mercoledì 11 gennaio 2012

Una ripresa lunare rimasta nel mio computer

Ottenere una buona immagine lunare non è poi difficile.
E' sufficiente avere una reflex digitale, privarla dell'obiettivo e collegarla a qualsiasi telescopio attraverso degli appositi adattatori facili da trovare in commercio.
Non è necessario neanche che la montatura del telescopio sia motorizzata, tanto i tempi di esposizione sono piuttosto brevi.

Immagine lunare ripresa con un rifrattore APO da 106 mm
A proposito del giusto tempo di esposizione, non fidatevi dell'esposizione automatica, perché l'esposimetro, se non regolato nella modalità spot, fa una media tra il brillante disco lunare ed il nero del cielo, restituendovi un'immagine spesso troppo luminosa.
Per impostare manualmente il giusto tempo di esposizione, basta partire da una semplice considerazione.
Il nostro satellite si trova circa alla stessa distanza dal Sole rispetto a noi e per questo motivo riceve la stessa quantità di luce. Quindi la superficie lunare in prima approssimazione possiede la stessa luminosità di una comune scena diurna terrestre. I tempi di esposizione sono quindi piuttosto brevi, attorno ad 1/250 di secondo se riprendiamo a 100 ISO e con un obiettivo dalla luminosità di circa f6-7.
Non fatevi ingannare dal fatto che il nostro satellite è lontano ed immerso nel nero del cielo, la sua superficie è molto brillante!

Una volta trovata la giusta esposizione, vi consiglio di scattare diverse pose, da mediare in fase di elaborazione attraverso un programma gratuito, come Registax ed ottenere un'immagine finale che contiene molto più segnale rispetto alla singola ripresa.

A questo punto, partendo dall'immagine finale, possiamo scegliere se applicare dei filtri di contrasto per far emergere più chiaramente i dettagli, oppure, se la ripresa è stata fatta a colori, decidere di ottenere quella che si chiama mineral moon, già vista in un post di qualche mese fa.
La mineral moon mostra i veri colori della superficie selenica, prodotti dalle diverse abbondanze degli elementi di cui è costituito il suolo.
Per l'immagine che posto, ottenuta un paio di mesi fa ma mai pubblicata, ho scelto questa seconda strada.
Vedere una Luna a colori ha sempre il suo fascino.

Per l'immagine ho utilizzato un rifrattore apocromatico Sharpstar 106 mm f6.5, al fuoco diretto, riprendendo con una Canon 450D. Media di 25 immagini.

lunedì 9 gennaio 2012

Quel punto luminoso nel cielo dopo il tramonto del Sole

Una limpida e tiepida giornata sta per terminare.
La temperatura è stata gradevole, a mezzogiorno ha sfiorato i 20°C.
Tutto intorno a me tace il paesaggio; non c'è anima in giro, si è soli con se stessi, e forse è la compagnia che certe volte più temiamo.
La bellezza di un deserto sta nel panorama e nei pensieri di giorno, e, come per ricompensa, nel meraviglioso cielo che si può osservare di notte, indisturbati dalle luci artificiali.

Oggi, a dire la verità, il cielo è stato solcato da qualche nuvola di passaggio.
Sottili strisce bianche hanno pitturato di diverse tonalità questo dipinto a pastello.
Le nuvole mi aiutano a pensare; interrompono un pensiero troppo pesante, o un ragionamento ormai andato fuori controllo. Le guardo e mi chiedo: "sono così lontano da casa, eppure voi siete anche qui a tenermi compagnia. Non vi ho mai amato, ma oggi voglio fare pace con voi e ringraziarvi di essere qui"



Non sono rare le nuvole nel deserto, come a volte non è raro veder queste nuvole, dalle trame così intricate e definite, perdersi improvvisamente, diventare un tutt'uno con il cielo.
E' il segno che la neve sta cadendo in quota, formando una sottile foschia annunciatrice di uno spettacolo che non raggiungerà purtroppo quasi mai la superficie. I fiocchi sottili non riescono a sopravvivere così a lungo, si dissolvono quasi completamente, tornando nello stato di vapore che li ha portati fin lassù.

