sabato 14 aprile 2018

Il cielo di Atacama, introduzione

Come forse molti di voi già sapranno, mi sono trasferito per motivi di lavoro in Cile, precisamente nel deserto di Atacama, il miglior luogo dal quale osservare il cielo, grazie alla grande trasparenza e alla scarsità di luci artificiali.
Molte persone appassionate di astronomia mi hanno spesso domandato cosa si provi a stare sotto un tale cielo e cosa si possa vedere. Ho cercato di descriverlo con le fotografie ma sappiamo che queste hanno il brutto vizio di mostrare cose che gli occhi, a causa della limitata sensibilità, non riescono a vedere. Più che con le fotografie, quindi, provo a integrare la spiegazione, e lo stupore, con le parole.

Il deserto di Atacama, nella parte settentrionale del Cile, è la regione più arida del mondo; in alcuni luoghi non si vedono precipitazioni degne di nota da secoli. Gran parte del deserto, inoltre, si trova ad elevate altitudini, grazie alla presenza della cordigliera delle Ande che lo delimita nella porzione a est. Il connubio tra stabilità atmosferica e altitudine regala spettacoli emozionanti.

La tipica notte nel deserto di Atacama inizia già appena 10 minuti dopo il tramonto del Sole. E' in questo breve intervallo di tempo che nel cielo invernale (estivo per me) compaiono le prime stelle, ovvero Sirio e Canopo, la seconda stella più brillante del cielo. Già questo fa una certa impressione, ma è solo l'antipasto di quello che ci aspetta.
Un'ora dopo il tramonto del Sole è sufficiente per far accendere le Nubi di Magellano, le due galassie satelliti più brillanti. Sono ancora indistinte, a tal punto che possono venir scambiare con una certa facilità per delle sottili nuvole, ma presto ci si accorge che sono ben'altra cosa.
Il buio totale sta per arrivare ma i venti minuti che ci separano dalla notte astronomica sembrano non passare mai, tanta è l'impazienza e l'emozione di inebriarsi dello spettacolo che sta per iniziare.

Si guarda allora con insistenza verso l'orizzonte ovest, cercando di capire quando l'ultimo barlume del tramonto lascerà definitivamente la scena, ma si rischia di dover aspettare ben più del necessario. Ancora prima del sopraggiungere della notte astronomica, infatti, tutta la porzione ovest del cielo, fino a oltre 30° di altezza, resta e resterà luminosa, a volte persino troppo. Sembra un crepuscolo senza fine, addirittura a volte si ha l'impressione che il Sole abbia cambiato idea e voglia ritornare sopra l'orizzonte. Non è così, naturalmente, ma stiamo assistendo al primo spettacolo di questo meraviglioso cielo. L'orizzonte ovest diventerà scuro solo dopo la mezzanotte e mai in modo totale perché sarà sempre presente la luce zodiacale. Evanescente, sfuggente, al punto che per i cieli italiani è spesso avvolta da un alone leggendario; qui ad Atacama, invece, domina la scena ogni notte. E' un cambiamento radicale: l'inquinamento luminoso è prodotto dal cielo stesso, dalla luce dell'Universo: stiamo osservando la luminosità generata dalle sottili polveri presenti nel piano del Sistema Solare, illuminate dalla luce del Sole, ormai abbondantemente sotto l'orizzonte. Il cambio di prospettiva è disarmante. Com'è possibile che dai cieli Italiani non si veda una tale torre di luce quando qui è persino fastidiosa e illumina debolmente il terreno, che altrimenti sarebbe completamente nero? Si ha la prima, impressionante consapevolezza di quanto siano inquinate le nostre regioni, di quanto l'uomo moderno abbia perso contatto con quello che fino a meno di un secolo fa era il dono più bello che la Natura avesse fatto a questo pianeta e a tutti i pianeti dell'Universo.

La luce zodiacale
Quando ci si accorge che quella lingua di luce non se ne andrà mai, il cielo intorno a noi si è trasformato, letteralmente. A sud, a poche decine di gradi sopra l'orizzonte, troneggiano le due nubi di Magellano, luminose ed evidenti quanto la porzione della Via Lattea tra il Cigno e l'Aquila vista di nostri cieli più scuri. La grande Nube è talmente grande e luminosa che in visione distolta si vede distintamente la forma irregolare e le concentrazioni di stelle azzurre luminosissime nella periferia. E' un peccato che questi due gioielli non siano visibili dalle latitudini settentrionali del Pianeta, ma possiamo star tranquilli che dagli inquinati cieli Italiano sarebbero risultati invisibili per almeno l'80% della popolazione.

Le Nubi di Magellano

La luce zodiacale e le Nubi di Magellano ci hanno distratto quel tanto che basta per non notare una cosa sconvolgente: l'orizzonte, a parte la porzione ovest, è nero in tutte le altre direzioni. Non si vedono i pennacchi delle città e neanche lo strato di smog e umidità che circonderebbe tutte le nostre pianure. Per bloccare la luce delle stelle, ad Atacama, servono delle montagne, altrimenti queste conquistano ogni spicchio di cielo.


