martedì 10 gennaio 2017

Nella costellazione del Cigno comparirà una nuova stella

Le stelle, come tutto l'Universo, sono in continua evoluzione anche se noi esseri umani, che a malapena viviamo 100 anni, molto raramente possiamo assistere a evidenti cambiamenti del nostro cielo. E' ancora più raro riuscire a prevedere con precisione dove e quando possa avvenire una di quelle trasformazioni sconvolgenti che in pochi secondi possono segnare il destino di una stella e l'aspetto di una costellazione. L'emblema di questa snervante incertezza è rappresentato da Betelgeuse, brillante supergigante rossa della costellazione di Orione, la migliore candidata a esplodere come supernova. Tutta la comunità scientifica è infatti d'accordo nell'affermare che la terribile esplosione che porrà fine alla sua vita è imminente e sarà tanto energetica da rendersi visibile per mesi, persino di giorno, come fosse un secondo, lontano Sole. Imminente, però, significa che può accadere in ogni momento da qui ad almeno 50 mila anni nel futuro. Se per l'Universo è un battito di ciglia, per noi diventa un tempo difficile da tollerare.

Una binaria a contatto
Per nostra fortuna la scienza non smette di fare passi in avanti e le cose stanno lentamente cambiando. Non siamo in grado di dire a che ora esploderà Betelgeuse, ma sembra che possiamo rimettere l'orologio su un evento che se si verificherà sarà di certo la spettacolare conferma dell'avanzamento delle nostre conoscenze dei sistemi binari e ci regalerà per qualche mese una nuova, brillante stella nel cielo.

Nella costellazione dei Cigno, in quel campo di centinaia di migliaia di stelle osservate in 3 anni dal telescopio spaziale Kepler, alla caccia di pianeti extrasolari di taglia terrestre, è stato trovato un sistema molto raro e altrettanto interessante. Chiamato secondo la sterile nomenclatura scientifica KIC 9832227, è un sistema formato da due stelle di massa simile che orbitano vicinissime le une alle altre. E vicinissime vuol dire che le orbite sono tanto strette che gli astri condividono già l'atmosfera e parte degli strati superficiali; tanto vicine che la reciproca forza mareale è così forte da averle allungate come se fossero una goccia d'acqua in bilico su un fiore che si guarda allo specchio prima di cadere. Nel gergo scientifico sono dette binarie a contatto, sistemi abbastanza comuni, ma queste sono talmente in contatto che il loro destino sembra già ben delineato con una precisione che fino a questo momento non ha avuto problemi.

La posizione di KIC 9832227 e della nuova stella del 2022
I due astri ruotano attorno al comune centro di massa, quel punto che tanto cerchiamo quando vogliamo tenere in equilibro un cucchiaio sul nostro dito. Le orbite, però, non sono più stabili. Le atmosfere stellari in contatto stanno rallentando il moto di entrambe le componenti, così che la distanza reciproca diminuisce velocemente nel tempo. A un certo punto si arriverà al contatto finale: le due stelle entreranno in collisione con gli strati più densi e quando questo accadrà i due sistemi si fonderanno in un unico oggetto. Questo raro evento di fusione tra due astri centinaia di volte più grandi del nostro pianeta innescherà dei violenti processi di fusione nucleare, nient'altro che una gigantesca esplosione, o una serie di esplosioni miliardi di miliardi di volte più potenti della più terribile bomba termonucleare mai concepita dall'uomo. Il fenomeno è chiamato nova rossa (red nova in inglese) ed è ancora avvolto dal mistero poiché sono pochissimi i fenomeni osservati associabili a un evento del genere.

Quello che sembra probabile è che la fusione di due stelle inneschi un'esplosione la cui luminosità è inferiore a quella di una supernova ma superiore a quella di una nova classica. Le novae, ben conosciute e studiate, sono nane bianche che accrescono materia da parte di una stella compagna vicina. Quando sulla superficie della nana bianca se ne accumula in quantità sufficiente, questa si fonde tutta insieme, producendo una violenta esplosione termonucleare. La nana bianca non viene distrutta e continua di solito a risucchiare materia, quindi il fenomeno di nova è in genere periodico. Una nova rossa, invece, è un evento che avviene una sola volta per un sistema e produce una luce dal colore rosso.

Sebbene avvolte nel mistero, quello che più interessa a chi si vuole godere lo spettacolo non è poi così misterioso. Nel 2008 è stata osservata una rara nova rossa a seguito della fusione delle stelle del sistema V1309 Scorpii. L'aumento di luminosità è stato di circa 10 magnitudini, ovvero 10 mila volte. KIC 9832227 è distante circa 1700 anni luce a al momento brilla di magnitudine 12. Se durante la fusione e l'esplosione come nova rossa aumenterà la sua luminosità come V1309 Scorpii, potrebbe diventare luminosa quanto la stella polare. In pratica, per qualche mese in cielo avremo una stella nuova che ridisegnerà i connotati della costellazione del Cigno.