Il Sole sta per andare sotto l'orizzonte; il cielo si tinge.
Nubi, ancora queste fedeli compagne di viaggio, poco sopra l'orizzonte, illuminano i miei occhi di un rosso impossibile da dimenticare.
Il mondo, anzi, l'Universo è davvero piccolo.
Questo è il modo più bello per salutare una giornata unica e ringraziare il Sole di un altro turbinio di emozioni, in questo sussulto di vita reso possibile dal suo calore.




La notte scende presto, così come la temperatura.
Il cielo si fa subito scuro e trasparente.
Lo spettacolo sta per iniziare.
Tutti i pensieri imbrigliati nel tiepido deserto, ora possono trovare la via delle stelle e perdersi nell'infinità dell'Universo.
Aspetto trepidante questo momento, ogni volta come se fosse il primo, e l'ultimo.
Poco sopra il blu del crepuscolo, le prime stelle della sera si accendono; ma non sono stelle, quelle sono meno luminose. I nostri compagni di viaggio, in questa avventura attorno al Sole, si mostrano per primi.
Non ho controllato di proposito le mappe celesti da molto tempo; voglio che questo cielo mi soprenda, come se lo osservassi per la prima volta nella mia vita.
E forse è proprio così....

Un punto si mostra brillante.
Ha una magnitudine abbondantemente negativa; sembra Giove, ma brilla di un colore nettamente azzurro. Sembra Urano o Nettuno, peccato che non siano visibili così bene ad occhio nudo. Troppo brillante per essere una stella, troppo insolito per essere un pianeta.
Il cielo diventa più scuro e nelle immediate vicinanze si scorge a fatica un'altra stellina, molto più debole e di colore decisamente bianco/giallo. Il gioco di colori è molto bello; ricorda la stella doppia Albireo, ma con le tonalità invertite. Sarà una stella? Un altro pianeta per caso vicino a quello brillante che sto osservando?

Difficile descrivere in queste situazioni le sensazioni che si susseguono, spesso contraddittorie e per questo ancora più belle, perché la bellezza di un'emozione risulta doppia quando affiancata da un'altra di senso opposto.
Allora ecco che alla voglia di contemplare ancora questo spettacolo mai visto prima, si affaccia il desiderio quasi morboso di guardare la mappa celeste per scoprire subito di cosa si tratta.
Ma la curiosità va controllata ed usata a proprio vantaggio; alla fine non c'è gusto nel leggere subito l'ultima pagina di un intrigante giallo dopo aver dato solamente un'occhiata all'introduzione.
L'emozione va fatta maturare, va coltivata, e solo quando sarà il momento potrà raggiungere il massimo, che non è nella soddisfazione di aver letto chi è l'assassino, ma nel tempo intercorso cercando di risolvere il mistero e nel momento in cui viene finalmente raggiunto l'obiettivo con le proprie forze, prima di farcelo dire dal libro stesso.


Quasi rapito da questo punto azzurro brillante e dal suo compagno apparente, non mi sono accorto che nelle vicinanze un altro astro ha fatto capolino, ancora più brillante di colui che mi ha incantato. Colore giallastro, poco distante dal Sole, più splendente di qualsiasi stella e molto diverso da Giove; non può che trattarsi di Venere.

Con una sicurezza che non trova basi razionali, cosciente che forse avrei almeno dovuto puntare il mio telescopio per confermare la mia ipotesi, ritorno su quel piccolo faro azzurro di cui non so, o non voglio ancora, trovare una spiegazione.

A volte la mente si comporta in modo davvero bizzarro.
Di fronte ad un'emozione forte, ad un cielo mai visto prima, ad un luogo sempre sognato, ma solo in questo momento raggiunto, logica e razionalità vengono fortunatamente rilegate in un angolo remoto, dal quale forse solo una distrazione di portata simile, per una curiosa legge di annullamento reciproco, può farle tornare a galla quel tanto che basta.
Mi godo questa emozione incontrollata qualche altro minuto, non c'è fretta; la distrazione arriverà al momento opportuno e nel modo migliore.

