Giove si è trovato in opposizione lo scorso 29 Ottobre, momento migliore per la sua osservazione.
Un astrofilo inglese, Damian Peach, ben conosciuto al pubblico degli appassionati di riprese in alta risoluzione, ha fatto molto di più che ottenere bellissime e dettagliatissime immagini.
Grazie alla sua costanza nel riprendere il gigante gassoso, ha raccolto abbastanza scatti da poter comporre un'animazione che mostra l'intera rotazione della sua atmosfera in poco meno di 10 ore.
Per questa impresa ha utilizzato un telescopio Schmidt-Cassegrain da 35 centimetri ed una moderna camera planetaria (nient'altro che una videocamera da sorveglianza con elevato numero di immagini al secondo).
In termini squisitamente tecnici, quello che colpisce e che rende questo video assolutamente unico, non solo nel panorama amatoriale, è la risoluzione raggiunta, che rivaleggia con le immagini professionali, ma anche con alcuni scatti ottenuti dalle sonde che hanno visitato il pianeta.
Non solo pura estasi nell'osservare le centinaia di perturbazioni e tempeste susseguirsi e rincorrersi nella gigantesca atmosfera gioviana, ma anche e soprattutto una miriade di ottimi dati scientifici, necessari per studiare la complessa dinamica planetaria con un dettaglio probabilmente mai avuto prima.
Benché la risoluzione raggiungibile dalle sonde o dai migliori telescopi professionali sia migliore, nessuno di questi manufatti ha tempo e risorse per monitorare l'atmosfera a livelo globale su una scala temporale lunga.
Proprio i dati di lungo periodo sono quelli richiesti dagli astronomi per comprendere la complicata meteorologia gioviana, un grattacapo decisamente più complesso della già intricata meteorologia terrestre.
Qui trovate il link al video originale di Damian Peach. Vi consiglio di dare un'occhiata anche al suo fantastico sito internet.
Blog di Daniele Gasparri, astrofisico e divulgatore scientifico. Cerca i miei libri su amazon.it
sabato 5 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
Cosa sono le aurore polari
Visto che ne ho parlato nel precedente post, approfondiamo in questo piccolo spazio il discorso sulle aurore polari.
Le aurore polari (boreali se si verificano nell’emisfero nord, australi per quello sud), sono dei magnifici giochi di luce, riservati purtroppo solamente agli osservatori situati oltre i 50° di latitudine (nord o sud), alla cui base c’è una stretta “collaborazione” tra il Sole, il campo magnetico terrestre e le molecole di ossigeno degli strati più alti dell’atmosfera.
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| Aurora polare nei cieli dell'Alaska |
Il Sole, soprattutto nel massimo della sua attività (che raggiunge ogni 11 anni) emette in modo continuo quello che è definito vento solare: un flusso di particelle cariche (protoni, nuclei di elio) che si perde nello spazio.
Quando le particelle giungono in prossimità del nostro pianeta, il campo magnetico le devia ed impedisce loro di raggiungere la superficie, salvaguardando tutte le specie viventi che altrimenti risulterebbero seriamente danneggiate. Una piccola quantità, a causa della particolare forma del campo magnetico terrestre, viene catturata e deviata verso le regioni polari, penetrando nell’atmosfera terrestre.
Quando queste particelle incontrano gli atomi di ossigeno presenti negli strati più alti (circa 600-1000 km), collidono e privano gli atomi di un elettrone. Dopo pochissimo tempo l’elettrone viene di nuovo catturato dall’atomo e viene emessa una debole luce di colore principalmente verde.
Quando l’attività solare è sostenuta ed il numero di particelle catturate dal campo magnetico elevato, i numerosi impatti con gli atomi di ossigeno rendono visibili le aurore polari, degli spettacolari fiumi di colore verde che solcano il cielo muovendosi e modificandosi in pochi secondi.
Nei rarissimi casi in cui l’attività solare sia estremamente elevata (ad esempio a seguito di una tempesta solare violenta), è possibile assistere ad aurore polari anche alle nostre latitudini.