Quando si osserva l'orizzonte nerissimo pieno di stelle, ci si rende perfettamente consapevoli del nostro regresso culturale nel modo più spiacevole possibile. Il cielo, infatti, sembra cadere verso di noi. La mancanza di luci artificiali che lo rischiarano rende la scena per certi versi angosciante, perché in vita nostra non l'abbiamo mai vista. Le cime delle montagne appaiono nere come la pece e si possono distinguere solo per il contrasto con il cielo. I nostri piedi diventano indistinguibili dal terreno, le mani protese verso il suolo si fanno fatica a notare persino in visione distolta. Si è nell'oscurità quasi completa e nel silenzio assoluto di una natura che qui, di giorno e di notte, preferisce una discrezione quasi esasperata. Con la vista che non riesce a distinguere alcunché intorno a noi, il nostro istinto primordiale potenzia al massimo l'udito. Inconsapevolmente ci trasformiamo in sentinelle attente a ogni piccolo dettaglio; in prede, anziché predatori, timorosi della Natura che per troppi anni abbiamo ripudiato. Se si è da soli l'effetto è stravolgente e, in un certo senso, travolgente, se non si ritrova presto un briciolo di razionalità. Il rumoroso silenzio dell'invisibile mondo intorno a noi inizia a farci percepire il frastuono tedioso del nostro respiro. Se proviamo ad ascoltare qualche cenno della Natura intorno a noi falliamo inevitabilmente e ci ritroviamo a inseguire suoni fantasma che provengono dal nostro stesso corpo e che, ci posso scommettere, non abbiamo quasi mai sentito. Il battito del nostro cuore ci fa credere che che qualcuno si stia avvicinando a noi con passo regolare e sempre più vicino; il fruscio del sangue nei vasi sanguigni ci fa credere che una terribile preda si sia nascosta in un vicino, quanto improbabile, cespuglio. Il fruscio dei pantaloni prodotto dai nostri passi diventa un suono difficile da sostenere e il rumore delle scarpe che premono sul terreno ci ricorda la rumorosa marcia degli elefanti africani.
Sono tutti suoni e sensazioni che i nostri antenati, persino i nostri nonni, potevano sperimentare quotidianamente senza alcun fastidio ma che per noi, nati nella generazione delle luci e dei rumori, generano timore e inquietudine.

Buio

Ci vogliono diversi minuti all'Homo Cittadinus europeo per adattarsi a quest'ambiente tanto alieno e non è detto che tutti possano riuscire a sopportarlo, se non sono in compagnia, magari di un abitante del luogo che ti guarda ed esclama: "Caspita, stasera il cielo è proprio chiaro". Tu ti giri verso di lui, cerchi di guardarlo senza vedere i suoi occhi ma intuendo solo la sua sagoma e vorresti dirgli tante cose brutte. Per fortuna lui non può vedere la tua espressione che parlerebbe meglio di qualsiasi parola detta a metà strada tra l'italiano e lo spagnolo.

Il modo migliore per placare il senso di angoscia è tornare senza esitazione al cielo e provare a guardare le stelle. Ed è qui che avviene a livello istintivo l'improvviso cambio di mentalità. Non è necessario cercare la luce intorno a noi o i suoni della nostra vita caotica: è lassù, nel cielo, che si riesce a trovare tutto ciò di cui si ha bisogno, la pace, la sicurezza, la meraviglia e lo stupore che hanno guidato la nostra evoluzione.
La nostra natura ancestrale di assidui contemplatori del cielo torna a galla con la pressione dirompente che ha accumulato nelle ultime due-tre generazioni e proietta la mente in un viaggio privo di barriere dal quale sarà difficile tornare.

Le stelle... Le stelle nel cielo di Atacama sono così tante che tutte le principali costellazioni diventano irriconoscibili. Certo, il fatto che qui siano ruotate di circa 70° rispetto all'Italia non aiuta affatto ma, caspita: quando mai si è visto Orione circondato da così tante stelle? E quando è mai capitato di vedere la Via Lattea invernale (per me estiva) solcare il cielo da nord a sud con la stessa intensità con la quale dall'Italia, sotto cieli molto scuri, si può osservare la ben più luminosa porzione estiva? Il cielo diventa di nuovo qualcosa di alieno, ma questa volta nel senso più bello del termine perché ci troviamo in uno straordinario parco giochi che possiamo esplorare in lungo e in largo, meravigliandoci di ogni cosa. A tal proposito, cosa dire di Sirio, che raggiunge gli 80° di elevazione e diventa tanto brillante da creare una debole ombra in terra?
Ci sarebbe tanto da dire e molto di più da provare ma, come accadde a me durante la prima notte, per ora è tutto. Contrariamente a quanto ci impone la società, l'Universo non ha fretta, le stelle si presentano puntuali ogni notte e noi possiamo provare la rarissima sensazione di abbracciare la meraviglia del Cosmo senza dover guardare in modo compulsivo l'orologio.

Che costellazioni ci sono in questa foto?

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