Quando è prevista la comparsa di questa luminosa "stella" temporanea? Qui il capolavoro è tutto scientifico. Osservando per anni questo peculiare oggetto e le variazioni nel periodo orbitale delle due stelle, Larry Molnar e i suoi colleghi del Calvin College in Grand Rapids, Michigan, hanno concluso che nel Febbraio del 2022 le due stelle si fonderanno e innescheranno la grande esplosione chiamata nova rossa. L'incertezza nella predizione è di circa 6 mesi, un errore accettabile per le nostre vite, non come quella che accompagna la fine di Betelgeuse! Molnar e colleghi hanno sottoposto il loro studio completo ad Astrophysical Journal. Per chi fosse curioso di capire meglio cosa sono queste ancora misteriose novae rosse e come hanno operato i ricercatori per arrivare a questa intrigante predizione, consiglio di consultare l'articolo. Anche se lungo e difficile da comprendere, rappresenta sempre un'ottima occasione per capire come opera la scienza, proponendo ferree prove oggettive e verificabili nella spiegazione di qualsiasi evento. Non è, forse, un operato che ci tornerebbe molto utile anche nella vita di tutti i giorni, invece di scatenare guerre d'opinione basate sul nulla?

Scriviamo quindi un bel promemoria da qualche parte ma restiamo aggiornati. I calcoli di Molnar sembrano al momento corretti, ma non possiamo avere la certezza che abbia ragione, perché non conosciamo a fondo le caratteristiche del sistema KIC 9832227, né come reagiscono due astri che stanno sul punto di fondersi. In ogni caso, a meno di avere una sfortuna colossale, tra qualche anno avremo per qualche tempo una nuova stella e sarà un evento unico. Non ricapiterà mai più nella storia della Terra, figuriamoci quindi nella nostra, assistere alla comparsa di una nova rossa tanto brillante da decorare come un prezioso rubino celeste l'ala destra della meravigliosa costellazione del Cigno.

sabato 7 gennaio 2017

La consapevolezza vi renderà liberi

Prendete un minuto dalle vostre vite. Prendete un minuto dal lavoro, dai problemi economici, dalla programmazione del fine settimana, dalla scelta del vestito per uscire, dalle difficoltà terrene del vostro piccolo orticello, tanto minuscolo che non vi permette di vedere la più grande immagine di cui fate parte.
Sedetevi, rilassatevi e fate uscire tutte quelle contraddittorie voci dalla vostra testa.
Ora ammirate questa fotografia e restate a osservarla finché un brivido di consapevolezza non percorre la vostra schiena. Se non basta un minuto non fa niente, ma è un dovere morale di ogni essere consapevole restare e riprovare per il tempo necessario affinché quel brivido si presenti, perché è tutto ciò che ci distingue dalle altre specie della Terra.



In questa foto stiamo ammirando noi stessi, la nostra realtà, il nostro fragile ambiente, non più visto dalla schiacciata prospettiva di una formica ma dall'esterno. E' il più grande salto di coscienza che l'uomo abbia mai potuto fare da quando qualche milione di anni fa ha cominciato a percorrere le steppe africane. E' il più grande regalo che la nostra specie, piena di contraddizioni e di irrazionalità, si è donata per dare una speranza a sé stessa. La nostra salvezza passa per forza di cose da quante persone da qui ai prossimi anni riusciranno a sentire quel brivido lungo la schiena, da quante persone capiranno qual è la realtà nella quale viviamo, quanto è fragile e piccolo questo pianeta. La nostra salvezza passerà per forza di cose dall'accettare che tutto quello per cui oggi ci combattiamo a vicenda è di un'inaudita stupidità.

Questa immagine ritrae il nostro pianeta e la Luna come si vedono da Marte, il nostro cugino sfortunato, che al momento dello scatto distava 205 milioni di chilometri. E' stata catturata dalla sonda della NASA Mars Reconnaissance Orbiter durante un normale test di calibrazione strumentale dell'apparato di ripresa ad alta risoluzione. Uno scatto di routine che però ci regala una vista mozzafiato.
Un giorno un astronauta su quel pianeta ario arrugginito potrà vedere brillare nel cielo una "stella" azzurra. Se la ingrandirà con un piccolo telescopio vedrò qualcosa di molto simile a questa foto e scoprirà che quella "stella" è stata la casa di più di 100 miliardi di esseri umani, di tutti i sogni, le speranze, i racconti, i miti, le leggende, le religioni, l’arte, la poesia, la scienza, l’ingegno e le lotte di un popolo che già su Marte, in vicino di casa, sembra scomparso dalla faccia dell’Universo e persino dal pianeta che crede di aver soggiogato alla propria stolta sete di potere e ricchezza. Quanti uomini vedete in questa foto? Nessuno, eppure sono tutti lì, ma proprio tutti. Quanti confini vedete? Quanti muri? Quante città? Quante barriere? Ora tornate pure a litigare con il vicino, a insultare gente a caso su internet, a concedervi vizi e stravizi dannosi e superficiali in barba al Pianeta e ai suoi abitanti, a umiliare le vostre vite per guadagnare sempre più denaro che non avrete tempo di spendere. Andate e fate come se niente fosse, se ci riuscite... Io non ci riesco più da tanti anni e mi sento più libero che mai, perché è la consapevolezza l'arma che ci renderà liberi da noi stessi e dai nostri demoni.