Questo purtroppo si verifica al massimo una volta ogni 11 anni per le regioni settentrionali del nostro paese (l’ultima risale al 20 Novembre 2003), e molto più raramente (1 volta ogni 100 anni circa) per le regioni centrali e meridionali.
Le aurore polari che si spingono fino alle medie latitudini sono generalmente diverse da quelle classiche, sia per la colorazione, in questi casi tipicamente rossastra, che per le caratteristiche (non si notano giochi di luce evidenti, piuttosto una tenue luminosità del cielo in direzione nord).
In ogni caso, le aurore polari, anche queste eccezionali, si possono prevedere. Un ottimo punto di partenza è il sito www.spaceweather.com . Nella homepage, a sinistra, potete vedere in diretta l'intensità e l'estensione dell'ovale aurorale e se la parte di solito gialla diventa arancione e arriva a lambire le regioni settentrionali, allora avrete ottime probabilità di osservare un'aurora.
Non ho mai avuto la possibilità di assistere ad un fenomeno del genere; spero che voi sarete più fortunati di me!
giovedì 3 novembre 2011
Un grande gruppo di macchie appena comparso sul Sole
Dopo una pausa durata per buona parte del mese di Ottobre, il ciclo solare sembra essere tornato nei giusti binari e volerci ripagare dell'attesa.
Proprio in queste ore è infatti apparsa sul lembo est una grande regione attiva, che come sempre è identificata da un gruppo di macchie solari strettamente avvolte ed in rapida evoluzione.
Le attuali dimensioni del gruppo sono impressionanti: circa 40.000x80.000 km, vale a dire 3,5x7 volte il diametro terrestre, fino a questo momento il più grande di questo ciclo solare un po' sottotono. Per trovare un altro gruppo di queste dimensioni dobbiamo tornare indietro di almeno 7 anni, attorno al precedente ed importante massimo solare.
Le grandi dimensioni del gruppo di macchie, che nei prossimi giorni attraverserà lentamente il disco solare, dovrebbero essere sufficienti per permetterne l'osservazione anche ad occhio nudo, sempre utilizzando un apposito filtro solare!
Le riprese e le osservazioni attraverso ogni telescopio, sempre munito di apposito filtro solare (mai utilizzare rimedi fatti in casa!) dovrebbero risultare spettacolari; l'evoluzione della regione attiva sarà bellissima da osservare in luce bianca (normali filtri solari).
Chi possiede un telescopio solare in H-alpha avrà invece maggiori possibilità di osservare uno o più brillamenti: esplosioni all'origine delle tempeste solari e delle conseguenti aurore polari (quando i brillamenti sono diretti verso la Terra).
Gli astronomi hanno stimato al 60% la probabilità di un'esplosione in questa regione nelle prossime 24 ore e sono propensi a credere che potrebbe generarne altre nei prossimi giorni, le cui particelle potrebbero interessare anche la Terra.
In questo caso si potrebbero osservare bellissime aurore polari simili a fiumi di color verde e rosso in rapido spostamento tingere il cielo notturno.
Purtroppo anche nell'eventualità di un flare (in italiano brillamento) molto intenso e nella giusta direzione, le probabilità di osservare un'aurora polare dal suolo italiano sono estremamente ridotte a causa della bassa latitudine del nostro paese.
Godiamoci comunque lo spettacolo della nostra stella, pensando che alla sua luce e potenza dobbiamo tutta la vita su questo meraviglioso pianeta.
Per approfondimenti: www.spaceweather.com
Proprio in queste ore è infatti apparsa sul lembo est una grande regione attiva, che come sempre è identificata da un gruppo di macchie solari strettamente avvolte ed in rapida evoluzione.
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| La regione attiva 1339 è la più grande degli ultimi anni |
Le grandi dimensioni del gruppo di macchie, che nei prossimi giorni attraverserà lentamente il disco solare, dovrebbero essere sufficienti per permetterne l'osservazione anche ad occhio nudo, sempre utilizzando un apposito filtro solare!
Le riprese e le osservazioni attraverso ogni telescopio, sempre munito di apposito filtro solare (mai utilizzare rimedi fatti in casa!) dovrebbero risultare spettacolari; l'evoluzione della regione attiva sarà bellissima da osservare in luce bianca (normali filtri solari).