Pochi minuti, il cielo ormai quasi completamente scuro, ed ecco un altro punto luminoso comparire basso sull'orizzonte, solo che questa volta si muove.
L'emozione si trasforma in stupore, amalgamandosi ad un pizzico di inquietudine, agitazione, mistero, paura.
Non è un aereo, impossibile avvistarli in questa zona; troppo lenta per essere una meteora.
Un attimo di smarrimento, di pensiero, sebbene confuso e rallentato.
Ho la soluzione! Perché non averci pensato prima?
E' un satellite. Possibile, visto che ve ne sono alcuni in orbita attorno al pianeta, o al limite una meteora estremamente lenta.
A volte luoghi alieni e visioni incontaminate ci fanno dimenticare tutte le variabili in gioco.
Ecco la distrazione cercata e il sovraccarico di emozioni che costringe la mente a recuperare quel minimo di lucidità necessaria per selezionarne e cercarne di nuove e più forti.
Il punto luminoso in movimento è ancora visibile. Posiziono la fotocamera digitale e scatto una foto, così potrò riconoscerlo una volta tornato al riparo.



E' arrivato il momento di tornare a quel misterioso pianeta, ora ancora più azzurro e brillante, e di alimentare il mio essere, senza bruciare nessun passo intermedio.
Prendo un teleobiettivo, scatto una foto e attraverso di esso lo osservo.
Non vedo dettagli, ma non servono.
Passano forse 10 secondi per me, 10 minuti per il resto dell'Universo...


Il pianeta sta lentamente avvicinandosi all'orizzonte, è giunta l'ora di andare all'oculare del piccolo telescopio che sono riuscito a portare fin qui, e cercare di osservarlo.
Mai nella mia vita avrei pensato di poter fare quello che ora sembra più che mai un sogno, sopraffatto come sono da brividi, sussulti, sorrisi, parole senza senso e senza suono sussurrate solamente a me stesso.
In questi momenti, di solito, ci si sveglia all'improvviso e si realizza, con delusione, di aver fatto semplicemente l'ennesimo sogno.
Aspetto terrorizzato per un attimo questo momento, ma fortunatamente non arriva: non sto sognando.

Il cuore scandisce il ritmo dei miei movimenti un po' impacciati.
Con un po' di fatica riesco a puntare il telescopio sul pianeta, ma la montatura non sembra seguirlo nel suo percorso celeste.
Ho totalmente dimenticato che il luogo è diverso, la montatura va regolata ed orientata; non c'è tempo, non mi ricordo più come si fa, non mi serve, non mi interessa altro.
Nelle interminabili ore necessarie ad inserire un oculare e mettere a fuoco l'immagine, forse solo alcuni secondi per il resto dell'Universo, i miei pensieri si aggrovigliano togliendomi quasi il respiro: cosa vedrò? Di cosa si tratta? Come faccio ad osservare così vestito? Perché sto tremando?
Per un semplice motivo; un motivo che ho sempre saputo, ma ora finalmente posso mostrare ai miei occhi increduli:


Non c'è tempo per farmarsi ora; le emozioni sono così tante ed intense che si sono congestionate in qualche parte tra il mio cuore ed il cervello, e ancora non hanno cancellato i miei movimenti. Così prendo un oculare più potente per una visione migliore .
La prima occhiata dopo aver messo a fuoco, poi il momento di lasciarsi andare.
L'oculare precedente, ancora in mano, cade nella sabbia rosata senza far rumore; le mani, entrambe, si aprono e leggermente si sollevano con il palmo rivolto verso l'alto. Respirare diventa uno sforzo troppo grande per più di un minuto. Tutto intorno un silenzio mai stato più rumoroso, scosso dai colpi di cannone del mio cuore.
Sollevo leggermente il casco dall'oculare, distolgo inconsciamente un attimo lo sguardo per capire se potrò ritrovare quello che stavo osservando. Poi vedo riflessa l'intera umanità sul vetro sottile che mi separa da quest'aria gelida e irrespirabile, e non posso far altro che sorridere in segno di resa e godermi la magnifica consapevolezza del più grande spettacolo della mia vita:

Quel punto azzurro nel cielo è la Terra, così come appare dalla superficie di Marte

Questo è quello che si vede da qui, da questo cielo così simile alla Terra, eppure così alieno; da questa sabbia che scomparso il Sole ha perso il suo colore rosato, da questo deserto così simile al mio amato Sahara, eppure centinaia di milioni di chilometri distante.
Mi siedo un attimo, anche se non potrei, perché rialzarsi con questa ingombrante tuta sarà difficile.
Ora riesco a sentire il tocco di questa sabbia finissima che scivola dal palmo della mia mano; osservo le sagome delle lontane montagne che si stagliano su un cielo ancora leggermente rischiarato dal Sole, ormai abbondantemente sotto l'orizzonte.
Sento addirittura i suoni di questo lontano mondo, anzi, l'unico suono che si può sentire sulla sua superficie completamente deserta, di cui io e i miei compagni di viaggio siamo gli unici abitanti: lo strano ed un po' inquietante sibilio del vento, che ora soffia impetuoso ma che fa fatica a muovere anche gli oggetti più leggeri accanto a me. Lo sento sulla mia tuta e lo vedo smuovere leggermente questa polvere finissima.