Per informazioni tecniche sull'immagine: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2017-004&rn=news.xml&rst=6716

domenica 4 dicembre 2016

Un nuovo libro di astronomia per Natale

Come anticipato qualche giorno fa, è disponibile il mio ultimo libro dedicato all'Universo: un viaggio entusiasmante tra stelle, nebulose, galassie e ammassi di galassie, fino ai confini dell'Universo e della nostra mente.

Il libro è corredato da oltre 90 mie foto a colori e a grande formato, sia nell'edizione digitale che cartacea. Il linguaggio è semplice, quindi adatto a tutti: dai giovani curiosi ai sognatori appassionati un po' più avanti con l'età.

Rappresenta il regalo di Natale ideale, sia per chi vuole godersi le foto del cielo che per coloro che vogliono utilizzare anche le parole per partire per il viaggio più incredibile mai concepito da mente umana, quello attraverso un meraviglioso Universo, dove la Bellezza regna sovrana anche su fenomeni di inaudita violenza.

Il libro è disponibile in formato digitale Kindle, che può essere letto da tutti i computer, tablet e smartphone (basta scaricare l'app gratuita Kindle), e in formato cartaceo A4 completamente a colori (182 pagine). In questo caso c'è un bonus in più: spedizione gratuita in tutta Italia. Seguendo il link per l'acquisto è possibile leggere un estratto gratuito, cliccando direttamente sull'immagine di copertina.

Per chi fosse invece alla ricerca di un manuale per osservare il cielo e imparare a usare il telescopio appena comprato, consiglio il mio libro "Che spettacolo, ho visto Saturno!", in vendita a pochi euro in formato digitale e cartaceo.

Buona lettura e buone vacanze!

sabato 26 novembre 2016

In arrivo un nuovo libro sull'Universo. Prenotazione copia digitale

Se per Natale pensavate di regalare (o regalarvi) un libro, aspettate qualche giorno. Sto per ultimare un nuovo lavoro che stavo progettando da almeno vent'anni. Conterrà quasi 100 mie fotografie del cielo e tutta la consapevolezza che ho maturato in cinque lustri di astronomia. Faremo quindi un viaggio con gli occhi e con la mente in ogni angolo di Universo, scoprendo la sua straordinaria bellezza. Sarà disponibile i primi giorni di Dicembre, sia in ebook che in formato cartaceo, a colori e di grandi dimensioni (A4). Qui di seguito la presentazione.

E' ora possibile prenotare la versione digitale del mio libro, al prezzo scontato di 4,99 euro. Non dovrete pagare subito ma solo quando il titolo sarà disponibile e vi sarà inviato, il 7 Dicembre. La prenotazione è un modo per mettersi in coda, aggiudicarsi il libro per primi e approfittare del prezzo scontato. Se cambiate idea e non volete più il libro, potrete disdire la prenotazione prima del 7 Dicembre: https://www.amazon.it/straordinaria-bellezza-…/…/ref=sr_1_1…
Il formato Kindle può essere letto da ogni smartphone, tablet e pc, basta scaricare la app gratuita dallo store: 
La versione cartacea arriverà negli stessi giorni, spero anche prima, ma non è possibile prenotarla in anticipo. Il prezzo sarà di circa 29 euro, stampata tutta a colori e in grande formato (A4).



La bellezza nell’Universo è ovunque. Quella vuota e buia cupola che sovrasta le nostre teste nasconde delle opere d’arte e dei tesori dal valore inestimabile, che nessuno potrà imitare quanto a magnificenza, eleganza e potenza. Avvolti dal silenzio del vuoto cosmico osserveremo fenomeni che cambieranno per sempre la nostra visione della Natura, descritti da più di 70 spettacolari fotografie inedite a colori e in alta risoluzione scattate dall’autore.

Partiremo dalla nostra atmosfera, viaggeremo tra i pianeti, scopriremo le altre stelle e i modi in cui decidono di stare insieme. Ci spingeremo verso lontane galassie e poi lungo i limiti della nostra comprensione, fino a cercare di scoprire la struttura, l’evoluzione e i grandi misteri irrisolti dell’Universo.