Chi possiede un telescopio solare in H-alpha avrà invece maggiori possibilità di osservare uno o più brillamenti: esplosioni all'origine delle tempeste solari e delle conseguenti aurore polari (quando i brillamenti sono diretti verso la Terra).
Gli astronomi hanno stimato al 60% la probabilità di un'esplosione in questa regione nelle prossime 24 ore e sono propensi a credere che potrebbe generarne altre nei prossimi giorni, le cui particelle potrebbero interessare anche la Terra.
In questo caso si potrebbero osservare bellissime aurore polari simili a fiumi di color verde e rosso in rapido spostamento tingere il cielo notturno.
Purtroppo anche nell'eventualità di un flare (in italiano brillamento) molto intenso e nella giusta direzione, le probabilità di osservare un'aurora polare dal suolo italiano sono estremamente ridotte a causa della bassa latitudine del nostro paese.
Godiamoci comunque lo spettacolo della nostra stella, pensando che alla sua luce e potenza dobbiamo tutta la vita su questo meraviglioso pianeta.
Per approfondimenti: www.spaceweather.com
mercoledì 2 novembre 2011
Occhi all'insù per osservare la stazione spaziale internazionale
La stazione spaziale internazionale (ISS) è il manufatto umano più grande mai collocato nello spazio, situata su un'orbita con un'altezza media di circa 370 km dalla superficie terrestre.
Non tutti forse sanno che la stazione spaziale è facilissima da osservare nel cielo, grazie alle sue cospicue dimensioni (maggiori di un campo da calcio).
Nella particolare configurazione geometrica in cui sulla superficie terrestre è notte, mentre alla quota della ISS è giorno, la luce solare riflessa dalla stazione è sufficiente per farla brillare più del pianeta Giove.
Riconoscere la stazione spaziale nel cielo è semplicissimo: quando vedete un punto molto luminoso muoversi ad una velocità paragonabile a quella di un aereo di linea, ma con una luce giallo/bianca fissa, allora non potete sbagliarvi: state osservando la ISS.
A causa della particolare situazione geometrica richiesta, la stazione spaziale si osserva periodicamente per circa una settimana poco dopo il tramonto del Sole o poco prima dell'alba.
In questi e nei prossimi giorni avremo forse le migliori occasioni per osservarla, già nel tardo pomeriggio.
Il 2 e 3 Novembre potremo assistere a doppi passaggi: il periodo orbitale di soli 90 minuti è sufficiente per farcela vedere due volte nello stesso giorno.
La finestra di visibilità per le nostre latitudini si estende almeno fino al 9 Novembre, poi forse dovremo aspettare un mese per poterla ammirare la mattina prima del sorgere del Sole.
Per prevedere i passaggi per le vostre latitudini e le loro proprietà (altezza, magnitudine, orario preciso al secondo), potete consultare i soliti siti web: www.calsky.org e www.heavens-above.com .
Se siete troppo pigri e non vivete lontano dal centro Italia, queste sono le previsioni per Perugia. Con uno scarto di qualche decina di secondi, sono valide per tutto il territorio italiano.
Se riuscissimo ad osservarla con un binocolo o al telescopio, cosa affatto banale visto il grande moto proprio, la ISS ci rivelerebbe addirittura la sua forma, viste le dimensioni apparenti simili al pianeta Giove.
Bastano 15 ingrandimenti per cominciare ad identificare i grandi pannelli solari.
A 50 ingrandimenti è possibile avere una bellissima visione d'insieme.
La ripresa fotografica è in un certo senso più semplice e sicuramente più dettagliata dell'osservazione.
Con la tecnica di ripresa dei pianeti, è possibile immortalare la sua forma inconfondibile. Anche qui il problema è inseguirla nel suo velocissimo moto apparente (circa mezzo grado al secondo), ma con un po' di esercizio l'impresa non è impossibile, come testimoniano le immagini di questo astrofilo olandese.
Qualsiasi sia il vostro obiettivo, fermatevi un attimo ad osservare quel puntino che sfreccia sopra le vostre teste a decine di migliaia di chilometri all'ora.