Un ultimo sguardo al cielo e a quel puntino blu; la notte è finalmente scesa, le stelle si sono presentate in tutta la loro eleganza. Sono uguali a quelle che per anni ho osservato ogni notte serena quando mi trovavo su quel puntino blu.
Il cielo, finalmente, calma il suono del silenzio di questo mondo che ora sembra davvero troppo alieno.

Questo deserto esteso per migliaia di chilometri, è il pianeta sul quale ho la fortuna di trovarmi, dopo un viaggio durato ben 6 mesi e sognato tutta una vita.
Gli abitanti del mio pianeta, che ora osservo piccolo al telescopio, lo hanno chiamato Marte.
Da qui si ha davvero un altro punto di vista sulla nostra esistenza, tutta concentrata in quel puntino che anche attraverso il mio telescopio sembra ancora indistinto e così lontano.
Il vuoto dello spazio non mi permette di ascoltare le grida dei 6 miliardi di esseri umani concentrati in quella piccola falce azzurra, e questo è forse un bene, perché riesco ad apprezzare lo spettacolo per quello che è veramente, non per quello che crediamo che sia, quando ci troviamo immersi sulla sua superficie.
Al riparo e al caldo, tolgo la tuta, guardo da dietro il piccolo oblò, alzo la matita che ho di fronte a me e con la sua piccola punta affilata riesco a coprire quel lontano pianeta azzurro.
Tutte le situazioni, i pensieri ed i ricordi di questa fragile vita, che troppo spesso ci sembra rappresentino l'Universo intero, da quassù non sono nient'altro che un punto indistinto nascosto dalla punta della mia matita.



Tutte le immagini e le descrizioni di questo racconto sono reali, ma invece di averle vissute in prima persona, mi sono limitato a sognarle attraverso le immagini ed i dati provenienti dalle sonde che sulla superficie del pianeta rosso ci sono state ed hanno potuto godere di questo spettacolo unico.

domenica 8 gennaio 2012

Il cielo in una stanza

Per gli appassionati di astronomia, il rapporto con il cielo stellato è qualcosa di così intenso che non se ne può fare a meno, altrimenti si corre il rischio di una seria crisi d’astinenza.
Cosa fa un astrofilo allora quando non è possibile osservare le stelle, perché il cielo è coperto (e non ci sono fulmini da riprendere) o per qualsiasi altro motivo?

Il soffitto della mia camera
Un vero malato di astronomia trova il modo di osservare il cielo anche nella propria stanza.
Come? Non vi è mai capitato di alzare gli occhi sul soffitto della vostra camera ed osservare la volta celeste come nella figura qui a lato?
L’immagine a sinistra ritrae la Via Lattea estiva, ma non è una foto del cielo, piuttosto del soffitto della mia camera.
No, non ho un tetto di cristallo, ho semplicemente comprato un piccolo planetario che mi permette di addormentarmi ogni notte osservando e sognando la volta celeste.
Il mio planetario si chiama Homestar ed è prodotto dall’azienda giapponese SEGA (giuro che si chiama così!). Quando ho messo gli occhi su questo piccolo gioiellino in Italia ancora non si trovava, così l’ho fatto arrivare direttamente dal Giappone.
Ora anche presso i grandi rivenditori di telescopi è possibile acquistare un suo clone, chiamato StarTheatre, identico in tutto e per tutto.

Il planetario è piccolo e di forma sferica; basta poggiarlo sul pavimento, inserire nell’apposito alloggiamento un disco che rappresenta il cielo che vogliamo proiettare, ed accendere l’interruttore.
Con la mia versione ho ricevuto un disco contenente le stelle dell’emisfero nord, uno con il cielo dell’emisfero sud, un terzo con le linee delle costellazioni delle stelle dell’emisfero nord ed un ultimo disco con la Luna.
Attivando la simulazione della rotazione terrestre, il planetario fa ruotare il cielo sopra di noi con un periodo di 6 minuti. E’ impressionante vedere sorgere e tramontare le stelle come se fosse un grandissimo filmato time lapse.
La riproduzione del cielo è molto fedele e realistica; le costellazioni si riconoscono perfettamente ed un’altra funzione fa apparire, se volete, una stella cadente ogni 30 secondi in mezzo alle stelle.
La luminosità del cielo, proprio come nella realtà, è molto sensibile alle luci artificiali, quindi è necessario creare nella stanza il buio assoluto. Ci penserà la volta celeste proiettata a regalarvi una tenue e magica luce.