Capiremo il significato vero, profondo ed eterno della Bellezza, qualcosa di oggettivo, tangibile, appagante, assuefacente; qualcosa di cui noi esseri umani non possiamo fare a meno nella continua ricerca della felicità. Lassù, nella culla della Bellezza e nelle vaste praterie della consapevolezza, troveremo risposte alle nostre domande e sollievo a tutte le sofferenze. Guardare l’Universo per capire chi siamo; è stato sempre così, sin dalla notte dei tempi.
 

venerdì 21 ottobre 2016

La maledizione marziana e un progresso che forse non meritiamo



Amo l’astronomia, l’astrofisica e naturalmente l’esplorazione spaziale. Amo queste materie non come un adolescente può prendere una cotta irrazionale per una ragazza ma, al contrario, è proprio l’estrema razionalità che ho dentro a farmi amare ambiti in cui l’uomo mette alla prova la sua conoscenza, la sua voglia di progredire e di risolvere problemi, siano essi grandi come una galassia o piccoli come bere un bicchier d’acqua. Amo la scienza, tutta, perché senza di essa, tutta, staremmo ancora a cercare un modo per accendere un fuoco, per non far morire i nostri figli poco dopo la nascita o per evitare malattie catastrofiche come morbillo, polio, vaiolo, peste. Insomma, se ad accoglierci c’è il più bel presente della storia degli esseri umani, con la prospettiva di un futuro migliore, non è un caso ma il frutto indissolubile del progresso scientifico dell’uomo, della voglia e della capacità, almeno per alcuni, di guardare oltre il dito che punta un problema per cercare di risolverlo, in modi e tempi imprevedibili. È un approccio che funziona, che ha sempre funzionato e che funzionerà, almeno finché ci sarà qualcuno che sarà in grado di vedere al di là della propria mano.
Rappresentazione artistica di TGO e Schiaparelli
Spesso il lavoro di chi fa ricerca o di chi la divulga, soprattutto nell’ambito astronomico e spaziale, è avvolto da un pesante velo di indifferenza e ignoranza, un mix che ci consente di fare il nostro lavoro, sebbene con un po’ di latente frustrazione, in tranquillità e al riparo dal clamore mediatico che è in grado di creare sempre più problemi che soluzioni. Spesso, ma non sempre: non avrei mai pensato che quelle poche volte che astrofisici e ingegneri spaziali fossero venuti alla ribalta sarebbe stato per subire un’onta peggiore della più assordante indifferenza.
La notizia naturamente riguarda l’arrivo su marte della prima spedizione del programma ExoMars dell’ESA e il fallimento del lander Schiaparelli, che a quanto pare si è schiantato sulla superficie del pianetarosso.
Mi sono sentito in dovere di scrivere due parole, che poi due non sono, ma spero che il tempo che ruberò alle vostre vite sarà stato speso bene.


ExoMars è davvero un fallimento?
A livello tecnico è inutile scaldarsi. L’ESA aveva già messo in chiaro la questione da anni, non da giorni, come dice qualche commentatore della domenica. La missione ExoMars prevedeva un orbiter, detto TGO, e una piccola sonda da usare solo come test tecnologico per le fasi di atterraggio, denominata Schiaparelli. La missione principale, di gran lunga più importante, è quella di TGO, tanto che Schiaparelli non era stato dotato neanche di pannelli solari: sarebbe quindi morto dopo qualche giorno sulla superficie di Marte, una volta esaurite le sue batterie. Il piccolo lander era così semplice a livello scientifico che non era neanche predisposto a catturare immagini della superficie, visto che era dotato di una fotocamera in bianco e nero che avrebbe dovuto riprendere solo le ultime fasi della discesa. Insomma, a prescindere dalle opinioni, Schiaparelli era davvero solo un test, quindi dire che tutta la missione è un fallimento rappresenta ormai una consapevole bugia che sarebbe meglio smettere di raccontare. La sonda madre, infatti, TGO, è in ottima forma e rappresenta una pietra miliare per l’ambizioso piano di esplorazione dell’ESA dei prossimi anni.

E anche se lo fosse, è la ricerca, baby
Le previste fasi di discesa di Schiaparelli
Naturalmente se Schiaparelli si è schiantato, non tutto è andato come doveva, anche se il suo apporto scientifico alla missione, sul suolo di Marte, era quasi nullo. Quello che sappiamo è che i retrorazzi non sembrano aver funzionato per il tempo previsto e che forse il paracadute non si è aperto quando avrebbe dovuto. La chiarezza sulle delicate vicende dell’ultimo minuto di vita del piccolo lander verrà alla luce nelle prossime settimane e sarà ricca di dettagli e particolari, com’è giusto che sia. Quello che possiamo dire al momento è che così funziona la ricerca. Quando ci si avventura in un campo nuovo, gli errori non solo sono inevitabili ma fanno parte del gioco: che ricerca sarebbe se andassimo a colpo sicuro e sapessimo esattamente cosa fare e come farlo? L’esplorazione e la ricerca hanno in comune la conoscenza dell’ignoto: se si sa già cosa ci aspetta, cosa può andare storto e come affrontare ogni situazione non stiamo facendo ricerca ma qualcosa di già conosciuto. Non è un caso che Schiaparelli fosse un test: si dovevano provare le procedure e gli accorgimenti per fare qualcosa che all’ESA non hanno mai fatto. È la ricerca, baby, che insegna anche qualcosa molto utile nella vita di tutti i giorni: il fallimento è un modo per capire la strada da prendere, gli errori da evitare, le correzioni da effettuare. È così che si impara, che ci si evolve: può non piacerci ma così funziona tutto il mondo, persino la Natura (la parola evoluzione non vi dice niente?).
Il fallimento di Schiaparelli non è il primo e neanche l'ultimo: più della metà delle missioni dirette verso Marte, sin dalla metà degli anni 60, è fallita e solo gli americani sono riusciti a far atterrare qualcosa sulla superficie sano e salvo. Si parla di maledizione marziana, ma la realtà è che atterrare su Marte è molto complicato e richiede dei sistemi di guida autonoma (vi dice qualcosa questo termine? Se ne parla anche nella vita di tutti i giorni ormai) molto precisi e affidabili. E' questo il gusto della sfida, la naturale attrazione per qualcosa di quasi impossibile ma terribilmente affascinante, per un sogno che in un primo momento sembra irrealizzabile ma poi, chissà, potrebbe funzionare. E' un'attrazione che ci regala un perenne brivido lungo la schiena e ci rende felici di essere vivi. Che gran peccato, invece, per chi non riesce a emozionarsi per imprese di tale portata, perché manifesta una triste aridità interiore.