Quel piccolo punto è il modo più emozionante per capire che l'uomo è riuscito a costruire astronavi in grado di portarlo nello spazio, di vincere innumerevoli sfide tecnologiche, di raggiungere obiettivi impensabili. E magari agitate una mano in segno di saluto: forse uno degli astronauti a bordo sta guardando dall'oblò la superficie terrestre felice ed ancora un po' incredulo di vivere il suo sogno.
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| Visibilità della ISS nei prossimi giorni |
Nella particolare configurazione geometrica in cui sulla superficie terrestre è notte, mentre alla quota della ISS è giorno, la luce solare riflessa dalla stazione è sufficiente per farla brillare più del pianeta Giove.
Riconoscere la stazione spaziale nel cielo è semplicissimo: quando vedete un punto molto luminoso muoversi ad una velocità paragonabile a quella di un aereo di linea, ma con una luce giallo/bianca fissa, allora non potete sbagliarvi: state osservando la ISS.
A causa della particolare situazione geometrica richiesta, la stazione spaziale si osserva periodicamente per circa una settimana poco dopo il tramonto del Sole o poco prima dell'alba.
In questi e nei prossimi giorni avremo forse le migliori occasioni per osservarla, già nel tardo pomeriggio.
Il 2 e 3 Novembre potremo assistere a doppi passaggi: il periodo orbitale di soli 90 minuti è sufficiente per farcela vedere due volte nello stesso giorno.
La finestra di visibilità per le nostre latitudini si estende almeno fino al 9 Novembre, poi forse dovremo aspettare un mese per poterla ammirare la mattina prima del sorgere del Sole.
Per prevedere i passaggi per le vostre latitudini e le loro proprietà (altezza, magnitudine, orario preciso al secondo), potete consultare i soliti siti web: www.calsky.org e www.heavens-above.com .
Se siete troppo pigri e non vivete lontano dal centro Italia, queste sono le previsioni per Perugia. Con uno scarto di qualche decina di secondi, sono valide per tutto il territorio italiano.
Se riuscissimo ad osservarla con un binocolo o al telescopio, cosa affatto banale visto il grande moto proprio, la ISS ci rivelerebbe addirittura la sua forma, viste le dimensioni apparenti simili al pianeta Giove.
Bastano 15 ingrandimenti per cominciare ad identificare i grandi pannelli solari.
A 50 ingrandimenti è possibile avere una bellissima visione d'insieme.
La ripresa fotografica è in un certo senso più semplice e sicuramente più dettagliata dell'osservazione.
Con la tecnica di ripresa dei pianeti, è possibile immortalare la sua forma inconfondibile. Anche qui il problema è inseguirla nel suo velocissimo moto apparente (circa mezzo grado al secondo), ma con un po' di esercizio l'impresa non è impossibile, come testimoniano le immagini di questo astrofilo olandese.
Qualsiasi sia il vostro obiettivo, fermatevi un attimo ad osservare quel puntino che sfreccia sopra le vostre teste a decine di migliaia di chilometri all'ora.
Quel piccolo punto è il modo più emozionante per capire che l'uomo è riuscito a costruire astronavi in grado di portarlo nello spazio, di vincere innumerevoli sfide tecnologiche, di raggiungere obiettivi impensabili. E magari agitate una mano in segno di saluto: forse uno degli astronauti a bordo sta guardando dall'oblò la superficie terrestre felice ed ancora un po' incredulo di vivere il suo sogno.
martedì 1 novembre 2011
La Luna ed il Sole presso l'orizzonte sono più grandi: davvero?
Avete mai notato che gli oggetti astronomici vicini all'orizzonte appaiono molto più grandi rispetto a quando sono visti alti nel cielo?
L'esempio per eccellenza è costituito dalla Luna, soprattutto nei pressi del plenilunio.
Osservate il nostro satellite quando si trova vicino all'orizzonte e quando invece è alto nel cielo, la stessa notte. Noterete una grande differenza nelle dimensioni apparenti.