Tengo a precisare che non si tratta di una vendita promozionale. Nessuno mi ha detto di parlare di questo accessorio; se lo faccio è perché l’effetto che produce è davvero emozionante, oltre che essere didatticamente molto valido, soprattutto per i bambini.
Da quando ho acquistato questo piccolo planetario, durante le serate più dure mi metto nel letto e mi addormento sotto un magnifico cielo stellato che ruota nella mia stanza, dimenticando in pochi secondi dei problemi della giornata appena trascorsa, eppure già così lontana.
Non vi ho detto che il planetario ha un comodo timer che provvede a spegnere tutto quando ormai si è già nel mondo dei sogni.

sabato 7 gennaio 2012

Il triste destino della sonda Phobos Grunt: tra qualche giorno si distruggerà in atmosfera

Tempi difficili per l'agenzia spaziale russa.
Dopo aver perso lo scorso agosto il satellite per telecomunicazioni Express AM4, ora anche il fiore all'occhiello, la sonda Phobos Grunt, che doveva segnare il ritorno dei russi ai viaggi interplanetari, si accinge a terminare con largo anticipo la sua missione, a dire il vero mai iniziata.

La sonda russa Phobos Grunt ha ormai i giorni contati
Phobos Grunt è stata lanciata il l'8 Novembre scorso da Baikonur, Kazakhstan, con l'obiettivo di raggiungere Marte ed una sua luna, Phobos.
Il lancio avvenne senza problemi e dopo pochi minuti la sonda raggiunse l'orbita di parcheggio a poche centinaia di chilometri dalla superficie terrestre. In questo punto avrebbe dovuto accendere i propri razzi per acquisire la spinta necessaria per raggiungere Marte.
E' proprio in questa delicata fase che qualcosa, non si ancora bene che, non ha funzionato. I razzi della sonda non si sono accesi e tutti i frenetici tentativi di contattarla per capire cosa fosse successo sono falliti.

La sonda Phobos Grunt era rimasta a tutti gli effetti intrappolata nella bassa orbita terrestre, tanto che diversi astrofili sono riusciti anche a riprenderla con semplici telescopi o ad osservarla addirittura ad occhio nudo come un punto in movimento.

Il tempo però è sempre tiranno.
La finestra per raggiungere Marte sarebbe durata pochi giorni, e per di più un'orbita così bassa risente dell'attrito dell'atmosfera terrestre, risultando estremamente pericolosa.
Per settimane i tecnici dell'agenzia spaziale russa hanno cercato invano di comunicare con la sonda.
Con l'aiuto delle antenne dell'agenzia spaziale europea è stato finalmente stabilito un primo contatto il 23 Novembre, che ha fatto riaccendere la speranza nei tecnici russi.

La gioia però ha avuto vita molto breve.
Phobos Grunt bloccata in orbita ripresa da un astrofilo francese
A causa della grande velocità orbitale, scesa inesorabilmente su un'orbita sempre più bassa, le difficoltà di comunicazione sono state insormontabili. I pochi dati telemetrici trasmessi nei successivi due contatti, durati pochi minuti, non sono stati sufficienti a capire la fonte del problema. Tutti i tentativi dei tecnici di impartire l'ordine di accendere i razzi per alzarne l'orbita sono falliti.

Le dettagliate immagini dell'astrofilo francese Thierry Legault mostrano una sonda senza macroscopici problemi strutturali, ma con un'orientazione rispetto al Sole contraria a quella che aveva dovuto assumere. I pannelli solari, unica fonte di energia, si sono aperti ma non sono illuminati dal Sole.
Non si sa se è stato un difetto software o un malfunzionamento dei razzi di posizionamento ad immettere la sonda con l'orientazione sbagliata e forse non lo scopriremo mai.
E' plausibile che i pannelli solari male orientati non abbiano fornito energia sufficiente per alimentare tutte le apparecchiature della sonda (computer, comunicazione, regolazione della temperatura del carburante) e che quindi non abbia potuto neanche iniziare la sua missione.