Potere all’ignoranza
La storia del progresso umano è sempre stata trainata da un gruppo di persone, che oggi chiamiamo ricercatori, esploratori o visionari, limitatissimo rispetto alla popolazione mondiale, che con le proprie idee, intuizioni e battaglie ha fatto progredire tutta l’umanità verso un benessere che nella storia non ha mai conosciuto uguali. È normale quindi che tutta l’umanità si regga su un manipolo di centinaia di migliaia, forse qualche milione, di persone che dedicano la propria vita alla ricerca, alla scienza. Perché, d’altra parte, è sicuro che senza scienza l’uomo non può progredire, in alcun modo. Non stupiscono, quindi, certe critiche, quelle che si ricevono nel peggior bar di Caracas tra uno shot di rum e l’altro: in un certo senso è una manifestazione folkroristica dell’essere umano su cui ci si possono fare due risate. Ma nel mondo attuale, globalizzato, unito dal comune rumore di fondo dei social network che danno voce a tutti, con il medesimo diritto, e dell’informazione che invade le nostre vite lasciandoci in pace solo quando dormiamo, l’aspetto folkloristico si è trasformato in una pericolosa caccia alle streghe, alimentata da un’immensa ignoranza
Un’ignoranza inconsapevole, distorta dalla realtà che si sceglie di osservare, da rendere arroganti al punto di sentirsi in dovere di esprimere un’opinione, spesso intrisa di odio e disprezzo verso quegli “scienziati incompetenti”, loro che hanno studiato per anni quando bastava frequentare l’università della vita, per capire come va il mondo. Un’opinione che nella mente di molti risuona così importante e pomposa da reputare un dovere il fatto di esprimerla, non più un mero diritto che spetterebbe alla propria coscienza se rendere pubblico o meno.
Anche i miei nonni erano ignoranti, ma lo sapevano. Ecco perché quando il dottore gli diceva di fare un vaccino, loro, senza capire come funziona un vaccino e senza mettere in dubbio la sua efficacia, ascoltavano il dottore perché: “Lui ci capisce, altrimenti non ci vado”. Oggi chi non capisce come funziona una cosa è perché ha un’idea propria e distorta, della quale si è innamorato come un tossicodipendente cronico della dose della mattina, che sente in dovere di sbandierare a tutto il mondo, perché alla fine: “Io sono io e voi non siete un cazzo!” è una frase che molti universitari della vita, coloro che si informano su siti internet che parlano di scie chimiche e sbarchi lunari farlocchi, pensano davvero.
Questo oceano in tempesta dell’esaltazione della propria ignoranza, di una carenza di intelletto scambiata per indipendenza di pensiero, ha travolto anche l’informazione generalista, almeno una consistente parte. Flotte di analfabeti scientifici, tirati su orgogliosamente da un sistema scolastico fallimentare, hanno il potere di divulgare le proprie idee su importanti mezzi di informazione, senza conoscere affatto il campo di cui stanno parlando, contribuendo a coltivare l’ignoranza arrogante di quelle che un noto critico d’arte chiamerebbe capre, ripetendolo almeno tre volte.


Non viviamo nel benessere per caso
Perché esplorare lo spazio? Perché andare su Marte con tutti i problemi che abbiamo?
Queste due domande possono essere attaccate da almeno tre fronti: uno prettamente logico, l’altro culturale e, infine, il terzo, pratico.
Dal punto di vista logico i problemi ci sono e ci saranno sempre; se smettiamo di fare tutte le altre cose prima di risolverli, ci estingueremmo. Perché comprare un telefono da centinaia di euro quando in Africa ci sono bambini che muoiono di fame? Perché andare al ristorante quando c’è gente che non ha un panino? Perché farsi una doccia al giorno quando in Africa ci sono persone che muoiono di sete? Perché comprarsi vestiti quando milioni di persone non se li possono permettere? Perché perdere tempo su Facebook quando si potrebbe andare a fare beneficenza? Perché fare l’amore con il proprio partner quando ogni giorno muoiono migliaia di bambini e si potrebbe usare il tempo in cui cerchiamo di godere a fare del bene per gli altri?
Sono domande sensate o stupide? Anche se sotto ci potrebbe essere, a volte, una sensibilità verso i problemi del mondo, il che è un bene, le domande sono stupide perché è stupido il modo in cui si affronta la questione, oltre che ipocrita. Qualcuno direbbe che sono tutti buoni samaritani con il fondo schiena degli altri. È facile criticare una missione verso Marte quando il 90% della nostra ricchezza viene sperperata in oggetti inutili, per viziarci e ingrassare come maiali al punto da non riuscire più a muoverci, vero?
Perché spendere soldi per vedere una partita di pallone, per organizzare manifestazioni sportive, per andare a vedere un film al cinema e ingozzarci di pop corn, quando nel mondo ci sono così tanti problemi e i soldi servono per sfamare gli africani? Ecco, che sensazione si prova quando demagogia e populismo si basano su fatti reali che mostrano la vostra superficialità e ipocrisia?

