a brandelli. Un'altra illusione sfumata alla luce del Sole per noi osservatori boreali.

L'appuntamento con un'altra grande cometa è quindi rimandato di nuovo, non si sa quando. Di certo abbiamo imparato (forse) un paio di lezioni:  1) mai fidarsi troppo delle comete né della nostra capacità di prevederne il comportamento e 2) speriamo che il 2020 finisca presto.

Per coloro che vogliono provare a riprendere i resti, ormai brillanti oltre la magnitudine 9 e in rapida discesa, consiglio un cielo scuro, una fotocamera reflex e un obiettivo da almeno 200 mm di focale. Trovarla non è difficile, specialmente se abbiamo un grande campo.

Il percorso dell'ex cometa Atlas nel cielo del nord.


Per approfondire: https://phys.org/news/2020-04-fragmentation-comet-atlas-crowd-sourced-pictures.html


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