Con il passare dei giorni, la finestra per un disperato tentativo di raggiungere Marte si è definitivamente chiusa.
Ben presto la priorità è diventata quella di salvare la sonda da un rientro in atmosfera ormai prossimo, e magari poi dirigerla verso qualche altro corpo celeste (presumibilmente la Luna).
I primi giorni di Dicembre, dopo il fallimento di tutti i successivi tentativi di comunicazione, i tecnici dell'ESA si arresero.
Così, dopo aver visto tramontare il sogno marziano, Phobos Grunt ha visto avvicinarsi inesorabilmente una fine che non si sarebbe mai aspettata. L'orbita nella quale si trovava era troppo bassa e l'attrito con le residue molecole dell'atmosfera terrestre l'avrebbe fatta lentamente abbassare, fino a farla precipitare e distruggere in atmosfera.

Proprio come successe ai satelliti UARS e Rosat, il rientro in atmosfera di Phobos Grunt, previsto per la metà di Gennaio, avverrà in modo totalmente incontrollato, quindi sarà impossibile prevedere l'istante esatto e le località interessate della superficie terrestre.
Data la grande massa, numerosi frammenti raggiungeranno il suolo, ma questa volta il rischio, se vogliamo, è maggiore e deriva da un'altra variabile.
Contrariamente ai satelliti già precipitati, ormai inoperativi e privi di razzi o carburante, Phobos Grunt ne è invece pieno fino all'orlo. Visto che nessuno dei razzi che avrebbeo portato il satellite verso Marte si è acceso, i serbatoi contengono circa 11 tonnellate di idrazina e tetrossido di azoto (il carburante usato per i viaggi interplanetari), sostanze altamente tossiche.
E' questo carico inaspettato che rende il rietro della sonda diverso e più preoccupante rispetto ai satelliti dei mesi passati.
Vista l'estrema volatilità di questi composti, quasi tutti gli esperti sono portati a pensare che si vaporizzeranno nei primi istanti del rientro in atmosfera, aiutati dal fatto che i serbatoi sono fatti di alluminio, materiale poco resistente alle alte temperature. In questi eventi così straordinari le previsioni però non possono essere precise al 100%, soprattutto per la peculiare forma e struttura di Phobos Grunt.
Il carburante, infatti, non è contenuto in un solo serbatoio. Lo stadio principale, quello che doveva dare la spita verso Marte, ne contiene la quantità principale, suddivisa in diversi serbatoi, di cui uno a forma di anello ed altri a forma di sfere, tutti ben esposti, quindi presumibilmente destinati a disintegrars.
Altri serbatoi sono contenuti nell'orbiter che avrebbe dovuto raggiungere Marte, nel modulo che era destinato alla discesa su Phobos e nella piccola capsula che sarebbe poi tornata verso Terra una volta raccolti campioni di suolo.
Questi, sebbene più piccoli, sono anche nascosti, quindi maggiormente protetti dall'intenso calore del rientro e potrebbero avere maggiori possibilità di raggiungere il suolo ancora integri, soprattutto se i sistemi di gestione della sonda sono inattivi (come si pensa) ed abbiamo lasciato congelare il carburante.
A bordo è presente anche una piccola quantità di Cobalto-57, materiale radioattivo utilizzato per lo spettrometro di massa, che comunque si vaporizzerà nell'atmosfera e non creerà alcun tipo di problema.
Un'altra incognita è costituita dal piccolo satellite cinese Yinghuo 1.  L'agenzia spaziale cinese, infatti, non ha fornito (come invece si è soliti fare) alcuna specifica sui materiali impiegati e contenuti all'interno, quindi non è dato sapere se resisterà all'impatto con l'atmosfera terrestre e se contiene materiale tossico che potrebbe raggiungere il suolo.

In ogni caso, si stima che alla fase di rientro sopravviveranno detriti per un totale di qualche centinaio di chilogrammi.
Sicuramente arriverà ragigungerà inalterato la superficie il modulo che sarebbe poi dovuto ritornare comunque sulla Terra (grande quando una palla da basket), visto che è l'unico predisposto di uno scudo termico in grado di resistere all'intenso calore prodotto dall'attrito con l'atmosfera.