Dal punto di vista culturale, la ricerca, qualunque sia, compresa l’esplorazione dello spazio, è ciò che ci differenzia dalle scimmie, con rispetto parlando per loro; è un ottimo indicatore della ricchezza culturale di una società e dei suoi abitanti. E se in Italia le cose non vanno bene, con decine di migliaia di giovani laureati costretti a emigrare per ottenere un minimo di dignità, il motivo è che non si fa abbastanza ricerca. Questo è un Paese vecchio, ma non solo anagraficamente. È un Paese vecchio di idee, che si è arricchito senza migliorare il proprio livello culturale, con il risultato che il misero e umile contadino, come lo era mio nonno, si è trasformato in un bifolco arricchito e viziato, con l’idiota convinzione di essere acculturato, di avere dovere di opinione su tutto, pur non sapendo un cazzo. Un Paese di bifolchi travolto da un immeritato benessere economico e che ora si sente così potente da millantare verità su stupide scie chimiche o sui vaccini che causano l’autismo. Gli scienziati veri? Gente che non capisce nulla, nella migliore delle ipotesi. Dei patetici corrotti, al soldo dei potenti, nei casi più gravi.
Fare ricerca, fare scienza, spendere soldi per scoprire chi siamo, da dove veniamo e dove possiamo arrivare, risponde alla nostra voglia ancestrale di conoscere e di esplorare; è ciò che ha guidato la nostra intera evoluzione. Se ci fossimo fermati non saremmo qui a scrivere e a leggere su uno schermo di un dispositivo che sta nel palmo della nostra mano. Si potrebbe dire, allora, sotto questo punto di vista: a cosa serve la musica, la letteratura, l’arte, la pittura?

Il terzo punto è prettamente pratico. In fin dei conti le capre se ne infischiano della cultura, degli ideali di progresso ed esplorazione: sono contente di pasturare sempre nello stesso campo, senza mai guardare in alto per chiedersi chi sono e cosa ci fanno lì. Basta dar loro da bere, mangiare e qualche sedativo tecnologico per sprecare il proprio tempo senza dover pensare davvero al prossimo e ai problemi del mondo. La ricerca, anche spaziale, al contrario dell’abbuffata superflua di sushi del sabato sera (quanti bambini si potevano sfamare con tutto quel cibo??), ha un impatto incredibile sulle nostre vite. Se oggi stiamo bene, come ho già detto, non è un caso. Gran parte della nostra tecnologia e del nostro benessere derivano direttamente o indirettamente da pionieristici studi aerospaziali. Quelle sonde inutili mandate su Marte, sin dagli anni 60, hanno testato materiali e tecnologie che ora noi usiamo tutti i giorni e delle quali non possiamo più fare a meno. Tecnologie e soluzioni che possono risolvere anche i problemi di questo mondo, come fame e sete, se solo la politica, quindi il popolo sovrano, lo volesse davvero. La verità, cari leoni da tastiera, è che siete voi, con la vostra egoistica, miope e sommamente ignorante visione del mondo a impedire che i problemi grossi di questa Terra vengano risolti, a mantenere ancora la fame nel mondo, a gioire nel soffocare sommersi dai gas di scarico, a negare lavoro e futuro ai vostri figli. Siete voi a comandare, purtroppo, e a decidere il futuro del mondo. Volete un esempio? Pensate all’emergenza dei migranti e a come vorreste risolvere il problema di questi disperati, purché se ne restino a casa loro e non minaccino il nostro stile di vita: ipocriti!