Osservate il nostro satellite quando si trova vicino all'orizzonte e quando invece è alto nel cielo, la stessa notte. Noterete una grande differenza nelle dimensioni apparenti.
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| La Luna all'orizzonte è più grande. Realtà o illusione? |
La Luna, quindi, cambia dimensioni quando si sposta nel cielo?
Non voglio darvi la risposta, voglio portarvici con un po’ di ragionamento.
Cominciamo con il dire che il moto che vediamo, che coinvolge tutti gli oggetti della sfera celeste, è apparente, dovuto alla rotazione della Terra.
La Luna ruota anche intorno al nostro pianeta, ma in poche ore compie un tragitto veramente minimo, che non giustifica la differenza di diametro che osseviamo, effetto peraltro subito anche dal Sole, ben più distante.
Possiamo a questo punto cercare le cause di quello che osserviamo qui sulla Terra e alle condizioni di osservazione.
L'unica ipotesi plausibile è che questi oggetti vicino all'orizzonte siano più vicini al nostro pianeta, tanto da apparire più grandi. Se essi non si muovono in modo apprezzabile, allora dobbiamo capire se è la Terra che varia la distanza da essi quando si trovano vicini all'orizzonte.
La distanza in effetti varia, tra il momento in cui la Luna è vicina all'orizzonte e quando è alta, ma in modo contrario a quello che suggeriscono le nostre osservazioni.
Il Sole e soprattutto la Luna si trovano leggermente più lontani dall'osservatore quando sono prossimi all'orizzonte rispetto a quando sono alla loro massima altezza.
C'è qualcosa che non torna: secondo questo ragionamento la situazione dovrebbe presentarsi addirittura al contrario di quello che i nostri occhi osservano.
Possiamo quindi escludere qualsiasi fenomeno fisico alla base di queste osservazioni.
Visto che siamo un po' pazzi, a questo punto non ci resta che mettere in discussione l'osservazione. Supponiamo allora che l'occhio umano, indistintamente, subisca un fenomeno di illusione ottica: l’osservazione che facciamo è solamente il frutto della nostra mente.
Ce ne vuole di coraggio per fare un'ipotesi del genere, per mettere in discussione i principi stessi del nostro ragionamento, ma questo è quello che dovrebbe fare la scienza: mettersi in gioco, non ancorarsi mai sulle proprie posizioni.
Non ci costa niente mettere alla prova questa nostra bizzarra tesi; basta fare delle misurazioni oggettive con strumenti diversi dai nostri occhi.
Scattiamo due fotografie con un piccolo teleobiettivo alla Luna, quando si trova nei pressi dell'orizzonte e quando invece è bella alta nel cielo. Teniamo lo zoom fisso in modo da poter confrontare direttamente le due immagini.
Con nostra grande sorpresa scopriamo che i due dischi lunari hanno esattamente le stesse dimensioni
In effetti la Luna e il Sole non sono più grandi quando sono vicini all'orizzonte, ma appaiono più grandi solamente al nostro occhio.
L'illusione degli oggetti all'orizzonte è un inganno che coinvolge la totalità degli esseri umani.
Quello che succede a livello fisiologico è che il nostro cervello, quando osserva la Luna vicina all'orizzonte, quindi con dei riferimenti, la colloca in una posizione più vicina di quanto non sia in realtà.
Viceversa, quando i riferimenti non ci sono più, in alto nella sfera celeste, il cervello la posiziona alla giusta distanza e la percepisce più piccola rispetto alla situazione precedente.
Abbiamo avuto una bella prova di come si dovrebbero cercare delle risposte oggettive a fenomeni osservabili e di come, spesso, ciò che molti occhi vedono non sempre rispecchia necessariamente la realtà.
Quanti di voi non conoscendo il problema a priori avrebbero messo in dubbio il dato fondamentale, che sei miliardi di occhi in ogni parte del mondo percepiscono la stessa identica distorsione della realtà e che quindi il problema semplicemente non esiste?
John Travolta, nel film codice Swordfish affermava: “ciò che l'occhio vede e l'orecchio sente, la mente crede”.
Ma tra vedere e credere c'è di mezzo il ragionamento.
Potenza della mente.
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