Alcuni piccoli pezzi della sonda sono stati già osservati distaccarsi e rientrare in atmosfera gli ultimi giorni dello scorso Novembre. Questo evento imprevisto, sommato ad un'orbita che inizialmente non era vista decadere come ci si aspettava, hanno fatto maturare da più parti l'ipotesi che la sonda abbia subito anche qualche danno strutturale, forse in seguito all'esplosione di un serbatorio o ad una perdita di carburante.

Tra le possibili traiettorie di rientro dei detriti c'è anche l'Italia ancora, come peraltro tutte le località comprese tra 51° di latitudine nord e sud: è ancora troppo presto per fare previsioni precise.
Per il momento il rientro è previsto per il 16 Gennaio, con un errore di +/- 2 giorni, influenzato non poco dall'attività solare.
E' possibile seguire l'evolversi della situazione qui

Come nei casi dei satelliti precedenti, non c'è motivo quindi per allarmarsi. Lo scenario più probabile vede i resti della sonda inabissarsi in qualche oceano, anche se non è quello che sperano i tecnici russi, visto che dallo studio dei resti cercheranno di capire cosa non ha funzionato e di recuperare le poche strumentazioni sopravvissute. In ogni caso, la probabilità che pezzi possano giungere in Italia è remota e pari a circa 1/1000.


La missione Phobos Grunt si era prefissata un obiettivo mai raggiunto prima nella storia dell'astronautica: un modulo sarebbe sceso sulla superficie di una delle lune di Marte, Phobos, e avrebbe raccolto dei campioni in una piccola capsula che sarebbe poi tornata sulla Terra. La sonda contiene anche il primo satellite interplanetario cinese, Yinghuo 1, un piccolo orbiter destinato a studiare l'atmosfera e la superficie di Marte dalla sua orbita, aggiungendosi agli orbiter americani attualmente attivi (Mars Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter), e a quello europeo (Marx Express).

Purtroppo anche questa volta le speranze dei russi si sono infrante, continuando quella che ormai è da più parti tacitamente ritenuta una vera e propria maledizione marziana.
I sovietici prima, ed i russi successivamente, hanno provato infatti ad inviare sul pianeta rosso ben 18 sonde automatiche. Di queste, solamente 6 hanno raggiunto il pianeta e trasmesso qualche dato. Ma anche tra queste 6 superstiti, nessuna è rimasta operativa più di qualche giorno, nessun lander è atterrato sano e salvo sulla superficie e pochissime sono le immagini ricevute.

Una missione verso Phobos fu programmata e lanciata già nel 1988, con una coppia di satelliti indipendenti. Tutto sembrava andare bene, ma nell'avvicinamento finale a Marte, di Phobos 1 prima e Phobos 2 poi, si persero per sempre le tracce.

E' effettivamente difficile non vedere a prima vista un pizzico di sfortuna in tutta questa lunga serie, soprattutto quando si perdono inspiegabilmente le comunicazioni con sonde che per mesi hanno risposto egregiamente; ma se 18 missioni su 18 sono inesorabilmente fallite, probabilmente c'è qualcosa da rivedere nella fase di progettazione e programmazione.

Restate aggiornati per ulteriori novità.

venerdì 6 gennaio 2012

Una rotazione celeste facilissima da ottenere

Altra puntata che riguarda le immagini semplici ma spettacolari.
Dopo avervi mostrato come cattuare il colore delle stelle, ecco come rendere ancora più emozionante la classica rotazione della sfera celeste attorno al polo nord celeste.

Rotazione della sfera celeste
Tutto quello che vi serve è un cielo scuro, una reflex digitale su un treppiede, un panorama affascinante.

Ponete la reflex digitale sul treppiede, regolate manualmente la messa a fuoco, impostate una sensibilità bassa, obiettivo di focale minima chiuso a circa f7-8 e scattate immagini in sequenza della durata di circa 10 minuti ciascuna, fino a quando non vi stancate o il freddo di queste notti invernali non vi farà desistere.
Ora scaricatevi un programma molto leggero, chiamato startrails, decomprimetelo in una cartella, apritelo e dategli in pasto le immagini che avete scattato.
Il software provvederà ad unire tutte le immagini e a mostrarvi la bella rotazione celeste che avete ripreso.
Niente di più semplice, ma di sicuro effetto.
Date libero sfogo alla vostra creatività!