Tutta la ricerca scientifico/tecnologica atta a superare i propri limiti obbedisce a una regola molto potente: non importa cosa si cerca, quale sia l’obiettivo del proprio sforzo tecnologico; nel lungo cammino compiuto per raggiungerlo, si conquistano decine di altri traguardi che possono rivelarsi estremamente utili per molti altri scopi.
Le ricadute tecnologiche dell’esplorazione spaziale sono così tante che sarebbero richieste decine di pagine solamente per stilare uno sterile elenco. Non voglio proporre una sterile lista, ma far capire meglio in che modo una sonda nello spazio aiuti a migliorare le nostre vite molto di più di quanto si possa immaginare, perché è facile criticare di fronte a un computer, magari alimentato a pannelli solari, pubblicando fotografie scattate con un cellulare mentre si guardano le mappe satellitari in alta risoluzione.
Da dove provengono tutte queste tecnologie?
Con il termine inglese spin-off si identificano tutte quelle tecnologie sviluppate per l’esplorazione spaziale che sono state poi adattate per essere utilizzate nella vita di tutti i giorni.
Tra le più importanti degli ultimi anni c’è sicuramente il tema dell’energia fotovoltaica.
La tecnologia dei pannelli solari è stata utilizzata fin dalle prime missioni spaziali automatiche, tranne nei casi in cui le sonde erano dirette verso le regioni esterne del Sistema Solare.
L’agenzia russa e soprattutto americana hanno effettuato importantissimi studi nel disporre di una tecnologia leggera, affidabile e sempre più efficiente dal punto di vista energetico.
I pannelli solari che abbiamo sul nostro tetto derivano direttamente da questi pioneristici studi; senza le sonde interplanetarie, probabilmente questa tecnologia sarebbe arrivata solamente tra molti anni.
Molto importante anche il campo informatico, dove il contributo della NASA è stato fondamentale.
Negli anni 60 con l’inizio del programma Apollo una grande quantità di energie fu destinata alla creazione di computer abbastanza piccoli da essere contenuti nel modulo di comando e sufficientemente potenti da pilotare l’astronave durante il viaggio verso la Luna.
Il grande sviluppo informatico, necessario per ricerca spaziale, è stato determinante per la rivoluzione informatica di massa iniziata sul finire degli anni 80.
I moderni programmi di navigazione spaziale a bordo di ogni satellite, dai GPS che guidano le nostre auto, a quelli che consentono di guardare la televisione, derivano dagli studi intensi condotti a partire dagli anni 60.
Anche nel campo medico le ricadute sono molte: dai termometri a infrarossi sviluppati per primi nelle sonde automatiche, ai nuovi materiali utilizzati per le protesi artificiali derivati direttamente dagli studi della NASA, allo sviluppo della tecnologia a diodi per la cura di alcune lesioni.
I sistemi di controllo remoto, gli stessi che consentono di attivare un allarme o un elettrodomestico con l’uso di un semplice cellulare, derivano dalla tecnologia sviluppata per il controllo di sonde a milioni di chilometri di distanza e dei rover radiocomandati su Marte.
Le fotocamere digitali che hanno reso accessibile la fotografia a chiunque e che ormai equipaggiano addirittura tutti i telefoni cellulari derivano da intensi studi e ricerche per l’efficiente ripresa e trasmissione delle immagini provenienti dalle sonde automatiche.
Le conoscenze tecnologiche accumulate e poi rese pubbliche hanno dato inizio all’inevitabile era della fotografia digitale.
I moderni pneumatici che consentono maggiore aderenza e sicurezza derivano dalle ricerche  cominciate durante l’esplorazione lunare sulle mescole da utilizzare per le ruote della Jeep che è stata utilizzata dagli astronauti di Apollo 15-16-17 durante la loro missione.
Il materiale ignifugo dei vigili del fuoco deriva dallo studio sulla costruzione delle prime tute spaziali per le passeggiate degli astronauti.
I sistemi di filtraggio, purificazione e riciclaggio dell’acqua sono stati sviluppati per le missioni verso la Luna e per le lunghe permanenze degli astronauti a bordo delle stazioni spaziali e potrebbero rivelarsi fondamentali nel fornire acqua potabile alle popolazioni povere di alcune regioni dell’Africa e dell’Asia. (e qui: http://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/benefits/water_purification.html )
Hanno fatto molto di più dei miseri ingegneri aerospaziali per risolvere la fame del mondo che tutti gli ipocriti leoni da tastiera che regalano perle di ignoranza, di cui nessuno sentiva la mancanza. La vera domanda è: ci meritiamo tutto questo benessere? È giusto, a questo punto, che poche migliaia di persone che fanno ricerca, rendano disponibili risultati e scoperte a un mondo che in gran parte non solo non capisce quello che stanno facendo, ma vorrebbe rabbiosamente rinunciare a tutto questo?

 
Un costo irrisorio per un progresso eccezionale
Come se non bastasse, c’è un mito da sfatare: le missioni spaziali costano troppo, meglio dirigere i soldi su altri problemi. Questa è una balla colossale: gli sprechi sono altri. Il denaro speso per le missioni spaziali è il modo più efficiente per dare lavoro e una carriera a gente qualificata e preparata, a quella folta schiera di ragazzi sognatori e laureati che ogni anno devono espatriare per vedersi riconoscere un minimo di dignità alle loro vite. Fare ricerca, anche spaziale, è l’unico modo che conosciamo per vincere i limiti imposti da questo pianeta e sperare di risolvere, osservando ed esplorando lo spazio, anche i problemi economici e sociali attuali e futuri. O davvero speriamo di poter capire come generare energia rinnovabile e a basso impatto ambientale restando chiusi in casa a osservare una lampadina spenta, evitando persino di uscire, perché bisogna risolvere questo problema? Davvero pensate che il mondo vada in questo modo? Che per riuscire a conficcare un chiodo nel muro basti osservare il muro e il chiodo per sufficiente tempo e non andare neanche in ferramenta a comprare un martello?

I 15 miliardi di dollari destinati alla NASA attualmente ogni anno dal governo degli Stati Uniti, possono sembrare tantissimi, ma rappresentano circa lo 0,2% del prodotto interno lordo del paese.
Tagliare i costi dell’esplorazione spaziale per risparmiare il 2 per mille del denaro dei contribuenti, di certo non può in alcun modo aiutare il benessere della comunità o rimettere ordine nel bilancio statale.
Se questo comunque non dovesse ancora convincere i più scettici, facciamo un paragone con altre spese, alcune di dubbia utilità, per vedere quale sia il peso relativo dell’esplorazione spaziale nell’economia di un paese.
Il termine di paragone più impressionante riguarda i costi di una guerra.
L’impegno militare in Afghanistan prima e in Iraq poi del solo governo americano ha richiesto una spesa superiore a 3000 miliardi di dollari(!) in circa 10 anni, vale a dire circa 300 miliardi di dollari l’anno. Un paragone con il programma Apollo, costato 20 volte di meno, mostra che con questo denaro si potevano lanciare sulla Luna almeno 7 astronavi l’anno per 10 anni e dare lavoro a centinaia di migliaia di ingegneri, fisici, astronomi, operai, unire l’umanità invece di dividerla, risparmiare molte vite umane e portare benessere in tutto il pianeta con le ricadute tecnologiche di un programma così ambizioso.
Un confronto con il programma Shuttle è ancora più impietoso: il denaro speso in 10 anni di guerra poteva finanziare una missione al giorno per tutto questo periodo di tempo.

Anche nel nostro piccolo paese non mancano i paragoni a effetto.
Si pensa che l’Italia sia una nazione troppo piccola per un programma spaziale?
No, è semplicemente uno dei tanti stati che considera prioritarie altre spese, che però non vengono comunicate ai contribuenti, come i famosi caccia vari governi si sono impegnati ad acquistare nei prossimi anni, per un totale di circa 15-18 miliardi di euro di spese militari in un periodo (fortunatamente) di pace.
La missione Pathfinder, che ha portato su Marte il primo rover ha avuto un costo totale di 280 milioni di dollari, circa 220 milioni di euro, minore del prezzo di due di questi jet.
Con il denaro speso l’Italia avrebbe potuto mandare su Marte circa 50 rover.

Dieci euro per cinquanta milioni di italiani sarebbero sufficienti per lanciare una sonda verso Marte. Vogliamo provare a immaginare le ricadute sull’economia, l’industria e il nostro benessere a fronte di questo minuscolo investimento?
Migliaia di nuovi posti di lavoro, il rientro dei nostri giovani migliori costretti a emigrare per realizzare i propri sogni, il richiamo dei grandi investitori esteri e l’instaurarsi di un’economia tecnologica che farebbe diventare il nostro paese ai primi livelli nel mondo.
Pochi miliardi di euro nella giusta direzione sarebbero trasformati in un investimento che potrebbe fruttare oltre 10 volte tanto in meno di dieci anni, se consideriamo il lato puramente economico.
Tutto questo in uno scenario in cui dovessimo fare tutto da soli. Nella realtà l’Italia fa parte dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e i costi sono quindi da dividere per 22 paesi partecipanti e centinaia di milioni di persone. Ecco allora che una missione complicata come Rosetta, i cui costi sono simili a quelli dell'intero programma ExoMars (missioni del 2016 e del 2020), è costata ai cittadini europei circa 3 euro e mezzo in 19 anni: 20 centesimi l’anno. Ma quando apriamo la bocca dicendo che le missioni spaziali costano troppo, abbiamo una minima idea di quello che stiamo dicendo?


Alla fine di questo lungo post, ripetiamo allora insieme la domanda per eccellenza: perché andare su Marte quando qui c’è gente che muore di fame? Perché stiamo facendo più noi scienziati spedendo una lavatrice su un pianeta deserto, per tutti voi, che chiunque mentalmente limitato e comodamente seduto sul proprio divano abbia il coraggio di porsi una domanda del genere, senza che un brivido di vergogna attraversi il suo corpo. La domanda giusta è, ancora una volta: ce lo meritiamo tutto il progresso e la ricerca che sta portando avanti un pugno di uomini sognatori per tutta l’umanità, quando questa ha una visione tanto distorta e differente della realtà e del futuro?



Qualche link per approfondire:
Il sito della NASA dedicato a tutte le tecnologie spaziali utilizzate per la vita di tutti i giorni: http://spinoff.nasa.gov/
Una divertente applicazione per scoprire quali materiali e tecnologie derivati dall'esplorazione dello spazio contiene la nostra casa e la nostra città: http://www.nasa.gov/externalflash/nasacity/index2.htm